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Traiettorie Sociologiche. Crisi post-trapianto: dove – e chi – sono?

di Lucio Castracani
Il trapianto di organi è una pratica medica consolidata, ciò nonostante permette nuove riflessioni inerenti il corpo. Umberto Galimberti afferma:
 
… escludendo il significato simbolico della morte dal proprio raggio d’azione, allontanando senza rimorsi l’ambivalenza delle forze fauste e infauste che i defunti trascinavano con sé, espropriando il cadavere della sua morte, la scienza l’ha impiegato per costruirvi la sua rappresentazione del corpo (Canetti 2002, pag. 49),
 
la riduzione organicistica del corpo è stata però in alcuni casi estremizzata. Già nel 1748 Julien Offrey de La Mettrie, sostenitore della corrente anatomo-determinista, si riferiva agli uomini come macchine, ed in quanto tali, costituiti da pezzi intercambiabili (Pecchinenda 2008). Uno dei punti criticabili della teoria anatomo-determinista, come sottolinea Gianfranco Pecchinenda, è il nichilismo morale, ogni forma etica è superflua (ibidem). Il nesso tecnologia-decadimento morale, si ripresenta più volte nel corso della storia. In Italia ad esempio, possiamo riferirci al movimento futurista che condivide con la Mettrie l`esaltazione dell’Homme Machine. Umberto Boccioni in Forme uniche della continuità dello spazio realizzerà una mescolanza di uomo, energia e macchina:
 
… la testa è un montaggio di cranio, elmetto e parte di macchina, con un’elsa di spada in luogo del volto. La spinta in avanti della figura è bilanciata dai polpacci che sono modellati come fiamme di scarico, che fanno pensare ad energia propulsiva e a velocità di movimento; i muscoli della coscia sono profilati mettendo in rilievo la forza e l’efficienza aerodinamica; il torso è senza braccia, ma le spalle, dischiuse come ali che sbocciano, suggeriscono un’altra fonte di movimento continuo. Il petto è modellato per resistere alla pressione dell’aria (Kern 1988, pag. 154).
 
Tale operazione condizionerà Filippo Tommaso Marinetti nella sua idea di uomo superumano del futuro che sarà … costruito per una velocità onnipresente…dotato di organi inattesi, adatti alle esigenze di emozioni continue…(ibidem).
 
L’individuo tralascia l’interiorità cercando emozioni-shock nella tecnologia, ma chi vive con il cervello fuori dalla testa e i nervi fuori dalla pelle, non sa più che cosa voglia dire interiorità rispetto all’esteriorità (Pecchinenda 2008). Una simile espressione ci ricorda la condizione del cyborg, ibridazione tra uomo e macchina. Il cyborg troverà espressione nella letteratura cyberpunk, sottogenere di fantascienza noto alla fine degli anni Settanta in risposta alla proliferazione di tecnologie informatiche e di comunicazione. Come ammise lo stesso William Gibson, capostipite di questa corrente narrativa, a spingerlo verso la fantascienza fu la necessità di sintonizzarsi su mondi paralleli che gli permettevano di vedere la follia e la deriva del mondo reale. Ma nonostante l’intento sovversivo dei romanzi di Gibson, nonché, secondo Antonio Caronia, … il respiro filosofico, gli interrogativi sul destino dell’uomo, la ricerca di un’identità forse per sempre perduta. (Caronia, 2003, pag. XI), la tendenza Cyberpunk susciterà un interesse sempre maggiore per quei mondi paralleli raccontati nei romanzi, anziché una critica verso il mondo reale, travalicando i confini della letteratura. È il caso dell’artista Stelarc che si trasforma addirittura in un Cyborg. Mark Dery lo descrive:
 
… con il suo corpo quasi nudo ricoperto di elettrodi e fili intricati, l’artista assomiglia incredibilmente a Borg, uno dei cyborg cattivi di Star Trek: The Next Generation. Con il suo Corpo Amplificato, i suoi Occhi Laser, la Terza Mano, il Braccio Automatico e la Video Ombra, incarna quell’ibrido uomo-macchina che ognuno di noi sta metaforicamente diventando ( Bolter-Grusin 2002, pag. 275).
 
