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 Home page > Tribuna Libera > Scuola. Di riforma in riforma, da male a peggio

Scuola. Di riforma in riforma, da male a peggio

Sulla scuola ci raccontiamo tante fandonie. Le pretendiamo vere, per non criticare l'istituzione che ci ha almeno in parte formato, ma fandonie restano. 

La prima e più evidente tra queste è quella che vorrebbe che la scuola sia, come dovrebbe essere, una fonte di cultura. Cito spesso, a questo proposito,lo storico dell'arte inglese Kenneth Clark e il suo “la cultura di un uomo è la somma della sue curiosità”. Se è così, e io sono convinto sia così, la nostra scuola ha in buona misura fallito il più importante dei propri compiti.

Di che parlo? Secondo gli ultimi dati Istat, la metà dei diplomati italiani (e oltre il 20% dei laureati), una volta completati gli studi, non legge neppure un libro l'anno. Possiede un “pezzo di carta” ma non ha, con tutta evidenza, la minima curiosità; non ha, appunto, la minima cultura.

Un risultato che non migliorerà pagando un poco di più gli stessi insegnanti per fare, con gli stessi metodi, il lavoro che fanno ora.

Ancora peggio l'idea di estendere gli orari delle lezioni. Questi, se per caso, andrebbero accorciati, non allungati. Poche materie fondamentali, per relativamente poche ore settimanali, e tanto tempo libero proprio per soddisfare quelle curiosità gli insegnanti dovrebbero esser riusciti a stimolare. L'unica cultura di cui abbia senso parlare, rimarchiamolo, nasce da un personale percorso di ricerca. Il resto? Nozioni di cui dopo pochi anni non resta nulla. Detto questo, va benissimo che, come promette Renzi, le scuole siano aperte giorno e notte, per offrire un centro d'aggregazione ai ragazzi. Sarebbe disastroso, però, se le ore passate in più a scuola fossero dedicate ad attività comunque gestite dagli insegnanti. Non si cresce, solo imparando a fare quel che ci viene detto quando ci viene detto. Non si capiscono appieno le proprie potenzialità interagendo con gli altri in un mondo controllato e in un modo codificato. Già oggi, vediamo ragazzini con agende fittissime; le cui giornate, tra scuola, corsi ed attività sportive, non prevedono momenti di tempo libero diversi da quelli passati davanti ad uno schermo. Vogliamo insistere su questa strada? Non prendiamoci in giro, poi, lamentandoci della mancanza di spirito d'iniziativa dei giovani. A quel modo si allevano solo polli di batteria. O bravi soldatini.

E si arriva al seconda colossale fandonia; quello secondo cui la scuola sarebbe uno strumento di promozione sociale. Statistiche alla mano, se per caso, nel nostro paese è accaduto l'esatto contrario: ad un aumento della scolarizzazione è corrisposta una riduzione della mobilità della nostra società.

Un caso? Se si ricorda dove come e perché è nata la scuola moderna, assolutamente no. E' figlia della battaglia di Jena, la scuola dell'obbligo. Il governo prussiano, vista la pessima prova fornita dai propri militari, fece proprie le idee di Fichte a riguardo e creò degli istituti statali in cui i giovani imparassero quel poco che era loro necessario per funzionare al meglio come sudditi e soldati. Dove fosse insegnato loro a leggere, scrivere, far di conto e, soprattutto, ad ubbidire restandosene al proprio posto. La nostra scuola, col professore in cattedra, le interrogazioni, i voti, ecc. ecc., è la copia sabauda di quelle scuole prussiane e svolge perfettamente il compito per cui queste furono disegnate due secoli fa: è uno strumento per il controllo delle energie giovanili; non un paio d'ali, ma un laccio. Una palla al piede che diventa ancora più pesante per i ragazzi infilati in quelle che, lasciate stare la retorica, non citate il fortunato singolo caso, sono a tutti gli effetti delle scuole di serie B; per tutti quelli che si ritrovano, già a 14 anni, ad avere gli orizzonti serrati da una formazione “tecnica”.

