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Si fa presto a dire... cultura

Generalmente le pagine di un sito web vengono raggruppate in degli insiemi e sottoinsiemi chiamati categorie. Quali contenuti vi aspettereste di trovare nella categoria “cultura” di un sito web?

Il termine “cultura” designa fenomeni e processi radicalmente diversi, è tra i più complessi e polisemantici dell'intero vocabolario. Esaminare quegli spazi e quei contenuti che, nei siti web, vengono esplicitamente definiti “culturali”, sarebbe operazione assai complessa per cercare di dare una definizione di cultura.

Per giungere ad avere un’idea di massima, è meno tortuoso ripercorrere l’itinerario storico, anche se l'idea di cultura nel tempo ha assunto diversi e sempre più ampi e complessi significati.

Gli antichi greci la concepirono come educazione (paidéia), sviluppo di tutte le funzioni psicofisiche dell'essere umano. La meta da raggiungere era l'inserimento dell'uomo in un contesto sociale che ne esaltasse l'agire civile, inserimento non disgiunto dal raggiungimento della felicità mondana, che implicava l'esercizio del corpo (ginnastica e danza) al pari di quello della mente e la liberazione dei sensi e del desiderio.

Ogni pratica che contribuisse ad arricchire e valorizzare le risorse individuali - non ci si concentra più sull'agire civile ma sul concetto di colere (Cicerone), “coltivare” per se stessi - fu considerata cultura dalla società romana classica. Non dimentichiamo che questa è l'epoca delle grandi carriere politico-militari.

Il cristianesimo, partito inizialmente da un rifiuto della cultura classica e pagana, per ragioni antropologiche finisce presto per assimilarla. I ceti colti convertiti alla nuova religione pensarono la fede in termini di cultura. Nel tempo, ciò comportò che al vertice del sapere fosse posta la teologia (Sant'Agostino ne fu il massimo esponente di quel periodo). Tale concezione della cultura perdurò per tutto il periodo medievale.

Ma nel medioevo si assiste anche allo sviluppo e alla piena funzionalità di quelle che sono considerate le istituzioni culturali per eccellenza, le università: dal loro lavoro venne fuori una cultura intesa come incontro e confronto di culture, quella greca classica e quella araba in primo luogo.

Sempre dall'eccellente lavoro delle università, vide la luce un'idea nuova che caratterizzò l'umanesimo e il rinascimento, cioè l'idea di una cultura intesa come esegesi, una cultura che ripensa a se stessa, che pensa a mettere se stessa in prospettiva, una cultura intesa come procedimento e sviluppo. In primo luogo coscienza del mutamento rispetto al medioevo, poi rilettura dei contenuti culturali, soprattutto i classici, quindi riforma di quei contenuti, lasciando solo per ultimo il tentativo di acquisirne di nuovi.

Con la rivoluzione intellettuale del XVII secolo (Galilei, Descartes, Newton) si afferma l'idea di cultura come sapere scientifico. Questo concetto venne cristallizzato nell'età della Encyclopédie di Diderot e D'Alembert.

Da allora fino ai giorni nostri, il dibattito sulla cultura ha avuto così tanti protagonisti che è impossibile qui offrire una visione di sintesi che coordini e comprenda le diverse prospettive, quindi i riferimenti che seguiranno sono quelli che personalmente ho ritenuto significativi e non omissibili per questo articolo.

Nel settecento, a partire dalla Germania, si diffonde il concetto di cultura come evoluzione, progresso, come “totalità delle forme e dei processi della vita sociale e degli esiti del lavoro tanto spirituale quanto materiale”.

La nozione di cultura quale incontro e confronto di culture, che caratterizzò il lavoro svolto dalle università nel medioevo, venne riproposta verso la fine del '700 da Herder che, nella sua polemica antilluministica, rifiutò l'idea di una storia unitaria di sviluppo delle civiltà, ed affermò con decisione che dovrà parlarsi di “culture” al plurale, aprendo di fatto la strada alla moderna concezione di cultura in chiave antropologico-sociale.

Gli inizi dell'800 furono influenzati dall'hegeliana filosofia dello spirito che concepisce la cultura quale elevazione dell'individuo all'universale. Lo sviluppo della cultura non è una crescita armoniosa ed organica, come sostenevano le concezioni dell'umanesimo e dell'illuminismo, è piuttosto lacerazioni successive, conflitti e discontinuità. Anche Ghoethe esalta la conflittualità interna del sapere: “Muori e diventa!”

Intorno alla metà dell'800 Marx, riprendendo posizioni che erano state di Vico, ci parlerà di cultura quale “natura ritornata uomo”, ma non è la posizione di tutti i socialisti e marxisti.

Nietzsche, invece, esaspererà l'elemento conflittuale della cultura fino a volerla fare esplodere. La sua idea di una cultura quale potenza, come sappiamo, è stata interpretata volgarizzandola in cultura della forza.

E' la volta della cultura intesa quale corruzione e stravolgimento della natura umana, il più illustre esponente di tale visione è Freud che ha identificato la voce del Super-io nella voce stessa della cultura, quindi, secondo la sua concezione, la repressione è necessaria perché senza di essa non si svilupperebbe civiltà alcuna.

Come detto prima, attualmente la prevalente concezione di cultura è in chiave antropologico-sociale. A tal proposito, l'antropologo Childe distingue nettamente la cultura dalla civiltà. Alla prima, la cultura, non viene riconosciuta rilevanza operativa alla distinzione tra cultura “materiale” e cultura “spirituale”, alla civiltà, la seconda, viene assegnato un significato più ampio e più propriamente storico, nel quale sono inseriti anche gli aspetti economici, sociali e politici dei gruppi umani, oltre quelli culturali.

Al termine di questo breve excursus storico, riporto la definizione di cultura data da Geertz, che è attualmente accettata dai più e che personalmente ritengo un buon punto di partenza per moderne argomentazioni sul tema: [la cultura] “denota un insieme strutturato, trasmesso storicamente, di significati contenuti in simboli, un sistema di concezioni ereditarie, espresse in forma simbolica, per mezzo delle quali gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano le loro conoscenze e le loro prese di posizione di fronte alla vita”.

L'importanza di questa definizione risiede nel fatto che essa chiarisce che la cultura viene trasmessa attraverso i processi di inculturazione o di socializzazione, e non fa parte del patrimonio genetico degli istinti, in quanto viene appresa dai singoli nell'ambiente in cui essi si formano e che li modella in conformità alle esigenze proprie del gruppo sociale.


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