L'importanza della peggior televisione nella de-selezione della nostra classe dirigente. Ho seguito con estremo interesse la seconda lezione di Romano Prodi trasmessa dalla 7.
Parlava di disuguaglianze, il Professore, e lo faceva esprimendo le proprie convinzioni con assoluta chiarezza, attingendo alla messe d'esempi fornitagli dalla sua vasta esperienza.
Non tutte le sue idee erano originali e in molti casi coincidevano con le mie. Di questo, lo confesso, mi sono inorgoglito: se uno così la pensa come me, mi sono detto, vuol dire che inizio a capire qualcosa di questo mondo.
E' l'unico dei nostri politici attuali che mi faccia questo effetto e la cosa ha pochissimo a che vedere con la sua biografia e nulla con la sua ideologia; non sono mai stato democristiano (reputo il partito confessionale una delle cause del nostro ritardo di democrazia) e non sono di sinistra.
Ha tutto a che vedere, il mio rispetto nei suoi confronti, con la sua preparazione e con la sua capacità di esprimersi.
E’ lo stesso rispetto che provavo per molte figure della nostra vita pubblica del recente passato; che mi faceva assistere ammirato ai dibattiti tra Almirante e Pannella, per citare un celebre esempio, e mi faceva aprire bene lo orecchie quando in televisone compariva la pipa di Luciano Lama.
Lo stesso, diabolico, Andreotti, di cui pensavo e penso tutto il male possibile, quando parlava di relazioni internazionali meritava, se non sempre d’essere creduto, d’essere ascoltato.
Era, quella della Prima Repubblica, una classe dirigente che, con tutti i suoi difetti, tale sembrava; forse i suoi uomini non erano il meglio d’Italia (e negli anni 80, moralmente certo non lo erano) ma avevano una preparazione e delle capacità superiori a quelle delle stragrande maggioranza dei cittadini.
Credo che all’onorevole Scilipoti i nostri libri di storia riserveranno un posticino.
Come Achille Starace per il fascismo, è una macchietta che ben rappresenta la più generale miseria intellettuale degli uomini e delle donne che abbiamo selezionato per guidare il paese. Personaggi che sono il peggio d’Italia, culturalmente, o sono prossimi ad esserlo.
Sono i monumenti all’ignoranza, ministri semianalfabeti e parlamentari incapaci di parlare correttamente l’italiano, che vediamo pavoneggiarsi nei salotti e nei trani televisivi; quasi mentecatti evidentemente incapaci di comprendere i termini delle stesse questioni di cui stanno discutendo, quando queste si discostano dalle polemiche della politica politicante.
Dopo aver riso amaramente di Mimmo “Pierino” Scilipoti, dovremmo chiederci dove stiamo sbagliando; com’è possibile che il livello della nostra politica sia caduto tanto in basso.
Certo la legge elettorale ha le sue colpe; certo la voglia dei capi-partito di circondarsi di mezze figure per non veder sfidata la propria autorità ne ha altre.
Tante colpe, e ovviante mi riferisco a personaggi ben più noti di quanto non fosse Scilipoti fino a poco fa, ne ha anche il modo in cui è trattata la politica dalla televisione; da quello che per la maggioranza degli italiani è ancora il principale o unico mezzo d’informazione.
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