In questo, la maggiore integrazione tra scuola e mondo del lavoro proposta dal Governo promette solo di peggiorare le cose. Assolutamente inutile come strumento contro la dispersione scolastica (di grazia, nel Sud, dove questa raggiunge il 25%, i ragazzi a quale inesistente lavoro dovrebbero abbinare lo studio?) solo rende ineluttabile l'approdo dei giovani tecnici ad un disciplinato lavoro dipendente. Solo garantisce che i figli di quelli che oggi stanno sotto, là sotto restino.

P.S. Inserire in ruolo 150.000 precari, costerà ogni anno 600 milioni in più di quel che si spende ora per le corrispondenti supplenze. Con una cifra del genere si potrebbero comprare i libri di testo ad un paio di milioni di ragazzi provenienti dalle famiglie più disagiate. Bisogna considerare il triste presente dei precari? Dispiace per la loro situazione, certo. Lasciare che un solo ragazzo di 12, 13 o 14 anni abbandoni la scuola è però un delitto. Dare un piccolo ma significativo pre-salario, legato alla frequenza ed al rendimento, ai ragazzi provenienti da quelle stesse famiglie a “rischio di esclusione sociale” (una su due di quelle siciliane, tanto per fare un esempio), servirebbe davvero a frenare la dispersione scolasticae costerebbe inoltre una frazione minima di quanto è speso per mille altri e meno nobili scopi. Inutile pensarci. I ragazzi non votano, le loro famiglie non sanno. E poi non vorremo che davvero i figli degli operai, magari disoccupati, diventino dottori.

Foto: Leonardo Caforio/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.150) 4 settembre 2014 11:46

    Vorrei solo dire che la cosa più bestiale che sia stata compiuta , è il taglio delle ore di Laboratorio degli Istituti Professionali e delle materie professionalizzanti (Elettrotecnica, Elettronica, Meccanica) affidando la formazione pratica ai privati: vi posso garantire , e spassionatamente, che il risultato, è stato un vero disastro.........

  • Di (---.---.---.206) 4 settembre 2014 19:26

    TRE “ MATERIE “ DA  INSEGNARE : EDUCAZIONE, ELEGANZA, AMORE !

    =============================================================

     

    Nella riforma scolastica c’è assoluto bisogno di inserire tre importanti “materie” da fare studiare

    sia agli studenti, sia alla stragrande maggioranza degli adulti, in particolare a tutti coloro che ci

    rappresentano. Le materie sono: educazione, eleganza, amore. La scostumatezza pare sia pane

    quotidiano per molti, giovani e meno giovani. Non parliamo poi della volgarità nell’esprimersi e nei

    comportamenti. Pare che il divertimento più di moda sia: insozzare, vandalizzare, distruggere.

    Le virtù vincenti: l’arroganza, la prepotenza e la scurrilità.

    E’ deprimente. Forse sono i risultati dei “confusi comportamenti” di noi “figli del dopoguerra”

    che non abbiamo saputo  “guidare e amministrare bene” i passaggi generazionali;  forse sono le

    conseguenze degli esempi, sicuramente non tutti da imitare, che tanta parte della società “che

    conta” propina quotidianamente senza ritegno: corruzione, ruberie varie, immoralità, disservizi ecc. 

    Certo è che, giorno dopo giorno, precipitiamo sempre di più in un baratro di fango e di

    malcostume. Per quanto riguarda l’amore, attenzione, intendo “amore” per tutto ciò che facciamo, e

    mi riferisco soprattutto al lavoro. Il professionista, l’impiegato, il politico, il medico,

    l’infermiere, l’autista, il commesso, lo spazzino, l’artigiano, l’operaio, tutti, insomma, dovremmo

    amarlo veramente il nostro lavoro. Amarlo significa operare bene, con diligenza, con serietà,

    onestamente. Solo impegnandoci a “studiare”, ad “apprendere” e ad “applicare” tutte le regole

    di queste tre materie inizieremo il difficile ma necessario cammino per risalire la china e sperare in

    una società migliore, per il bene di tutti.

