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Se questo è il mondo: riflessione etica e sguardo sociologico

 

di Adolfo Fattori
 
ETICA OGGI Fecondazione eterologa, «guerra giusta», nuova morale sessuale e altre grandi questioni contemporanee di Michela Marzano, Erickson, Trento, 2011 / pagine 125, € 10,00
Oppressione dell’uomo sull’uomo, nuovi percorsi dell’affettività, ridefinizione delle frontiere della responsabilità individuale, degrado della natura e saccheggio delle risorse naturali come cifre del nuovo millennio, verrebbe da dire. Non gli unici fenomeni che esperiamo, certo, ma comunque tutti ben presenti alla nostra attenzione di continuo, a fornire fertile materia per riflessioni e dibattiti in cui moralisti, bloggisti, opinion makers possano esercitarsi.
Ma questi sono temi che interessano, per loro natura, la filosofia morale – l’etica – e la sociologia, anche se con uno sguardo almeno in parte diverso. E Michela Marzano, ordinaria di filosofia morale a Parigi, in Etica oggi coglie l’occasione per applicare ai fenomeni di cui scriviamo gli strumenti dell’etica, attualizzandola, mentre i sociologi possono cogliere a loro volta l’occasione per aggiungere il proprio punto di vista alle stesse questioni.
 
L’illusione di costruire un “mondo a misura d’uomo”, rimodellato cioè in modo da assicurare la soddisfazione dei bisogni umani, ma senza per questo essere distrutto (Hughes, 2006), appare un utopia irrealizzabile, quasi che i processi che si innescano producano più effetti collaterali negativi che sviluppi positivi (Tenner, 2001): l’ambiente è violentato, le guerre continuano a scoppiare ed essere combattute, le stesse tendenze sociali prodotte dalla modernizzazione spesso sono represse, il tutto sotto la supremazia della mano, niente affatto “invisibile”, del mercato (Napoleoni, 2008).
 
Tutti fenomeni che ci colpiscono collettivamente, ma con articolazioni differenti, direi… Se da una parte, infatti, abbiamo i temi legati all’ambiente, al rapporto con gli animali, che quindi riguardano di più il mondo “di fuori”, dall’altra parte altri fenomeni – guerra e tortura, fecondazione assistita ed eutanasia, sesso e affettività – fanno riferimento al mondo più direttamente “umano”, sociale, alle nostre vicende personali, alla condizione umana nella tarda modernità.
La Marzano “estrae” quindi la filosofia morale dalla sfera dello studio astratto delle questioni per applicarla ai conflitti e alle dinamiche concrete in cui siamo coinvolti, considerando che “… ciò che più conta per gli esseri umani … è la possibilità o l’impossibilità… di accedere alla condizione di soggetto” (p. 37), e definire “ l’oggetto stesso dell’etica…” come “… la considerazione della fragilità della condizione umana.” (p. 95).
 
Come assicurare l’affermazione dello status di individui responsabili e liberi tenendo conto delle difficoltà connesse intrinsecamente all’essere umani? Questo l’interrogativo di fondo che si pone alla filosofia contemporanea. Che non può rischiare di esprimersi in astratto, ricadendo così nella metafisica, cosa che assolutamente Michela Marzano vuole evitare. E forse su questo la sociologia può esprimersi.
 
Perché non solo i temi che affronta la studiosa, ma anche lo stesso modo in cui li declina e li discute, sono fenomeni sociali, e quindi sono oggetto della sociologia, “… e cioè l’idea che la modernità si fa della società e del sociale” (Cavicchia Scalamonti, 2002, p. 10).
 
Temi che assumono un’articolazione del tutto nuova nella tarda modernità. La guerra “giusta”, per esempio: non più giusta in nome di un dio fungibile e capriccioso, ma nei termini di principi laici e umanitari; o l’attenzione alla natura, come nel caso degli animali: una dimensione di una pietas e di un’empatia che si allarga a tutti gli esseri capaci di sensazioni…
 
Una sensibilità recente, che risale – a ben guardare – alla seconda metà del Novecento. In fondo, la prima guerra esplicitamente “giusta” in nome di un’umanità di uguali è stata quella contro nazismo e fascismo, contro una barbarie selvaggia e disumana che avrebbe corrotto l’intera Umanità – e l’umanità singola di ognuno di noi – ma che si è imposta come davvero tale solo dopo la conferma dei campi di sterminio e dell’operazione di macelleria totale allestita dai nazisti, seguiti, peraltro con determinazione e diligenza, circa mezzo secolo dopo dai loro epigoni in Rwanda, Bosnia, Kosovo, e altrove.
Certo, anche in precedenza le guerre venivano gabellate come “giuste”, ma in nomi di ideali trascendenti e astratti – il suolo patrio, la stirpe, la fede, dove naturalmente la propria era sempre quella “vera”. Con la Seconda guerra mondiale si inaugura una nuova prospettiva: la guerra è giustificata quando gli organismi internazionali la combattono per difendere dalle aggressioni ingiustificate, o proteggere i civili. Tutto, quindi, molto laico. Solo che, per forza di cose, i civili pagano un prezzo comunque: le guerre “chirurgiche” sono solo un “idealtipo” – presumibilmente irraggiungibile, come racconta Elvira Dones in Piccola guerra perfetta (2011), confermando con la narrativa le considerazioni di Zvetlana Broz in I giusti nel tempo del male(2008; Papa G., 2008). Contraddizioni insanabili, su cui si concentra la Marzano (pp. 75 e segg.).
Altrettanto cruciali sono gli altri temi sollevati: “fine vita”, fecondazione eterologa, sessualità. Alla base, una nuova sensibilità nei confronti del corpo, del suo rapporto con l’identità di ognuno di noi – con la nostra auto riflessività – quindi con diritti che oggi cominciamo a percepire e rivendicare come fondamentali (Galofaro, 2009;Papa P., 2009)…
 
Qui l’etica diventa strumento di analisi delle istanze di espressione di una propria progettualità di vita (Cfr. Beck, 2008), della rivendicazione del diritto a scelte cruciali – quando riguardano la realizzazione della propria singolarità, unicità – della spinta all’essere se stessi.
 
