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 Home page > Attualità > Società > Stefano Cucchi | ll Corpo del reato, il libro di Carlo Bonini

Stefano Cucchi | ll Corpo del reato, il libro di Carlo Bonini

Il Corpo del reato: un titolo, quello del libro di Carlo Bonini, che si presta a diverse letture. Il corpo è quello di Stefano Cucchi, entrato vivo dentro una cella, dopo un arresto per spaccio, ed uscito cadavere, morto. Per arresto cardiaco. Una formula che non vuol dire nulla.

Corpo del reato è anche la formula che, in ambito investigativo, indica l'oggetto dell'omicidio. Omicidio negato dalle prime ricostruzioni che parlavano di soggetto poco collaborativo, che aveva rifiutato il cibo. E le fratture alle vertebre causate da una caduta dalle scale. 
Per capire cosa sia successo a Stefano, occorre allora osservare quel povero corpo: usando le parole del medico legale Vittorio Fineschi: “il cadavere è un testimone . Il primo e il più importante. Quello che non mente mai”.
 
 
Ecco cosa ha visto e riportato il dottor Mario Tancredi, dell'Istituto di medicina legale di Roma, durante l'autopsia
Passò quindi a descrivere l'essere umano che gli giaceva di fronte nel suo rigor mortis. Un corpo scheletrico e offeso. Uno spettro. “Soggetto di sesso maschile, di età apparente 30-35 anni, del peso di chilogrammi 37 e della lunghezza di cm 162, in condizioni di notevole magrezza, con pannicolo adiposo sostanzialmente assente e masse muscolari marcatamente ipotrofiche.”Un metro e sessantadue centimetri per trentasette chili. Sì, uno spettro.“Si rileva, alla linea di impianto del capillizio, piccola escoriazione ricoperta da crosta delle dimensioni di mm 0,4 circa. In sede fronto-temporale, bilateralmente, si apprezza apparente sfumata soffusione ecchimotica, di colorito rosso-bluastro. [..] In sede periorbitaria, bilateralmente, a fronte di cute distrettuale esente da aspetti discontinuativi, si rilevano ecchimosi rosso-bluastre rotondeggianti , simmetriche e a margini netti – come distribuite secondo il decorso dei muscoli orbicolari degli occhi - a sinistra inoltre apprezzandosi, appena inferiormente all'estremo medio-laterale dell'arcata sopraccigliare, tumefazione grossolanamente rotondeggiante.. ”L'ispezione esterna annotò ogni piccola lesione esterna della cute. Quella interna, una volta inciso il Corpo, nell'elencare lo stato degli organi, non indugiò su quello che pure appariva un dato macroscopico.“Vescica con pareti integre. Completamente distesa come per globo vescicale, al taglio contenente 1400 centimetri cubi di urina limpida ..”Mille a quattrocento centimetri cubi. Un pallone. Tre volte le dimensioni che rendono qualsiasi essere umano incapace di trattenere lo stimolo. Oltre la soglia di un dolore umanamente sopportabile.Il dottor Tancredi chiuse il verbale sugli esiti dell'esame della schiena di Stefano, di cui venivano segnalate le fratture di due vertebre, documentate da una lastra effettuata prima della morte.
 
Il Corpo del reato, di Carlo Bonini – Feltrinelli (qui potete sfogliare il primo capitolo)
 
Ci sono storie come quella di Stefano Cucchi che sanno raccontare assieme il destino di una persona e anche del destino di una collettività ..” - così spiega l'autore il perché di questo libro.
 
Destino che è legato anche a come viene amministrato il potere, dai suoi organi, nei confronti dei cittadini posti sotto la sua tutela. Tutti i cittadini. Anche quelli che consideriamo gli ultimi, i drogati, i diversi.
Questo articolo è stato pubblicato qui

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Commenti all'articolo

  • Di Sesto (---.---.---.117) 13 dicembre 2016 12:27

    Il primo dato più scandaloso è l’ impunità dei medici che non hanno compreso la gravità delle lesioni. Nè in vita nè post mortem. Solo con una diagnosi esatta si sarebbe potuto salvare S. C.ed avere un quadro più chiaro delle responsabilità, C. C o P. P. Siamo in Italia, paga chi sta in basso. Il Secondo è lo strano il silenzio sui giudici e p.m che si sono occupati del caso. Reticenza da una parte e dall’ altra. Non un buon segnale per tutti, soprattutto per ki si inchina, anzi si prostra, davanti alla casta in toga pagata, profumatamente, da tutti noi.

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