    Raffaele Pisani, appassionato di poesia e napoletano a Catania

    raffaelepisani41@yahoo.it

    www.raffaelepisani.it

  • Di Persio Flacco (---.---.---.176) 5 settembre 2014 13:16

    Quello che lei scrive, caro di Shuler lo condivido in linea di principio ma lo ritengo irrealistico.
    Nessuna società rinuncia a formare "bravi cittadini" che garantiscano la sua continuità, la continuità dei suoi valori e, in sostanza, la continuità del potere che la governa.
    In tal senso pensare che la Scuola possa dedicarsi a formare "persone libere", che voglia fornire ai giovani gli strumenti che potrebbero mettere in discussione la società e i suoi equilibri lo giudico irrealistico.
    Per quanto mi riguarda mi contenterei che la Scuola fornisse una buona e solida formazione assieme alla inevitabile educazione ad essere bravi cittadini. Perché una buona formazione offre al giovane la possibilità, se lo vuole, di diventare una persona libera, e non solo rimanere un bravo cittadino.

    Riguardo al valore formativo della curiosità sono d’accordo, credo anzi che sia questo tema introduca ad una riflessione sul vero nodo centrale nella riforma della Scuola, non qualche soldo in più ai docenti, non la cura degli edifici scolastici e nemmeno la selezione qualitativa e meritocratica degli insegnanti.

    Tutti questi temi sono importanti, certo, ma non è da questo genere di riforme che deriva lo stimolo alla curiosità.

    Vivere in un edificio scolastico malmesso, con insegnanti sottopagati e con una preparazione approssimativa non inibisce necessariamente la voglia di conoscere.
    Eppure sembra che la Scuola italiana (degli altri Paesi non saprei dire) viva uno stato di profonda malinconia, di mancanza di stimoli e di prospettive. Sembra che abbia davanti a sé un orizzonte vuoto.

    Ad iniziare dai giovani, che sembra abbiano perso non solo la voglia di cambiare il Mondo: che dovrebbe essere il loro "mestiere", ma anche il vocabolario dove sono scritte le parole per cambiare il Mondo.

    A parte l’impegno per l’ecologia: un impegno senza speranza, chiuso com’è dall’incapacità di razionalizzare il rapporto dell’utopia di un Mondo che torna sui suoi passi per salvare il Pianeta con la realtà immanente di un Sistema pervasivo che pone le esigenze di crescita economica sopra ogni cosa.

    O l’impegno umanitario per il Terzo Mondo, anch’esso chiuso dalle ferree "esigenze di sviluppo".

    Pura sopravvivenza, non utopie.

    L’unica propsettiva che rimane è fare soldi, avere successo, diventare "popolari" sui social. Ma questo è esattamente il contrario di voler cambiare il Mondo.

    E senza l’energia rivoluzionaria dei giovani la Scuola dove dovrebbe trovare lo stimolo alla curiosità che la spinge avanti?

    E dove dovrebbero trovare i giovani le parole che descrivono l’utopia che cambia il Mondo se i loro padri le hanno perdute prima di loro, se hanno perso il coraggio di dire le parole che rompono il conformismo, che creano scandalo, che aprono prospettive nuove nelle quali credere?

    Di certo non è questa la riforma che Renzi ha in mente.

  • Di (---.---.---.234) 6 settembre 2014 11:52

    Cari amici ( e per inciso sottoscrivo in toto il primo commento ) ,valga la seguente semplice relazione biunivoca : una buona scuola implica una buona società .
    Noi non abbiamo una buona scuola perché non abbiamo una buona società e viceversa.
    E’ pura utopia ,e qui mi ritrovo con Persio ,pensare di riformare la scuola senza riformare profondamente la società ,rivedendone le regole sociali ,gli stili di vita e i rapporti tra cittadino ed istituzioni.
    Il paradosso è che una scuola che non funziona è l’effetto di una società che non funziona ma è contemporaneamente anche la causa di una società che non funziona . Insomma come il cane che si morde la coda .

