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di Sergio Bagnoli venerdì 10 dicembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Successo a Roma per la commedia "Ma che bella Ikea"

La commedia che dipinge le romene come prostitute che vivono in baracche

Intanto il ministro dell’Agricoltura, il veneto Galan, commentando il caso Yuri Gambirasio ha affermato che “esistono stranieri e stranieri".

Affonda le proprie radici negli stereotipi più beceri e volgari dell’Italia da osteria e, forse proprio per questo, al suo debutto nazionale, a Roma al Teatro dell’Agorà di Via della Penitenza, ha avuto successo ed ha fatto sbellicare dalle risa tutta la platea. Stiamo parlando della commedia teatrale, che si autodefinisce brillante, “Ma che bella Ikea” portata sulle scene dal giovane attore Riccardo Fabretti, in coppia con Paola Minaccioni, scritta da Gianni Clementi. Faretti e Clementi sono due artisti che amano autodefinirsi di sinistra ma che purtroppo, nel loro tentativo di sensibilizzare il pubblico circa i pericoli dell’omologazione culturale, non hanno trovato altro espediente che non fosse quello di rifugiarsi nei più triti e triviali luoghi comuni dell’italiano medio centrando la propria “piece” sulla figura di una strana coppia convivente di borgata il cui elemento femminile è una prostituta da quattro soldi la cui nazionalità, nella loro mente, altro non poteva essere che quella romena. Questa ragazza romena, che prima di incontrare il bulletto della periferia romana, ovviamente di ideologia fascista ed ultras di una delle due maggiori squadre di calcio della capitale, viveva con i suoi connazionali in una baracca ai margini della città, si guadagna da vivere prostituendosi. Insieme al suo pigmaglione intende andare a vivere in un palazzo non popolare in cui, al piano di sopra, sta prendendo casa un’altra coppia, questa volta di estrazione borghese, formata da un avvocato, ovviamente essendo istruito con simpatie politiche a sinistra, e dalla moglie in fuga dall’abbraccio opprimente della suocera, cioè della madre di lui.

A causa di tale abbraccio opprimente la coppia borghese si trova sull’orlo di una crisi irreparabile. Le quattro persone protagoniste della commedia sono diversissime tra di loro ma vengono omologate in maniera feroce dal fatto che entrambi gli appartamenti sono arredati dagli architetti d’interni, incaricati dalla ditta costruttrice della palazzina, allo stesso modo, utilizzando mobili acquistati in serie all’Ikea. Il tentativo di far riflettere il pubblico sui pericoli e sull’insignificanza di ogni politica massificatrice in senso culturale però è vanificato da un eccessiva ricerca dell’abbozzo macchiettistico ai personaggi che sconfina nel caso della coppia di borgata in un vero e proprio malcelato pregiudizio razziale. Sconosciuto il perché l’autore dell’opera Gianni Clementi abbia ravvisato la necessità di tratteggiare il profilo della ragazza emarginata, “coattina” si dice a Roma, ricercandolo nella figura di una prostituta. Ancora più sconosciuto il perché tra tante nazionalità esistenti al mondo Clementi abbia voluto identificare la prostituta della sua commedia con un immigrata romena, interpretata da Paola Minaccioni. E’ lei il personaggio che più fa sbellicare dalle risate gli spettatori con il suo italiano stentato, con il suo aspetto volgare e con la sua personalità spesso e volentieri umiliata dal compagno italiano che considera tutti i romeni meno degni di rispetto che non un cane.


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