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di Daniel di Schuler (sito) sabato 12 maggio 2012 - 1 commento oknotizie
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Serve (forse) una nuova finanziaria da 8 miliardi

E Monti deve, e può, farla pagare a qualcuno diverso dai soliti noti.

Le previsioni economiche pubblicate ieri dalla Commissione europea, presieduta da José Manuel Barroso, sono peggiori di quelle, già poco ottimistiche, del nostro Governo. Non solo la nostra economia subirà una recessione più grave, seppur di poco (- 1,4% contro il previsto -1,3% del Pil) di quella preventivata da Monti, ma il nostro rapporto deficit/Pil sarà del 2% e non dell’ 1,7% quest’anno, e del 1,1 %, non dello 0,5%, l’anno prossimo. Numeri che si traducono in modo del tutto ovvio in una revisione del rapporto debito /Pil, che dovrebbe essere del 123,5% alla fine del 2012 e attestarsi al 121,8% alla fine dell’anno prossimo.

L’Italia, insomma continua a stare male; peggio del resto d’Europa. Gli unici altri paesi il cui Pil quest’anno diminuirà più del nostro sono Grecia (-4,7%), Portogallo (-3,3%) e Spagna (-1,8%). Soprattutto, ed è la peggiore tra le brutte notizie comunicate da Barroso, l’Italia potrà raggiungere un pareggio strutturale di bilancio nel 2013, solo “grazie a una manovra aggiuntiva pari a oltre mezzo punto del Pil”.

Se davvero sarà così, se si renderà necessaria un’ulteriore finanziaria di 8 o più miliardi, tanto il Governo quanto il Parlamento faranno bene a tenere in conto, oltre alle considerazioni di carattere tecnico, l’umore del paese. Le prime, dato l’effetto depressivo per l’economia di qualunque manovra che tolga denaro dalle tasche dei consumatori, non possono che suggerire il ricorso a misure di carattere patrimoniale; di tassare di più quei cittadini abbastanza ricchi da non risentire di una nuova imposta al punto di cambiare le proprie abitudini di consumo. Il clima che si registra in Italia, lo “sfaldarsi della coesione sociale” di cui parlava il ministro Passera e di cui sono testimonianza le proteste, ormai continue, contro Equitalia, impone però, prima di qualunque altro intervento, una riduzione dei costi della politica ben più seria di quella, poco più che cosmetica, attuata finora.

Questo, oltre ad una richiesta di rinnovamento del personale politico dei partiti tradizionali, è anche il messaggio che emerge dal voto delle amministrative: il M5S, per quanto validi possano essere i suoi programmi, non sarebbe cresciuto tanto se i partiti avessero preso atto degli errori del recente passato e si fossero dimostrati disposti al cambiamento; la classe politica sarebbe riuscita a conservare un minimo di credibilità se, come imporrebbe la decenza, avesse rinunciato ai propri privilegi e ad una buona fetta dei propri emolumenti, prima di chiedere qualunque sacrificio ai cittadini. Considerazioni elementari che imporrebbero, proprio a chi è più critico nei confronti di Grillo e dei suoi, di agire subito; di non ripetere gli errori commessi a suo tempo con la Lega. Quando il movimento di Bossi emerse dalle Prealpi, fu oggetto di una massiccia campagna di denigrazione: i suoi esponenti erano trattati come minus habens, abbondavano sulle reti Rai le interviste a suoi militanti incapaci di infilare tre frasi di fila in italiano e i commentatori politici utilizzarono lo stesso identico lessico (antipolitica, populismo, voto di protesta, ecc.) che oggi impiegano per il M5S.


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