Rivendicazione bizzarra, ossimorica, se si vuole, a rischio di relativismo, come ad esempio sostiene Charles Taylor in Il disagio della modernità (2006), e di narcisismo feticistico, come sottolinea Louise Kaplan in Falsi idoli (2008). Ma espressione di istanze reali, organiche alla dimensione tardo moderna, complessa tecnologicamente, altamente individualizzata, avvertita come “rischiosa” e nello stesso tempo seducente, in cui convivono e confliggono spinte centrifughe e centripete. Anzi, forse, il luogo dove precipitano tutte le questioni in gioco, dove si verifica quella unicità del Sé, fatta di corpo e coscienza, indicata già da Immanuel Kant, e di una sua necessaria implicazione, la singolarità assoluta di ognuno di noi.
 
E che ci fa premettere che non solo – e non tanto – è nuovo l’applicarsi dell’etica a temi concreti, sempre più quotidiani, quanto sono nuove le declinazioni di quei temi nel tardo moderno – tanto da mettere in scacco potenzialmente tutte le scienze umane e sociali.
 
E allora partiamo dal come insieme di fisicità e interiorità. Che negli anni Cinquanta, sotto gli stimoli del mercato e del desiderio spinge per liberarsi, per soddisfare le sue istanze profonde, per liberare l’affettività in pieno.
E che adegua alle offerte del mercato – della “società dei consumi” – le sue richieste, ma contemporaneamente rivendica di realizzare la sua interiorità appieno. Il che, se negli anni Cinquanta avviene attraverso i “dirty dancing” di un film di qualche anno fa (Ardolino, 1987), nei Sessanta rivendicherà l’amore libero e l’esplorazione di nuovi stati di coscienza (Fattori, 2008) e di seguito le rivendicazioni femministe, ed oggi afferma il diritto al controllo completo della propria biografia, dal diritto di avere figli, a quello di morire consapevolmente, a quello di vivere la propria sessualità senza dover nascondere le proprie scelte.
Istanze attorno alle quali si combatte un conflitto inevitabile fra nuove “sensibilità” diffuse, culture conservatrici, istituzioni organicamente lente ad adeguarsi agli esiti delle trasformazioni sociali.
 
Un conflitto al centro del quale è il corpo, il suo statuto, la sua proprietà. E che si intreccia con le spinte al relativismo e all’infantilizzazione (Cfr. Bruckner, 2001), certo, con le “tentazioni” del mercato, anche, ma che è stimolato anche dallo sviluppo dei nuovi orizzonti dell’identità nel web (Caldieri, 2011) e del postumano (De Feo, 2009).
 
Le riflessioni di Kant sull’inseparabilità di “anima” e corpo diventanoquindi, il “punto d’appoggio” comune di etica e sociologia per riflettere sul tempo in cui viviamo, e sugli uomini e le donne che lo abitano, il punto di partenza per descrivere la dimensione sociale dell’agire, le prospettive dell’accesso “alla condizione di soggetto” pur riconoscendo “la fragilità della condizione umana”.
 
Letture
Beck U., Costruire la propria vita, Il Mulino, Bologna, 2008.
Broz S., I giusti nel tempo del male, Erickson, Trento, 2008.
Bruckner P., La tentazione dell’innocenza, Ipermedium, Napoli, 2001.
Caldieri S., Spazi sintetici, Liguori, Napoli, 2011.
Cavicchia Scalamonti A. Introduzione in Landsberg, 2002.
De Feo L., Dai corpi cibernetici agli spazi virtuali, Rubettino, Soveria Mannelli, 2009.
Dones E., Piccola guerra perfetta, Einaudi, Torino, 2011.
Fattori A., Viaggio psichedelico all’alba dell’era neoterica, in “Quaderni d’Altri Tempi” n. 14, 2008, http://www.quadernidaltritempi.eu/r...
Galofaro F., Etica della ricerca medica ed identità culturale europea, CLUEB, Bologna, 2009.
Hughes T., Il mondo a misura d’uomo, Codice, Torino, 2006.
Kaplan L., Falsi idoli, Erickson, Trento,2008.
Landsberg P. L., Teoria sociologica della conoscenza, Ipermedium, Napoli, 2002.
Napoleoni L, Economia canaglia, Saggiatore, Milano, 2008.
Papa G., Svetlana Broz: storie di ordinaria follia genocida, in “Quaderni d’Altri tempi” n. 17, 2008, http://www.quadernidaltritempi.eu/r...
Papa P., Eluana Englaro di Francesco Galofaro, in “Quaderni d’Altri Tempi” n. 20, 2009, http://www.quadernidaltritempi.eu/r...
Taylor C., Il disagio della modernità, Laterza, Roma-Bari, 2006.
Tenner E., Perché le cose si ribellano, Rizzoli, Milano, 2001.
 
Visioni
Ardolino E., Balli proibiti, Usa, 1987.

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