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 Home page > Tribuna Libera > Stefano Feltri e le sette verità sulla crisi italiana

Stefano Feltri e le sette verità sulla crisi italiana

Il giornalista Stefano Feltri ha pubblicato un saggio molto chiaro e istruttivo: “7 scomode verità che nessuno vuole guardare in faccia sull’economia italiana” (Utet, 2019, 200 pagine, euro 16).

Prima di ogni cosa bisogna considerare che prima della crisi economica anglosassone, maturata dall’evaporazione dei mutui subprime del mese di agosto 2007, al fallimento della Lehman Brothers del 15 settembre 2008, “l’Italia ha avuto il peggior tasso di crescita al mondo negli anni 2001-2010, il declino economico che è iniziato negli anni novanta [dopo l’inizio di Tangentopoli, una crisi politica probabilmente pilotata a livello internazionale] è diventato evidente in tutto il suo dramma nel decennio successivo” (Emanuele Felice e Giovanni Vecchi, 2011, citati a p. 48).

Tra le principali concause del costante declino industriale si possono elencare queste: l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001; l’adozione dell’euro nel 2002 che ha impedito le solite svalutazioni competitive della lira intorno al 6 per cento annue (come dimostrato da Francesco Daveri analizzando il periodo 1977-1990); il quasi dimezzamento degli stipendi e dei salari dopo l’introduzione dell’euro, dovuto al mancato controllo dei prezzi dei beni, dei servizi e delle prestazioni professionali (all’inizio per la responsabilità del Governo Prodi).

Inoltre la struttura di piccole e medie imprese italiane ha difficoltà nel reperire gli investimenti, e il conservatorismo clientelare politico, bancario e imprenditoriale italiota ha fatto il resto dei danni. Ad esempio “nel 2010, in Italia, il settore dell’economia digitale contribuiva per il 5,7 per cento al valore aggiunto del totale dell’economia, un livello inferiore al 6,5 per cento della media europea. Sette anni dopo, nel 2017, la quota è incredibilmente diminuita: siamo scesi al 5 per cento” (p. 52). Quindi in Italia l’innovazione viene vista quasi come un pericolo o una meta ideale e fuori portata.

Molti imprenditori italiani, a causa della scarsa scolarizzazione, non riescono a gestire bene le nuove tecnologie al servizio delle imprese familiari, anche se assistiti da uno o più manager. Ora molte imprese hanno iniziato a superare molti problemi facendo rete a livello nazionale o locale, con ottime fiere: http://farete.confindustriaemilia.it/home; https://connext.confindustria.it/2020 (la prossima edizione si svolgerà a Milano il 27 e il 28 febbraio).

Alcuni studi hanno dimostrato che dal 1995 “il management diventa fondamentale e si riscontra una forte correlazione positiva: la produttività cresce soltanto se chi è al comando riesce a sfruttare i cambiamenti tecnologici” (Pellegrino e Zingales, p. 54; Schivardi e Schmitz, p. 57).

Comunque le famiglie italiane fanno sempre meno figli e diventa sempre più difficile per il titolare d’azienda trovare un figlio o un nipote interessato, predisposto e preparato, a ereditare la conduzione dell’azienda familiare. E gli studi economici e scientifici si sono sempre rivelati i più adatti e utili per affrontare gli inevitabili cambiamenti sociali, finanziari e tecnologici del mercato. Ma i ragazzi italiani continuano a preferire le lauree di tipo umanistico, senza magari integrarle con percorsi di studi o master in discipline più attinenti alle nuove esigenze del mercato del lavoro.

Non mi possono dilungare troppo su una questione intricatissima e nessuno al mondo può prevedere il futuro. Però moltissimi prezzi dei beni e alcune prestazioni professionali si stanno ricalibrando sugli stipendi reali degli italiani. Ma i costi occulti legati alle tariffe di energia elettrica, gas e acqua, hanno dilaniato gli stipendi, i salari, e anche i risparmi di molti pensionati e di molti lavoratori. Finiti i risparmi in molti perderanno anche la fiducia e la pazienza. Chi vivrà vedrà.

 

Stefano Feltri è nato a Modena nel 1984. Nel 2009 è tra i fondatori del “Fatto Quotidiano”. Oggi coordina il sito www.promarket.org (Stigler Center dell’Università di Chicago). Sul blog ci scrive anche Luigi Zingales (https://www.agoravox.it/Zingales-l-Italia-e-l-unione.html, recensione del 2015, https://www.agoravox.it/Manifesto-capitalista-Cittadini-e.html, recensione del 2012).

