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Riapre il caso Giggs-Twitter, privacy sempre più violata

Secondo indiscrezioni giornalistiche è imminente la pronuncia dell’alta Corte inglese a favore o contro la richiesta di Imogene Thomas, una ragazza gallese da reality, che vuole essere autorizzata a fornire alla stampa la sua versione dei fatti sulla relazione avuta con Ryan Giggs, il calciatore del Manchester United.

Dopo l’udienza dello scorso 11 novembre, il giudice Eady si è riservato di decidere senza fissare una data precisa per la pronuncia che si attende da un giorno all’altro, e che farà parlare per settimane i media inglesi. L’inizio del caso risale a prima dell’estate, quando la Thomas racconta al tabloid Sun di una relazione avuta con Giggs, idolo da curva, sposato con figli.

Dopo l’intervista, il Sun avverte il calciatore che riesce ad ottenere con i suoi legali un’ordinanza da parte dell’alta Corte inglese che vieta al tabloid di pubblicare la notizia. Il gioco sembra fatto, ma gli avvocati di Giggs non avevano previsto l’effetto Twitter, i cui utenti nel frattempo avevano “ritwittato” la notizia per quasi 100.000 volte.

A maggio gli avvocati di Giggs impiantano una causa contro il social network ottenendo l’effetto contrario a quello voluto, si accendo così tutti i riflettori dei media sul caso. Il 21 maggio un deputato del parlamento inglese, John Hemming, sfruttando l’immunità che la legge prevede per la sua carica su dichiarazioni rese nell’esercizio delle sue funzioni, pronuncia il nome di Ryan Giggs mentre il Parlamento stava discutendo delle proposte di cambiamento alle leggi sulla privacy, portate all’ordine del giorno dal premier David Cameron.

Il giorno dopo, gli organi d’informazione escono con questa notizia in apertura, è il crollo della diga costruita dall’autorità giudiziaria, il flusso informativo del dibattito che ne scaturisce rischia di travolgere l’intero sistema della privacy britannico.

Al momento l’unica a non avere potuto rendere pubblica testimonianza sui fatti, resta la Thomas che attende con ansia l’imminente pronuncia del giudice Eady.

Per questa vicenda tutt’altro che chiusa, più che sui personaggi, c’è da riflettere su dei soggetti più complessi, che a vario titolo, volenti o nolenti, hanno determinato l’ennesimo sput**** della vita privata di una persona – anche se moralmente deprecabile (solo in qualità di personaggio pubblico a cui migliaia di ragazzini si ispirano, non certo perché sta a noi esprimere giudizi morali) – che non ricopre incarichi pubblici ed in democrazia è titolare del diritto di scelta su come meglio condurre la propria vita entro i limiti imposti dal diritto positivo.

Il primo soggetto sul quale riflettere è il giornalismo, sempre più orientato al gossip, certo, specchio di una porno-società nell’accezione di Carmelo Bene, cioè quella di una società morbosamente interessata allo stupro della privacy, ma colpevole dell’adozione di una logica consumistica nel fare informazione.

Il secondo, è il sistema giustizia, che per causa di una politica debole è chiamato a svolgere compiti che non gli spetterebbero, come stanno facendo le istituzioni finanziarie internazionali sull’economia dei singoli stati, sempre per colpa di una politica assente. Il terzo soggetto della vicenda è Twitter, e la rete più in generale, mondo virtuale ormai in grado di condizionare tutti i livelli della vita reale, come in un essere umano l’immateriale pensiero condiziona le sue azioni fisiche.

Il quarto, è il complesso della rappresentanza, in questo caso interpretato dal parlamento, macchinoso, lento, costoso, diventato luogo di spettacolo per il lancio di provocazioni, piuttosto che silente ed operosa fabbrica di leggi che vadano nella direzione del miglioramento della qualità della vita di tutti i consociati.

Il quinto ed ultimo soggetto è lo Stato nella sua interezza, anzi sarebbe il caso di parlare al plurale, gli stati, quindi, perché le vicende britanniche con tutti i distinguo sono ormai vicende universali. Stati incapaci di garantire la privacy dei cittadini perché privi di forza e strumenti, di autorevolezza ed idee in grado di controllare i nuovi media, nel bene e nel male.

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