Sen. Contini: "Lo conosco bene, Silvio non ama nessuno, si circonda di mediocri per i suoi piani"
Roma. «È ora di dire come stanno davvero le cose: non c’è più l’Italia, non c’è più la politica e non esiste per noi il minimo credito internazionale. L’ennesima sortita di Berlusconi, passato spericolatamente dalla voglia di non disturbare alla voglia di bombardare Gheddafi, è l’ultimo miglio di un governo che ignora il lessico di base della politica, che ignora principi e valori della vita parlamentare. La parola “Italia” è ormai accompagnata all’estero da risatine, sfottò assortiti e gesti inequivocabili. Il nostro Paese non è mai stato così piccolo, e la nostra politica così disperante e grottesca». Senatrice di Futuro e Libertà, ed esperta di relazioni internazionali che vanta venticinque anni trascorsi in aree di crisi e Paesi in via di sviluppo, BarbaraContini assiste con sconcerto alle ultime incredibili giravolte che hanno portato l’Italia dal baciamano al raìs ai raid aerei.
Senatrice, com’è possibile che il premier decida in splendida solitudine di bombardare senza consultare l’unico alleato rimasto, Umberto Bossi?
Nonostante la lunga permanenza in Parlamento, Berlusconi non ha minimamente compreso quali regole fondino un’assennata vita parlamentare, e quanto sia importante la coerenza e la condivisione di obiettivi comuni. Come si fa a non predisporre ad esempio una strategia unica, di fronte a una scelta drammatica come quella di intervenire militarmente in un altro Paese?
Come si fa a rompere con la Lega, visto che in caso di rottura a Berlusconi resterebbe soltanto Scilipoti?
Bisogna premettere una cosa, innanzitutto. Il bisticcio con la Lega, per quanto sia surreale l’entrata in guerra all’insaputa dell’alleato di governo, è una pura e semplice sceneggiata in vista delle elezioni. I leghisti devono prevenire i mal di pancia del proprio elettorato, atterrito dall’arrivo dei nordafricani in Padania. Bossi e sodali hanno avuto in dono dalla sciagurata decisione di Berlusconi quindici giorni di campagna elettorale.
Resta però il fatto che Berlusconi è particolarmente allergico alle scelte collegiali.
Berlusconi si ostina ad avvalersi di un modello padronale che va bene per la gestione di un supermercato. Se le cose vanno male, lancia offerte promozionali stile prendi tre e paghi due, e licenzia su due piedi l’amministratore di turno che disgraziamente e magari garbatamente si trova in disaccordo. È già successo con la stessa Lega nel ’94, e poi con Follini, con Casini, e in ultimo Fini. Un metodo del genere non poteva che produrre questo risultato: è rimasto con i fondi di magazzino.
Ci spieghi bene.
Sino a qualche tempo fa, la baracca era sorretta da Gianni Letta, ma il progressivo e inesorabile precipizio in cui è caduta l’immagine del premier ha spalancato le porte a personaggi terribili. Conosco da troppo tempo l’ambiente. Le garantisco che Berlusconi è attorniato da gente che non stima, che non ama affatto e di cui non si fida per niente. Sa bene anche lui di quanti incompetenti e parassiti sia attorniato, di quale ignoranza gli si stringe attorno. Solo che non può farci niente perché ha bisogno della loro mediocrità per sentirsi al sicuro. Un vero peccato.