    A Daniel ,che se ho ben capito propone di ridurre le ore degli insegnanti ,dico che in epoche ormai lontane e per brevi periodi ,ho fatto l’insegnante in un liceo scientifico e in un istituto tecnico .Il mio titolo di studio mi metteva a disposizione , da subito e a differenza delle allucinanti graduatorie di miei colleghi destinati a eterne supplenze , una cattedtra fissa (avevo perfino una scelta) . Mi hanno per anni tampinato con telefonate ad ogni ora perché rimanessi nella scuola . Non l’ho fatto e non mi sono mai pentito.A parte i tre mesi pieni di ferie (caso unico mondiale , orario 18 ore settimanali a parte rari consigli di istituto ,ricevimento genitori ecc. ,dopo di che a casa . Domanda a far che ? Sicuramente qualcuno ad aggiornarsi e a preparare le lezioni ,probabilmente a correggere compiti , ma la stragrande maggioranza a dare lezioni private (regolarmente in nero ) oppure a procurarsi un hobby con cui passare le giornate ( pesca ,sport .... ) .Ovvio che poi lo stipendio non sia un granché .

    Ergo propongo di aumentare la presenza degli insegnanti in istituto ,con relative strutture a disposizione , ad 8 ore giornaliere (pausa pranzo esclusa ) x 5 giorni /sett . Mattina lezioni ,pomeriggio ricevimento (gratuito ) studenti per sostegno o chiarimenti ,correzione compiti ecc...Timbrare cartellino ,please .
    Conseguente e proporzionale adeguamento di stipendio ai 40 diciottesimi ,che al netto delle maggiori ritenute diventa quasi il doppio di quello attuale, come in tutta Europa ,esclusi paesi pig (come il nostro ) .

    Dite che Renzi lo farà ? 

  • Di (---.---.---.249) 6 settembre 2014 19:27

    Prurigine >


    La dialettica sulla fecondazione eterologa sta mettendo in luce delle macroscopiche incoerenze.

    Compito della scienza medica è di superare e/o rimuovere le patologie di un singolo individuo.

    Nel caso del diritto della coppia alla genitorialità, il ricorso alle terapie mediche non può che essere indirizzato a “favorire” la trasmissione del patrimonio genetico di entrambi i componenti. Altrimenti non mancano “soluzioni naturali” in grado di offrire la “cercata” discendenza.


    Ancora.

    Non si capisce in base a quale principio si assuma come del tutto “incoercibile” la determinazione alla genitorialità di una coppia e non quella di un soggetto singolo.

    Tanto più che in base ad una non ben definita “verità” scientifica si intende discriminare tutti gli over 40 con il divieto di praticare la fecondazione eterologa.

    Per non parlare dei limiti alla natalità “pilotata” e dei rapporti discendenti da tale tecnica procreativa.


    Resta una realtà innegabile. Di fatto si sta aprendo la “breccia” verso una nuova specie umana, di Genere Eugenoma

  • Di (---.---.---.251) 6 settembre 2014 20:39

    Veramente l’articolo proponeva di ridurre le ore agli STUDENTI!

    Siete talmente abituati a pensare solo agli insegnanti, che quando si parla di studenti pensate ad un errore tipografico.
    • Di (---.---.---.78) 7 settembre 2014 08:24

      E come le aumenti le ore di lezione ? Guarda che sono ore di lezione anche quelle dedicate al recupero di chi ha difficoltà ,ai sostegni ecc.. . A quelle mi riferivo.
      Oltretutto si eliminerebbe lo sconcio tipicamente nostrano delle lezioni a pagamento e in nero .
      E poi dove sta scritto che l’orario base delle lezioni per gli studenti deve diminuire . E poi per fare che ? Per andare al bar ? Dalle 13 in poi (eccezion fatta per i laboratori ) non ti basta ?
      C’è bisogno di più scuola (buona ) e non meno scuola ,caro amico ,specialmente nelle aree più difficili del paese ,come quelle dove si va in tre in motorino ,senza casco e senza documenti.

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