 

Nota personale – La bassa produttività italiana che perdura nel tempo, potrebbe rappresentare una caratteristica intrinseca delle imprese con pochi lavoratori. Forse è la mancanza di redditività il vero problema. Cosa in gran parte dovuta all’eccesso di burocrazia e dei relativi contributi che portano via un sacco di tempo. Il tempo è denaro, quindi… E si ragiona molto male quando devi passare troppo tempo a pensare alla lunga serie di pagamenti e di autorizzazioni da sistemare. Inoltre, nei ristoranti e negli alberghi, per ragioni strutturali la produttività non può aumentare più di tanto e i camerieri, i cuochi e chi si occupa delle pulizie non possono diminuire quasi per niente.

Nota sulla tassazione – Le imprese italiane devono sopportare la tassazione del lavoro tra le più alte del mondo: a un imprenditore un lavoratore medio costa il suo stipendio, più circa il 70 per cento in più, dato dai contributi pagati alle varie istituzioni statali e locali (comprese le spese sanitarie). Come si può pretendere di abbassare la disoccupazione con una tassazione a un livello molto parassitario e quasi insostenibile per molte microaziende?

Nota sulla spesa pubblica – La spesa pubblica procapite in Italia è più bassa degli altri paesi europei. Risulta più alta solo se si sommano le spese per gli interessi sul debito pubblico (circa 8 per cento del totale). Il vero problema risiede nel fatto con non abbiamo fatto gli investimenti che hanno fatto gli altri paesi. Abbiamo preferito mantenere alti il livello delle spese correnti e i sussidi assurdi al cinema e al sistema ippico italiano, “e quando è arrivata un po’ di ripresa internazionale l’Italia non è stata in grado di sfruttarla perché non aveva creato le condizioni giuste” (p. 114, Roberto Perotti ci ha provato: www.agoravox.it/Spending-review-Roberto-Perotti-e.html). 

Nota sulle tasse legate all’emergenza climatica – Le nuove tasse legate al riscaldamento globale potrebbero mettere ancora in crisi l’economia italiana, e non solo, come emerge dalle riflessioni di un pensatore fuori da ogni schema: https://urielfanelli.altervista.org (Sul bigottismo verde).

Appendice climatica: https://www.youtube.com/watch?time_continue=19&v=1YxmOpRAT4g. Chi ci guadagna con l’allarmismo sul clima? Il clima è un fenomeno misurato in maniera approfondita nei vari paesi da meno di 200 anni. Un vero scienziato può escludere tutte le cause non umane?

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 24 gennaio 13:31
    Damiano Mazzotti

    Una soluzione semplice per far ripartire un’economia e quella di essere degli imprenditori più giusti. Chi guadagna grazie al lavoro delle altre persone dovrebbe riconoscerlo anche dal punto di vista economico, almeno una volta all’anno: https://www.positizie.it/2019/12/17/un-natale-incredibile-societa-regala-10-milioni-di-dollari-ai-dipendenti

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 24 gennaio 17:10
    Enzo Salvà

    Beh dai, se l’incipit è che la crisi economica iniziata negli anni ’90 è colpa di Tangentopoli, pilotata a livello internazionale, dimenticando che nel ’92 i mercati ci hanno costretti ad uscire dallo SME, avreste dovuto vivere negli anni ’80 con la svalutazione della Lira al 20% annuo ed i tedeschi che mandavano i tubi grezzi dalla Germania a farli piegare in Italia che costava, trasporto incluso, anche meno.

    Uriel Fanelli non lo conoscevo, non ho perso assolutamente nulla, non sono certo che abbia capito lui stesso cosa scrive: farneticante oltre che estremamente "impreparato" e schierato "contro".

    Dei complotti di Maurizio Blondet si sa, se pensa che la transizione ecologica non dovrebbe essere appannaggio del Capitale ha ragione, è ingenuo pensare che non lo sarà. Greta c’entra come il due di picche.

    Suvvia,

    Un Saluto

    Es.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 24 gennaio 17:32
    Damiano Mazzotti

    Io non ho scritto che è stata la causa, ho scritto che è stata pilotata. Legga il libro Educazione americana di Gatti, storia romanzata che racconta anche tangentopoli. Il sistema era arrivato al limite na casualmente era caduto il Muro di Berlino e certe persone come Craxi e Andreotti troppo attive a livello mediorientale erano scomode.