Si ha, con Stelarc, il passaggio da un “corpo che si serve di strumenti tecnologici, a quella di un corpo che si fa tecnologia” (Pecchinenda 2008, pag. 92). Lo stesso Stelarc afferma:
 
non ha più senso pensare il corpo come un luogo dello spirito o del sociale; esso va inteso piuttosto come una struttura che si può controllare e modificare. Il corpo non visto come soggetto ma come oggetto (Bolter, Grusin 2002, pag. 275).
 
Le convinzioni di Stelarc non sono certo condivise dalla società occidentale. Anche se è evidente un processo di spersonalizzazione del corpo, gli individui agiscono in diversi modi nel tentare di frenarlo (un esempio su tutti è il tatuaggio). Il legame tra corpo e identità è imprescindibile, del resto anche i sostenitori di una riduzione organicistica del corpo si sono preoccupati di trovare una sede all’anima.
Già nel XVII secolo Cartesio aveva cercato di risolvere il problema del sé, ricorrendo alla ghiandola pineale, da lui considerata sede della gestione del corpo da parte dell’io. Da Cartesio in poi, l’idea che l’identità risiedesse in un solo organo si è diffusa ampiamente, finchè le attuali conoscenze scientifiche hanno individuato tre sistemi di regolazione: Neurovegetativo, ormonale e immunitario, connessi fra loro e col sistema nervoso centrale. Ogni attività e, in qualche misura, il corso stesso dei pensieri è influenzato da quei sistemi. Tali scoperte confutano il pensiero del filosofo inglese Michael Lockwood secondo cui
 
la sola parte del corpo dalla quale dipende fondamentalmente l’identità di una persona è il cervello…, e da ciò ipotizzava … una società futura nella quale le persone considerano il proprio corpo (cervello escluso) più o meno come oggi valutano la propria automobile. Esse sostituiscono regolarmente le parti logore, e periodicamente, quando il corpo comincia a esaurirsi, ne comprano un altro, magari acquistandone uno di seconda o terza mano da un possessore precedente. ( Berlinguer, Garrafa 1996, pag. 46).
 
La convinzione di un’animazione delle singole parti del corpo appartiene talvolta addirittura anche ai medici stessi. L’antropologa Margareth Lock ci riporta il caso di un chirurgo, il quale, riferendosi alla possibilità di espiantare i detenuti nel braccio della morte, disse che lui non avrebbe gradito il cuore di un assassino (Scheper Hughes, Wacquant 2004). Tra i vari organi, il cuore è sicuramente quello che preserva ancora una forte carica simbolica. È interessante a riguardo uno studio condotto nel 1991 da un gruppo di chirurghi e psicoanalisti viennesi. Essi intervistarono quarantasette trapiantati di cuore per capire se avessero notato cambiamenti nella loro personalità in seguito all’innesto del nuovo cuore. In quarantaquattro risposero di no, tre invece, credendo di essere stati influenzati dai loro donatori, raccontarono di aver avuto cambiamenti dopo il trapianto. Il medico Paul Pearsall si è occupato di casi simili in The Heart’s Code. Pearsall ha intervistato centoquaranta trapiantati di cuore e, di questi , ne ha citati cinque come prova dell’esistenza di una “memoria cellulare” del cuore e della sua influenza su chi lo riceveva (Roach 2004). Molto spesso tali influenze si rivelano soltanto suggestioni, constatare l’esistenza di una memoria dell’organo, è un tentativo del trapiantato di fare ordine nella propria identità unendo la propria esperienza di vita con quella del donatore. Come sostiene infatti Joel Candau :
 
senza memoria, il soggetto si sottrae, vive unicamente nell’istante, perde le sue capacità concettuali e cognitive. La sua identità svanisce (2002, pag. 70).
 
Le crisi identitarie non sono però legate solo al trapianto di cuore, un trapiantato di rene a proposito del suo donatore, affermava: Non si riesce a dimenticarlo…è una sensazione strana…So che non voleva morire…(Morris 2003, pag. 26).
In realtà il senso di inquietudine inizia ancor prima del trapianto stesso.
Ci ricorda Zygmunt Bauman infatti:
 
Fino a quando noi ci muoviamo immersi nella routine e nelle azioni abitudinarie che riempiono le nostre occupazioni quotidiane, non abbiamo bisogno di specchiarci e di auto-analizzarci. Le cose sufficientemente ripetute tendono a divenire familiari e le cose familiari si spiegano da sé; esse non pongono problemi e non suscitano alcuna curiosità. Sotto certi punti di vista, esse rimangono invisibili (Pecchinenda 2008, pag. 2).
 
