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  Home page > Attualità > Politica > Terza Repubblica: illegalità. Un cancro difficile da curare
di Emilia Urso Anfuso (sito) martedì 15 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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Terza Repubblica: illegalità. Un cancro difficile da curare

Terza Repubblica: illegalità. Un cancro difficile da curare

L’Italia è la Nazione europea che più di tutte le altre ha scelto di parlare molto di lotta all’illegalità. Di crisi si parla poco e male. Nonostante tutto. Dopo un paio di anni di slogan su quanto fosse bello e facile vivere in Italia, la verità – che non tarda mai a trapelare – è stata gettata violentemente in faccia a tutti.
 
Durante la prima Repubblica, la nazione dovette scoprire con non poca rabbia, che ogni partito politico e conseguentemente ogni personaggio politico, aveva per anni rubato denaro pubblico per fini puramente personali.
 
Si aprirono inchieste. Si gridò allo scandalo. Ci furono defezioni, salti di poltrone e persino latitanze all’estero: Craxi ne è il vessillo.
 
“Chiusa” la partita illegale degli anni ’80, l’illegalità ha preso forme poliedriche. Il Partito o personaggio politico di turno, oggi sa bene che non può e non deve rischiare su se stesso eventuali scoperte di inganni ed inghippi. Diciamo che, negli ultimi venti anni la politica ed i suoi componenti, hanno affilato le armi e sono riusciti man mano a creare nuovi e più sofisticati indotti, che ad un primo sguardo sono del tutto legali. Approfondendo un pò però, si scoprono fatti di ordinaria quotidianità, che poco avrebbero a che fare con la legalità.
 
D’altra parte, la dirigenza di un Paese che ne è lo specchio e l’esempio, ha dovuto negli anni addirittura esautorare certe colpe ai danni della cittadinanza per poi poter dal canto suo, operare in uno stagno di varie illegalità.
 
Sapete ad esempio quele pratica è più utiluizzata nel nostro paese per ottenere denaro pubblico per usi personali ed il tutto quasi totalemnte in maniera legale? L’appalto.
 
Appalti di opere pubbliche, appalti di servizi e consulenze. Appalti. Sorgente infinita di denaro, clientele, voti di scambio e tangenti. Tutti – ma proprio tutti - in nostri politici, prima o poi si son lasciati sedurre dal gioco dell’appalto. Giungendo a volte ad arzigogoli degni di giocatori d’azzardo di altissimo livello.
 
La normativa di riferimento per l’assegnazione degli appalti pubblici è il Decreto Legge 12 aprile 2006, n. 163
 
Una gara di assegnazione di appalto, può avere tre modalità: appalto a forfait, appalto a misura ed appalto misto a corpo e misura.
 
In tutti e tre i casi, attori dell’appalto sono l’ente appaltante e le imprese che entrano in gara. Le differenze reali poi, sussistono nel fatto che all’atto pratico, si sa già all’inizio chi sarà l’impresa che si aggiudica la gara. Ed il tutto con forme al limite della legalità, ma legali.
 
Peraltro in Italia c’è un enorme volume di gare di appalto che quotidianamente infestano le scrivanie delle nostre Istituzioni. Il gioco vale talmente la candela che nessuno vuole – ed a volte può – tenersene fuori.

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di Emilia Urso Anfuso (sito) martedì 15 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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