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di RobertaLemma giovedì 10 febbraio 2011 - 4 commenti oknotizie
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Sei nuove discariche, ecco il piano per Napoli e provincia

Sei nuove discariche, sconti sulla Tarsu ai Comuni che ospiteranno le discariche, compensazioni ambientali, (si tratta di soldi, come una mazzetta legale) per le amministrazioni comunali che accetteranno di ospitare le buche, via libera ai privati nella gestione degli impianti di tritovagliatura: questo il nuovo piano deciso da Palazzo Matteotti per uscire dalla crisi che attanaglia Napoli e tutta la regione da venti anni.

Assoluto silenzio sulle aree destinate a nuove buche da riempire con i rifiuti che invadono interi quartieri, l'unica zona certa è il nolano. Terzigno non verrà chiusa, né bonificata. Parte dei rifiuti finiranno in altre buche di altre regioni, tra queste la Puglia. Gli Stir di Tufino e Caivano saranno dati in gestione, tramite – regolare appalto – a dei privati. Il sindaco Iervolino ha pubblicamente esortato il governatore Caldoro ad impugnare i poteri che lo autorizzerebbero ad aprire buche ovunque decidesse di aprirle. Il sindaco Iervolino ha parlato di rischio epidemia, quando il primo nemico per la salute pubblica è proprio questo illegale sistema di gestione rifiuti. Ecco le dichiarazioni del sindaco di Napoli: "Non è colpa del presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro se, a 36 giorni dall'incontro di inizio gennaio a Roma, non sono ancora state individuate le discariche da realizzare. Non mi sento di accanirmi contro di lui perché ha incontrato difficoltà oggettive.

Non è colpa sua, ma del principio di provincializzazione che è assurdo. Abbiamo cercato con forza di far saltare questo principio nel decreto legge poi convertito - ha sottolineato Iervolino - e l'unico spiraglio è quello previsto dalla legge che prevede il potere-dovere per Caldoro di intervenire".

La Iervolino si schiera con Cesaro e contro Caldoro. La Iervolino si rende forse complice di un uomo più volte indagato per il reato 416 bis? Dare la gestione degli Stir a dei privati senza venga fatta pulizia e giustizia nei palazzi istituzionali è come autorizzare l'illecito perché è chiaro che a gestire questi impianti saranno gli amici degli amici. Come è avvenuto fino ad oggi. Senza contare che un bene e un servizio pubblico, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, per sua natura, non può essere dato in gestione a delle ditte private, a delle spa che punteranno al guadagno, al profitto e non alla qualità del servizio svolto.

Non una parola sugli impianti di compostaggio, sulle oasi ecologiche, sul come e dove smaltire il vetro, la carta, la plastica. Si parla solo di discariche e di inceneritori, due cose che fanno fare soldi alla camorra e agli amici imprenditori. Ci sono sette impianti di compostaggio commissionati e costruiti nel 2002, pagati e mai ritirati. Sono decenni che si denuncia la mano della camorra e la complicità dello Stato in Campania. Procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore: “l’emergenza rifiuti è dovuta alla mancata volontà politica di risolvere il problema della spazzatura, altrimenti in tanti anni lo si sarebbe fatto. Mi riferisco a tutti quelli che in questi sedici anni di emergenza hanno ricoperto ruoli di responsabilità a livello centrale e locale. È inutile cercare alibi, la situazione è sotto gli occhi di tutti”. Il procuratore quindi punta il dito e indica i responsabili ma, la giustizia, è una lenta macchina continuamente sabotata. Tommaso Sodano, consigliere provinciale della Federazione della sinistra, autore del libro La Peste, dove svela altri retroscena legati al traffico dei rifiuti, si lancia contro la società Sapna di Luigi Cesaro, presidente della provincia di Napoli, ex protetto di Rosetta Cutolo. A Terra rivela: La Sapna è una società pubblica che avrebbe dovuto agire per risolvere l’emergenza redigendo il piano industriale, il piano d’ambito, supportare la raccolta differenziata e tutto quanto necessario per uscire dalla crisi rifiuti. Ma la gestione degli impianti è arrivata sotto la sua competenza solo nel 2011. Intanto, però, la società è stata capace di spendere 2.418.072,19 euro per il costo totale del lavoro nel 2010, quando di fatto le sue competenze erano pressoché zero.


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