Gli scandali sessuali che investono il nostro Presidente del Consiglio stanno partorendo un’infinità di riflessioni circa la concezione e le caratteristiche dei comportamenti sessuali, segnatamente quelli maschili.
Purtroppo, studiosi di diverse discipline hanno impostato il dibattito solo in termini etici, sprecando l’opportunità di fornire un contributo originale, che facesse tesoro delle acquisizioni scientifiche maturate nei rispettivi settori scientifici di appartenenza (per quanto riguarda la morale, infatti, anche il più colto degli intellettuali non ne sa necessariamente di più dell'ultimo degli analfabeti).
Per i neuroscienziati, ad esempio, ha osservato Arnaldo Benini, docente di neurochirurgia e neurologia, nel suo Che cosa sono io. Il cervello alla ricerca di sé stesso, "gli eventi mentali e della coscienza sono ridotti a eventi elettrochimici". Sentimenti e stati d'animo sono il risultato di impulsi elettrici. Tale riduzionismo o fisicalismo naturalistico negherebbe quindi il libero arbitrio, essendo la coscienza un prodotto dell'attività cerebrale. È la materialità del cervello che produce insomma l'immaterialità dell'Io.
Le scienze del sistema nervoso sembrerebbero quindi sollevare ogni uomo dalla responsabilità delle azioni che compie, potendo questi sempre giustificare ciò che fa affermando di essere costretto a eseguire quanto disposto dal cervello secondo ineluttabili leggi fisico-chimiche.
La realtà, però, suggerisce Benini, è un po' più complessa; "le neuroscienze descrivono, per esempio, come uno stimolo luminoso raggiunge la corteccia cerebrale visiva, ma non spiegano, nemmeno in materia approssimativa, come lo stimolo diventi cosciente. Identificano quali aree del cervello sono attive quando si è indignati o bendisposti, ma la realtà di quegli stati d'animo e la loro causa rimangono oscure". L'elettrochimica dei neuroni, insomma, non chiarirebbe i contenuti della coscienza e della mente. L'argomento fondamentale contro la negazione del libero arbitrio avanzata dal riduzionismo delle neuroscienze, argomenta Benini, "è questo, anche se non apre la strada ad alcuna soluzione plausibile".
Bene, i neuroscienziati non possono, scientificamente, (ancora?) dimostrare l'inesistenza del libero arbitrio, ma neanche i sostenitori di esso possono, sempre scientificamente, dimostrarne l'esistenza. Questo, però, perlomeno in un Paese a civiltà liberale, dove l'onere della prova è a carico dell'accusa, dovrebbe portare a ritenere Berlusconi, come qualsiasi altro uomo o donna, “irresponsabile” dei propri comportamenti sessuali, come, in verità, di qualsiasi altro comportamento.
Fino a quando, infatti, non sarà possibile, semmai lo sarà, dimostrare con certezza l'esistenza di una volontà non deterministicamente condizionata da processi elettrochimici, nessuno dovrebbe essere ritenuto responsabile di nulla, neanche del crimine più efferato e, di conseguenza, neanche di induzione alla prostituzione minorile.
ricercatore presso l’Università degli Studi Roma Tre
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