    Mattei, Moro e Gardini erano scomodi.... Pure Olivetti è morto di uno strano infarto mentre andava in Svizzera a risolvere alcune questioni industriali fondamentali.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 24 gennaio 17:38
    Damiano Mazzotti

    Per quanto riguarda Fanelli naturalmente non condivido tutto. Ma forse non sarebbe meglio investire anche nelle difese pubbliche dagli effetti del riscaldamento globale in ogni caso? Al di là dei soldi e dei problemi creati se si ritiene il riscaldamento creato dalle attività umane. Forse è un riscaldamento naturale, non ci possiamo fare niente e servono delle difese. A me queste tasse climatiche puzzano di fregatura e poi mi sembra un modo per addossare le cause della prossima crisi economica ai costi climatici, quando invece è il sistema finanziario malato che viene usato a vantaggio di pochi che in caso di una grossa crisi si possono comprare quasi tutto a costo quasi zero.

  • Di paolo (---.---.---.49) 25 gennaio 10:59

    E poi mi permetto di aggiungere che Tangentopoli è esistita perchè c’erano ( e ancora ci sono) le tangenti. Un fenomeno politico e socio culturale che ha drogato la nostra economia. Alle tangenti è simbioticamente legata la corruzione che ha prodotto un sistema politico che ha protetto l’arrichimento privato (soprattutto favorendo evasione ed elusione fiscale) a danno del debito pubblico (boom con Craxi- lo "statista" secondo il tentativo di revisionismo in corso). Le nostre grandi imprese hanno tratto estremo beneficio da questo "sistema economico", con ricavi privati e scaricando i costi sui cittadini ( FIAT FCA docet). Il risultato è che oggi abbiamo una macro imprenditoria predatoria abituata ai corridoi del "palazzo", mentre le medio-piccole imprese ( 90% del pil) faticano a trovare il credito, grazie ad un sistema bancario tossico che ha regalato soldi agli amici degli amici, mentre pretendeva il sangue dai comuni mortali. 

    Il "riscaldamento globale " è una emerita balla che serve per orientare il business, che ora si chiama Green New Deal. Su questa linea iniziative estemporanee tipo vietare la circolazione ai diesel Euro 6d ( certamente più PM10 ma meno CO2 quindi ?!|). Difatti dal 2000 al 2015 la temperatura globale è scesa di 0,2 °C, ma ormai è Greta che orienta il "pensiero scientifico universale ".

    Che dici Enzo, come polpettone niente male, vero? Ogni tanto mi capita.

    saluto

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 25 gennaio 12:01
    Enzo Salvà

    Ribadisco il concetto: l’economia e la finanza italiana erano già da molto succubi del mercato - non ancora così rapace - per debolezza intrinseca. Il primo speculatore finanziario su piazza ci ha disastrati (assieme alla Gran Bretagna). Se poi ci fosse anche un complotto a causa di Craxi-Andreotti-Medioriente ci può anche stare, ma probabilmente Tangenti/Corruzione del 5 - 10 % su ogni investimento-affare erano probabilmente loro stesse ad aver creato la debolezza italiana. Che poi ci siano stati assassinii di tutti i generi per favorire qualcuno o qualche cosa, d’accordo con Lei ma questi sono i contorni non il cuore della questione.

    Fanelli: Lei lo porta a sostegno del suo articolo ma cosa condivide e cosa no? tutto l’articolo di Fanelli al netto di offese e sarcasmo è il nulla assoluto: fa sembrare che l’Ambientalismo sia nato con Greta Thunberg. Però quando Lei scrive che “forse” è un riscaldamento naturale allora sì che mi fa incavolare:

    La data ufficiale di un conclamato problema Ecologico/ambientale/ umano globale è 1992 COP4. il Primo COP fu, se non erro, a Ginevra nel 1979. Il primo documento ufficiale che conosco è il Clear Air Act (USA) del 1967 sull’inquinamento atmosferico. Cosa le suggerisce questo? A me suggerisce che, se in quegli anni, i Governi del Pianeta cercavano soluzioni, di certo c’erano già i problemi. Non la propaganda di pericolosi ecologisti abbracciaalberi ma dati scientifici e problemi già individuati da risolvere. Detto in modo fine: se accumuli merda per 50 anni poi non ti lamentare se per i prossimi 50 ti tocca spalare, potevi pensarci prima….o no?

