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di Traiettorie Sociologiche (sito) mercoledì 28 settembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Sguardi laterali, specchi inconsueti

 

Stefano Magagnoli, La preghiera della carità, Artestampa, Modena, 2011, pp. 270, € 15,00

 

C’è un intero – e particolarmente produttivo – filone della ricerca sociologica che ha al suo centro il tema delle relazioni che intercorrono fra individuo e società, a cui fra l’altro spesso abbiamo fatto riferimento in queste pagine, che mette in primo piano il peso che le narrazioni hanno nella messa in scena dell’individuo della modernità, dei suoi conflitti, delle sue insicurezze – delle domande che si fa sul mondo che abita, sul proprio destino, sulla propria storia. In qualche occasione, questa ricerca si è incrociata con la ricerca storica sui rapporti fra storia e memoria – individuale e collettiva – trovando significati punti di incontro e di scambio.
 
Il sociologo Peter Berger in un volumetto dedicato a Robert Musil (1992) scrive come in letteratura si trovino disegnati personaggi che in pieno rappresentano gli uomini contemporanei ai loro autori, Gianfranco Pecchinenda (2008), sulla stessa linea, riflette sui rapporti che intercorrono fra narrazione del Sé e identità individuale. Ancora, il messicano Federico Campbell (2011, cfr. anche Fattori, 2011a) scrive di quanto letteratura e autobiografia siano intrecciate e tributarie l’una dell’altra.
 
E, d’altra parte, contro il prevalere dei luoghi comuni, la narrativa romanzesca, e quella biografica e autobiografica, rimangono fiorenti, ed esplorano strade e percorsi spesso finora poco battuti, diventando terreno di ricerca ed espressione anche per chi non è un professionista della narrazione – né uno sceneggiatore, né un romanziere -: magari uno storico, come nel caso di Stefano Magagnoli, probabilmente – voglio immaginare – tentato dalla possibilità di rendere la Storia, quella di un certo periodo del nostro paese, attraverso il racconto.
 
Scegliendo, fra l’altro, un protagonista – ed un periodo – particolari, anche poco esplorati negli ultimi decenni, una volta esauritesi nella maggior parte dei casi le esistenze di coloro che lo avevano vissuto e narrato, fra l’altro costretti a districarsi e difendersi dalle accuse di partigianeria o ideologia che gli venivano mosse, ad evitare così di esprimersi sulla qualità letteraria delle opere di costoro. E valendo questo, oltre che per la letteratura, anche per altri media, come il cinema, prima di tutto, ma anche la televisione, la radio…
Magagnoli decide di ambientare la sua narrazione nell’Emilia del periodo fra il primo dopoguerra e il boom economico, scegliendo come fulcro dell’azione – e del racconto – un sacerdote: innocente, apparentemente ingenuo, ma attento a ciò che gli succede intorno, e determinato nella sua fede – e quindi nella sua missione.
 
Uno sguardo inconsueto, nella narrativa del Novecento, eccentrico, laterale. Come inconsueta è la scelta di narrare gli eventi in cui il pretino è coinvolto in parte in prima persona, nella soggettiva dell’individuo che narra di sé attraverso il suo dialogo interno, in parte in terza persona, nel recupero di una oggettività del narratore distaccato che articolando il racconto della vita e delle riflessioni, delle emozioni, dei conflitti interiori del suo personaggio, ne approfitta per dar conto dello “spirito del tempo”, degli avvenimenti collettivi, del clima che si respirava nel periodo in cui mette in scena le azioni del suo protagonista, come nei capitoli (pp. 77-98) dedicati agli anni dell’immediato primo dopoguerra: disoccupazione, “spagnola”, conflitti sociali.

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di Traiettorie Sociologiche (sito) mercoledì 28 settembre 2011 - 0 commento oknotizie
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