Traiettorie Sociologiche. Il filosofo e il castello: Citizen Kane, ovvero del limite
di Lucio Celot
Chi si trovi ad affrontare - per piacere, passione o dovere professionale – alcuni problemi cruciali condivisai dalla sociologia fenomenologica e dalla filosofia, non può non ricordare l’immagine che apre e chiude una delle pietre miliari della storia del cinema, quel Citizen Kane (Welles, 1941) con cui Orson Welles mise in atto un’operazione “scandalosa” e sovversiva dall’interno del sistema hollywoodiano. L’immagine in questione è un cartello che avvisa No Trespassing, “vietato oltrepassare”: divieto immediatamente infranto dalla macchina da presa che scavalca il recinto e ci porta, dall’esterno e attraverso una finestra, nella camera da letto di Kane morente, all’interno di un castello-fortezza che è il corrispettivo filmico della similitudine utilizzata da Schopenhauer: Xanadu, la reggia del re morente.
[…] per quanto si cerchi e si investighi non troveremo altro che immagini e nomi e ci accadrà come a colui che gira intorno a un castello per cercarne l’entrata, e non potendola trovare, si diverte a schizzarne le facciate.
Così Arthur Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione (Schopenauer, 1989, pag. 161)dopo avere tessuto l’elogio della filosofia trascendentale di Immanuel Kant per quanto attiene alla dimensione logico-conoscitiva. Come è noto, l’esito problematico del criticismo kantiano – immediatamente messo in evidenza dai successivi pensatori idealisti - è costituito dalla scissione incolmabile tra finito e infinito o, nei termini kantiani, tra fenomeno e noumeno. Nella prima delle tre Critiche (Kant, 2000), Kant demolisce ogni pretesa conoscenza metafisica a causa della mancata esibizione empirica dei suoi oggetti (anima, mondo, Dio costituiscono dei noumeni, cose-in-sé, ovvero delle “cose pensate ma non conoscibili”); al contrario, ogni fenomeno spazio-temporalizzabile dalle strutture a priori del soggetto può divenire oggetto di conoscenza rigorosa e universalmente valida. Ciò detto, Kant non rigetta sdegnosamente la metafisica ma, in quanto ricerca dell’incondizionato, ne riconosce il valore regolativo per l’uomo (in particolare nel campo dell’agire morale). Il noumeno, dunque, è inteso da Kant come limite, come orizzonte cui la perfettibile conoscenza umana tende pur nella consapevolezza dello scacco.
Convinto ammiratore di Kant, Schopenhauer tuttavia non si accontenta del riconoscimento della natura noumenica della cosa-in-sé: il passo sopra riportato manifesta l’insoddisfazione del filosofo di Danzica nei confronti di una filosofia, quale quella kantiana, che mortifica il bisogno metafisico dell’uomo. Formatosi su Platone ma anche sui Veda e sulle Upanishad, Schopenhauer associa il limite invalicabile del noumeno al velo di Maya delle filosofie orientali: chi voglia penetrare il mondo nella sua autenticità, e non accontentarsi della sua mera rappresentazione, dovrà trovare il modo di squarciare quel velo e gettare lo sguardo nell’orrore dell’esistere, come fa il Kurz del Cuore di tenebra di Joseph Conrad (1910), magistralmente reso da Marlon Brando negli ultimi fotogrammi di Apocalypse Now (Coppola, 1979). Si ricordi, per inciso, che la trasposizione del romanzo di Conrad (di cui resta la sceneggiatura) costituisce uno dei progetti mai realizzati da Welles.