"Il settore dei rifiuti è organizzato per delinquere. E' la più eclatante manifestazione della legge dell'illegalità cioè l'illegalità si è fatta norma che permea negli aspetti più minuti e capillari qualsivoglia aspetto afferente al ciclo dei rifiuti". Questo è il passaggio conclusivo della relazione fatta dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite legate ai rifiuti e presieduta dal legale del premier, Gaetano Pecorella; siamo a Palermo, non a Napoli.
"La vicenda relativa al percolato nella discarica di Bellolampo (nella foto) – riporta la relazione - è un esempio lampante di come il rifiuto si trasformi in ricchezza e consenta di far conseguire illeciti profitti alla criminalità organizzata e no. Il disordine organizzativo appare talmente ben organizzato da far nascere la fondata opinione che esso sia architettato per l'inefficienza della macchina burocratica in modo che ciascun ufficio possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un altro ufficio. Assolutamente inutile, anzi, deleteria appare allo Stato la dichiarazione dello stato di emergenza nella Regione siciliana nel settore dello smaltimento dei rifiuti e la nomina di un commissario delegato, come peraltro avvenuto in passato senza alcun risultato. Continua Pecorella "In Sicilia i problemi ci sono e sono seri. Manca una buona organizzazione amministrativa e questo favorisce l'infiltrazione del crimine. In questo caso non è la mafia che ha preso in mano e gestisce questa attività, ma una serie di presenze che vanno dal racket al trasporto dei rifiuti. Occorre un cambiamento radicale, iniziando dall'affrontare il problema discarica di Bellolampo. Ma credo che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, abbia già impostato una stagione di profonde modifiche". Il 22 aprile 1992, nell'ambito di un'inchiesta riguardante irregolarità in un concorso pubblico all'Asl 35 di Catania, Lombardo veniva arrestato con l'accusa di interesse privato in atti d'ufficio e abuso d'ufficio e condannato in primo grado. Dimessosi da assessore in dipendenza da tale condanna, Lombardo venne poi assolto in appello. Il 23 luglio 1994 è nuovamente arrestato per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione per lo scandalo di un appalto da 48 miliardi di lire per i pasti all'ospedale Vittorio Emanuele II di Catania: secondo l'accusa, un comitato d'affari composto da Rino Nicolosi, Salvo Andò, Antonino Drago e lo stesso Lombardo avrebbe garantito l'appalto all'azienda dell'ex presidente dell'Inter Ernesto Pellegrini, in cambio di una tangente di 5 miliardi di lire. Il 17 marzo 2000 Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato la tangente ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma i giudici finiscono per considerare quel denaro solo un regalo: il reato venne derubricato a finanziamento illecito ai partiti, reato che per gli imputati risultava ormai prescritto. Dai giudici alla fine gli viene riconosciuto un indennizzo di 33 mila euro per ingiusta detenzione.