La triste notizia spezza la quotidianità, come riporta Donna Haraway la malattia è un processo di disconoscimento o trasgressione dei confini di un assemblaggio chiamato sé (Haraway 1995, pag. 147).
 
Le certezze dell’individuo crollano scaturendo delle crisi esistenziali. Tali crisi si intensificano nel periodo in cui l’individuo attende un organo sano. Per meglio comprendere l’angoscia legata a tale attesa possiamo appellarci alla definizione che dà Eugene Minkowski a proposito del tempo dell’aspettativa:
 
Essa ingloba l’intero essere vivente, tiene in sospeso la sua attività e lo fissa, angosciato, in aspettativa. Essa contiene un fattore di blocco brutale e rende l’individuo ansimante. Si potrebbe dire che tutto il divenire concentrato al di fuori dell’individuo, si rovescia su di lui in una massa possente e ostile che tenta di annientarlo (Kern 1988, pag. 117).
 
In tutti i Paesi sviluppati vi sono liste di attesa per ogni tipo di organo. Il tempo dell’aspettativa per il paziente è ancora più drammatico perché la sua condizione, nell’attesa, può peggiorare e portare alla morte. In Francia, ad esempio, circa 300 pazienti in lista di attesa, muoiono prima che venga loro trovato un trapianto (Morris 2003).
 
Le numerose riflessioni sorte nell’affrontare il tema del trapianto di organi ci permettono di affermare con certezza che le problematiche relative al corpo sono ancora molteplici. Accanto ai tentativi di ridurlo ad una macchina o di eliminarlo, come nel caso della realtà virtuale, permangono le vecchie concezioni del corpo, che si rimodellano al nostro tempo anziché scomparire, così, per molti, il corpo resta un’entità fortemente simbolica ed individualizzata.
Michel Foucault sostiene:
 
è il corpo che porta, nella vita e nella morte, nella forza e nella debolezza, la sanzione di ogni verità e di ogni errore (Foucault 1967, pag. 36-37).
 
Affermazione che l’individuo contemporaneo non può non considerare.
  
 
Letture
Berlinguer G., Garrafa V., La merce finale. Saggio sulla vendita di parti del corpo umano, Baldini&Castaldi, Milano, 1996.
Bolter J.D.- Grusin R., Remediation. Understanding New Media, 1999, trad. it.Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini Studio, Milano, 2002
Candau J., Memoire et identité, 1998, trad. It. La Memoria e l’identità, Ipermedium libri, Napoli, 2002.
Canetti L., Frammenti di eternità. Corpi e reliquie tra Antichità e Medioevo, Viella, Roma, 2002.
Caronia A., “Introduzione”, in Gibson, 2003.
Foucault M., Microfisica del potere, Einaudi, Torino 1977.
Gibson W., Neuromancer, 1984, trad. it. Neuromante, Oscar Mondadori, Milano, 2003.
Haraway D.J., Simians, cyborgs, and women : the reinvention of nature, 1991, trad. It. Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano, 1995
Kern S.; The Culture of Time and Space 1880-1918, 1983, trad. It. Il tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento. Il Mulino, Bologna, 1988.
Morris P., Transplants, 2003, trad. it. I trapianti. Uno sguardo etico, Sapere2000, Roma, 2003.
Pearsall P., The Heart’s Code, Bantam Dell Pub Group, 1999.
Pecchinenda G., Homunculus. Sociologia dell’identità e auto narrazione, Liguori editore, Napoli, 2008.
Roach M., Stiff. The Curious Lives of Human Cadavers, 2003, trad. it. Stecchiti, le vite curiose dei cadaveri, Einaudi, Torino, 2005.
Scheper Hughes N., Wacquant L., Commodifying Bodies, 2002, trad. It. Corpi in vendita. Interi e a pezzi, Ombre corte, Verona, 2004.


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