"Ecco il patto per far fuori Lega e Idv". Massimo Cacciari svela gli scenari per il dopo Monti
Se l’attuale premier dovesse risolversi a continuare a fare politica, sarebbe sostenuto dal Terzo Polo sull’onda dei risultati favorevoli conseguiti dal governo tecnico. A quel punto il Pdl dovrebbe convergere al centro. Un ragionamento che vale anche nel caso in cui Passera dovesse candidarsi, e che indurrebbe anche il Pd a una decisione speculare. La legge elettorale è il primo passo verso un Grande Centro che tagli fuori Italia dei Valori e Lega
Roma. Due volte nella polvere, due volte sull’altare. Sconfitto male alle elezioni del ’96 e in quelle di dieci anni dopo, Silvio Berlusconi ha deviato in entrambe le occasioni verso il sancta sanctorum delle riforme. Ma prima come promessa sposa di Massimo D’Alema, e poi come pronuba di Walter Veltroni, l’ex premier è fuggito dall’altare a cerimonia già iniziata.
Facendosi un baffo di chi assicurava a tutti di tenerlo, per dirla in modo urbano, per il guinzaglio. Pdl e Pd assicurano oggi, per la terza volta, di essere concordi nell’esigenza di "cambiare l’attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti", annunciano un cammino condiviso che porterà alla riduzione del numero dei parlamentari, alla modifica del cameralismo perfetto e a una nuova regolamentazione parlamentare all’insegna della trasparenza.
Ma l’auspicio è che stavolta, specie dopo la chiarissima volontà popolare di abolire il Porcellum lasciataci in dote dal defunto referendum, l’ennesima nota congiunta dei due maggiori partiti italiani non sia il sinistro prologo del solito matrimonio che non s’ha da fare. Quello delle riforme.
"Ma forse questa è la volta buona" - dice a liberalMassimo Cacciari - "e anche se non ne verrà fuori il miglior risultato possibile, i partiti sanno bene che dopo il governo Monti gli assi portanti del vecchio sistema politico non saranno più facilmente praticabili".
Professore, tutti hanno voglia di cambiare la legge elettorale, ma ognuno vorrebbe farlo a modo proprio. Si passerà mai dalle chiacchiere congiunte ai fatti?
Probabilmente non ne verrà fuori un sistema di voto coerente e del tutto funzionale alle esigenze del Paese. Ripristinare i collegi uninominali sarebbe la soluzione ottimale, in questo senso. E tuttavia si può pensare a un accordo su un maggioritario corretto in senso più proporzionale e all’abolizione delle liste bloccate.
Ma sul Porcellum la Lega sembra volersi mettere di traverso. Per il Cavaliere un ostacolo non da poco.
Non credo affatto che Bossi rappresenti ancora un problema. La decisione del Pdl di sedersi con il Pd al tavolo delle riforme è il segnale che lo strappo con il Carroccio è definitivo. Il Senatùr ha bisogno di difendere il proprio potere di nomina affinché i suoi fedelissimi possano arginare le pretese di Maroni anche nella prossima legislatura.
E se si dovesse arrivare davvero a una nuova legge elettorale, che tipo di schieramenti dovremmo immaginarci in campo, di conseguenza?
Per rispondere a questa domanda, bisognerà attendere le decisioni di Mario Monti. È lui che ha in mano il boccino. Se l’attuale premier dovesse risolversi a continuare a fare politica, sarebbe sostenuto dal Terzo Polo sull’onda dei risultati favorevoli conseguiti dal governo tecnico. A quel punto il Pdl dovrebbe convergere al centro. Un ragionamento che vale anche nel caso in cui Passera dovesse candidarsi, e che indurrebbe a anche il Pd a una decisione speculare.
In questo discorso ci sono parecchie variabili non secondarie, tra cui una generale assenza di leadership che premia Monti ma non necessariamente la stabilità futura di governo. Poi si dà per scontata la monoliticità dei partiti ma anche qui la realtà è diversa. Il Pd ad esempio vede diverse anime contrapposte e su temi non secondari (religione, energia, sindacato, lavoro, welfare, etica, etc.). Il Pdl cerca di capire tra tanti ex di qualcosa se c’è qualcosa o qualcuno che unisce oltre Berlusconi. Poi Monti. Tra tante possibilità, vista l’età ci potrebbe essere anche una candidatura a Presidente della Repubblica. I partiti non sono monolitici e non sono pochi, addirittura in parlamento si moltiplicano. Come si vede la situazione è confusa tanto che il punto non è tanto tagliare "le estreme" quanto che il paese e la politica interna ed estera trovino nuove e più credibili basi, in assenza delle quali la nave va alla deriva.