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Sindacato per Alitalia: un corpo con due teste.

Ripartita a spron battuto la trattativa per il recupero di Alitalia, ritornano i problemi di sempre.

Superato il primo scoglio con l’individuazione del capitale per risanare la società (qui non voglio far commenti) rimane il vero problema da risolvere, e cioè la gestione degli esuberi.

Naturalmente come da sempre si è fatto in Italia l’accordo deve essere preso dal triunvirato Società, Governo e Sindacati.
Ultima news del giorno fuoriuscita dal ministero del lavoro è la notizia che gli esuberi complessivi della società sembra siano stati ridotti a 3250, tra piloti, assistenti di volo e dipendenti delle varie società satellite di Alitalia.

Visto che rimangono pochissimi giorni alla data di dichiarazione di fallimento l’avvocato e professore Augusto Fantozzi ha chiesto alle varie parti in discussione di raggiungere un accordo entro giovedì 11 Settembre (la data non è certo di buon auspicio).

Oggi dopo i primi incontri il sindacato ha iniziato ad esprimere i propri giudizi, mettendo le mani avanti ancora prima di essere entrati nel pieno della discussione.

Emergono già le prime divergenze tra le varie ’fazioni’ sindacali.

CGIL con Epifani è partito con un forte colpo di grancassa sconquassando il disteso confronto iniziato da poche ore, ripetendo per l’ennesima volta che con queste premesse non si va avanti. Siamo di fronte ad una società fallimentare pertanto il governo dovrebbe accollarsi una parte delle risorse indispensabili al ’salvamento’ della Società (visto che di quattrini ne abbiamo tirati fuori pochi ndr) e dare una risposta concreta e positiva al maggior numero di lavoratori.

Inoltre Epifani ha lanciato un simbolico sganassone al ministro renato Brunetta, che vorrebbe una trattativa senza il sindacato, intimandogli di mantenere il silenzio invece di dire strafalcioni.

Dall’altra sponda sindacale la CISL con il suo più illustre rappresentante Bonanni ci si esprime con profondo buonsenso indirizzato all’apertura di un tavolo sereno di confronto dando un giudizio moderatamente positivo verso le premesse della trattative senza esternare contrarietà preconcette verso l’archetipo del progetto di ristrutturazione.

Insomma due modi di pensare.

Anche in questo tavolo di confronto forse l’ultimo per Alitalia, il sindacato ha dimostrato diverse sensibilità e tipologie di approccio.

Di contrasto e preconcettualmente predisposto al non arretramento delle proprie posizioni da parte della CGIL e di disponibilità al confrontoed apertura ad un progetto di taglio degli esuberi ormai divenuto obbligatorio per da parte della CISL.

Entrambe hanno ragioni importanti che le conducono ma ormai non si può più rischiare di mandare a casa 20.000 persone, dobbiamo scongiurare il fallimento.

Nel qual caso ciò accadesse (nessuno se lo augura) il sindacato dovrebbe prendersi tutte le responsabilità fino in fondo, cosa che non ha acora fatto per quanto accaduto con AirFrance.

Anche in questo principio di trattativa così importante per il ns paese, il sindacato non ha saputo cogliere una buona occasione per riscattarsi per quanto non ha fatto per il paese da 6 anni a questa parte.







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