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Se tutto spiega il tutto, tutto è spiegato! Vasco Rossi incontra Spinoza

E’ questo uno di quegli argomenti difficili e complessi da trattare. Forse da evitare. Non perché scabrosi o particolarmente violenti. La difficoltà consiste soprattutto nel fatto che, una volta proposti, non si sa mai come concluderli, se mai una conclusione vi può essere.
 
Mi riferisco alla questione di come, in forma individuale e collettiva, riusciamo a spiegare la realtà che ci circonda. In effetti si tratta di qualcosa che, in modo cosciente o meno, facciamo ogni giorno della nostra esistenza. Ma forse è proprio questa presunta routine a renderla insidiosa.
 
Devo ammettere che anche io l’avrei evitata con piacere se non mi fossi imbattuto in uno dei successi di Vasco Rossi. Non sono particolarmente amante della musica e dei testi di Vasco ma Un senso mi ha indotto a qualche ragionamento che tenterò di riprodurre in modo sintetico e, spero, comprensibile.
 
Nel testo della canzone Vasco Rossi vuole trovare un senso alla sua vita, alla sua storia, alla sua condizione. Ammettendo subito che, nell’immediato, un senso non c’è. Diciamo meglio, non lo trova.
 
Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha
 
Questo nelle strofe, ma tutto sembra cambiare nel ritornello che ci riempie di speranza
 
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
 
Si tratta, tutto sommato, di una posizione più volte rivendicata dal cantante il quale non fa mistero di volersi rifare ad uno dei padri della filosofia come Baruch Spinoza. Oggetto di citazioni, sembra, anche nel corso dei suoi popolatissimi concerti. Due piccole precisazioni. Da una parte Spinoza è uno di quegli autori che si presta particolarmente a citazioni, per la complessità e per lo stile. Dall’altro diamo per scontate le conoscenze filosofiche del cantante.
 
In effetti qualcosa di spinoziano c’è in questa canzone che ha il merito di riportare, all’attualità, le tesi di questo precursore del pensiero moderno. Infatti, con le dovute semplificazioni, a Spinoza si deve l’idea che la sostanza agisce esplicando in modo necessario la sua razionalità. L’intelligibilità all’essere umano razionale è quindi insita nelle cose, che contengono già un unico principio che spiega le cose stesse. Un’idea non nuova che è appartenuta certamente alla scuola neoplatonica ed in qualche modo allo stesso Giordano Bruno. Un’idea che sicuramente era stata una chiave di volta, ed un compromesso, per trattare della natura senza disconoscere l’esistenza divina. Anche se, nel caso di Spinoza e, soprattutto di Bruno, con severe condanne da parte delle autorità. Si tratta, in soldoni ripeto e con le dovute precauzioni, del principio platonico dell’Anima mundi e dell’Uno. Come si può intuire una visione olistica attualmente ripresa, rimaneggiata e vulgarizzata anche da altre tendenze come la New Age e le sue successive declinazioni.
 
Fatta questa minima premessa, ciò che appare interessante è capire se la spiegazione delle cose risiede in qualcosa che appartiene alle cose stesse. In poche parole il senso esiste già nelle cose o siamo noi che ce lo diamo? Bella domanda. La cui risposta non può essere lasciata al buono e bravo Vasco o alla lettura delle scuole filosofiche di cui si è sentito parlare ai tempi del liceo.
 
Una domanda però alla quale eludiamo, coscientemente o incoscientemente, con sempre maggiore difficoltà di fronte ad una crescente complessità, ed in un certo senso ad un balcanizzazione, della realtà. Questa si rivela solo falsamente leggibile in modo unitario, se non attraverso una confusione ed una migrazione continua di concetti appartenenti a diversi contesti e discipline. Un senso unitario, ed unico, nelle cose è una sorta di generosa semplificazione che, da una parte, ci appare fornire una rapida spiegazione, dall’altra è il prezzo di una tale riduzione e mistura da rendere il risultato assolutamente inutilizzabile. Esso è solo una sorta di palliativo che ci consente di proseguire quotidianamente. Una prosecuzione che però ci diventa sempre più difficile dal punto di vista logico e pratico. Ed è soprattutto questo aspetto a rendere sempre più evidente ed insoddisfacente il nostro rapporto con la realtà. Di questa, forse, dovremmo infine riconoscerne l’esistenza e la non decifrabilità a buon mercato.
 
Forse dovremmo iniziare a pensare e spiegare in maniera sempre più complessa arrivando a “distinguere senza disgiungere ad associare senza identificare o ridurre”. E forse qualche dubbio si è insinuato anche nello spinoziano Vasco se così conclude la sua canzone:
 
Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha
 
Ma il ritornello oramai era stato già scritto.
 
 
Bibliografia minima
 
- Armando Torno, Accusato di empietà, amato da Hegel e Vasco Rossi: ora c’è tutto Spinoza, Corriere della Sera, 6 aprile 2010
- Giuseppe Saccaro Battisti (a cura di), Il pensiero di Baruch Spinoza, Loescher Editore, 1981
- Edgar Morin, Introduction à la pensée complexe, ESF èditeur, 1990

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