    Mi spiega cosa intende per “difese pubbliche”?

    La crisi finanziaria ecc: ma per la miseria, le crisi finanziarie sono figlie di quel gran pasticcio voluto dagli americani nel 1999/2000: la fine del Glass-Steagal Act del 1933 che divideva nettamente le attività di Banca dalle attività di Investimento Finanziario in istituzioni separate. La crisi del 2007 ha coinvolto l’economia reale e le banche proprio perché queste si sono messe a trafficare in titoli subprime con i soldi dei clienti….evviva il neoliberismo che si autoregola e la crescita infinita. Perché non dovrebbe esserci un’altra crisi? E’ cambiato qualche cosa? Per la verità è già prevista….!

    Paolo, affrontare un problema crea sempre e comunque business: che venga riorientato per farmi uscire dalla camera a Gas che è il Veneto e la pianura Padana, non può che farmi un gran piacere. Certo che se in Italia riuscissimo a limitare l’importazione di energia e di materie prime con solare/eolico ecc.ecc. ed economia circolare, ci guadagneremmo anche in soldi. Il problema del consumismo resta: finisce che ci converrà di più il Reddito di Cittadinanza che produrre in surplus tanto per fare e piangerci addosso perché i negozi sono pieni e la gente non compra.

    Un Saluto

    Es.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 25 gennaio 14:20
    Damiano Mazzotti

    A me il documentario su YouTube ha fatto venire molti dubbi sula scientificità di molti enti che esistono grazie ai contributi pubblici sul clima... I processi naturali cambiano sempre. Sono gli esseri umani che preferirebbero non cambiare quasi mai, se non per guadagnare più soldi.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 25 gennaio 17:29
    Damiano Mazzotti

    Intergovernmental Panel on Climate Change... conosco e so che i governi oggigiorno fanno quasi sempre gli interessi delle banche e dei finanzieri. Soprattutto quelli anglosassoni che hanno legalizzato i finanziamenti privati illimitati ai partiti.

  • Di paolo (---.---.---.49) 25 gennaio 18:20

    Enzo, forse non mi sono spiegato bene.

    Una cosa è il clima globale, legato ad un andamento periodico su scala geologica e che investe meccanismi complessi non controllabili dall’uomo. Altra cosa sono i microclimi indotti da situazioni puntuali. Certo che la pianura padana è una camera a gas. Nella Milano di cinquanta anni fa se uscivi con la camicia bianca alla sera il colletto era nero. Quindi chiaro, e ci mancherebbe altro, che non bisogna rinunciare a politiche ambientaliste, a ripensare i modelli di sviluppo, soprattutto energetico, fino ai comportamenti individuali. I fenomeni antropici, come soprattutto la combustione dei fossili, sono una concausa ma non sono affatto determinanti nelle mutazioni climatiche su scala planetaria. Quello che Greta sta sdoganando è che l’uomo sia la causa principale e che è sufficiente mettere pannelli solari o impianti eolici per risolvere il problema. Non è cosi’ e non sarebbe neppure possibile modificando radicalmente gli stili di vita, tipo un ritorno alla vita rurale, da mulino bianco per capirci; sempre ammesso e non concesso che ciò sia possibile . Poi è chiaro che tutto è business. Anche il ritorno al nucleare (bocciato) sarebbe stato business. Offriva la più valida e concreta alternativa alla decarbonizzazione, grazie ad un fattore di potenza che nessuna altra fonte energetica può offrire, ma poneva un’altra serie di grosse problematiche, che metterle in mano ad una classe politica come la nostra, sarebbe stato un salto nel buio. Questa ragazza, assolutamente strumentalizzata, sta creando una psicosi ambientalista senza alcun senso. E guarda che non è che le fonti scientifiche siano slegate da determinati interessi, anche geopolitici. Tuttavia, a parte la assoluta diversità di posizioni, la stragrande maggioranza del mondo scientifico accreditato non si identifica certamente nel messaggio che ci propina Greta.

    saluto

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 26 gennaio 07:16
    Damiano Mazzotti

    L’inquinamento è una cosa, l’anidride carbonica è il carburante di tutte le piante.

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