Manuel De Santis è un giovane, precario, pizzaiolo. Un sognatore, dicono, appartenente al centro sociale delle tute bianche, tra quei sognatori che vogliono cambiare il mondo con pensieri, sogni, ideali e nonviolenza (cito uno tra tutti: il tempo).
Destra e sinistra non sono mai state così simili e confuse, colpa una vera crisi di identità a sinistra, ma dubito che si possa definire di sinistra una persona che frequenta gente che alza il braccio in saluto fascista.
Dubito che si possa definire di sinistra un tizio che prende a colpi di casco un altro ragazzo. La violenza non è di sinistra. Vi anticipo: le brigate rosse non erano di sinistra. Dubito ancora che si possa definire di sinistra una persona che durante una manifestazione di piazza, in mezzo alle cariche della polizia, corre saltellando incontro alle tute antisommossa (video sotto, minuto 1.32), per poi mettersi a difesa di un blindato, colpendo chiunque si avvicini.
Il legale di Manuel sostiene la sua individualità, "è un cane sciolto", dice e sostiene che ha agito in quel modo affinchè il corteo non avesse rallentamenti, per portare avanti la protesta.Domani leggeremo che la mafia ha fatto esplodere ordigni in via d'Amelio e a Capaci per non rallentare le indagini contro i capi della cupola.
Lo dico da tempo: le parole sono importanti, ed è necessario ristabilire il lessico, il significato. Un premier 74enne non è e non può essere giovane, una persona che prende a cascate un'altra persona non può essere definita di sinistra, perché la violenza non è di sinistra, non è contemplata nei valori di chi si riconosce a sinistra.
Sembra che sia sempre e comunque necessario guardare un po' più in là di quello che ci viene detto. Dall'Ansa in giù sembrano quasi tutti quotidiani-cartello, tutti con le medesime notizie e versioni dei fatti senza la voglia di capire.
