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di Emanuele Arzà (sito) martedì 9 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Schiavi del monoculturalismo: troveremo il tempo per aprire le menti?

Quello che vado ripetendo da giorni è che tira una brutta aria. E non è una frase fatta, di quelle che si buttano lì per sdrammatizzare.

Tira proprio una brutta aria: non mi preoccupa il periodo di crisi finanziaria (si spera vada come i biblici sette anni di vacche magre che si alternano con altrettanti di vacche grasse), non mi preoccupano le beghe politiche (per quanto più o meno aspre siano rispetto al passato, ci sono sempre state nella storia repubblicana).

Mi preoccupa questa tendenza pressoché quotidiana al monoculturalismo forzato: l’impressione è che tutto ciò che non sia inviso dalla maggioranza (non necessariamente politica, ma anche numericamente parlando, contando le semplici teste in un contesto generale) deve essere messo a tacere o quanto meno minimizzato, con ogni mezzo. Non so in altre parti in Europa e nel mondo quale sia la tendenza in questo campo ma l’impressione è che in Italia se non sei normodotato non devi pretendere nulla di più rispetto agli altri, rispetto a quello che hai già. Sei già portatore di diritti sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti: che ti lamenti? Alle volte l’impressione è che si chieda veramente troppo quando qualcuno si azzarda a rivendicare rispetto o attenzione. La differenziazione culturale spaventa. Badate bene: non parlo solo di disabilità ma anche di confronto con altre culture.

Talvolta si ha l'impressione di essere razzista o che il pensiero comune sia di stampo razzista. Non è proprio così. E' un problema a mio avviso molto più sottile. La paura di qualunque cosa sia diverso, non aspettato, non comune fa sì che sia a prescindere non voluto, non accettato. Non è odio nei confronti della diversità (salvo taluni casi...) ma credo sia più una concezione di distacco, di paura di esserne contagiati. E spesso non conta la propria opinione che talvolta potrebbe essere anche favorevole ma il sentire comune al quale ci si deve subito omologare pena l'autoemarginazione con gli annessi e connessi. E' anche questo ciò che mi preoccupa: il valore della propria opinione che viene sminuito.

Basta seguire il percorso alla Camera della legge contro l’omofobia.

Riporto le esatte parole dell’onorevole Rocco Buttiglione, come si evince dalla trascrizione del dibattito disponibile nel sito della Camera: “l’effetto vero che questa legge potrebbe avere, anche al di là delle intenzioni dei proponenti, sia quello di promuovere l’omosessualità come stile di vita in Italia. C’è una grande differenza tra il promuovere l’accettazione e l’integrazione degli omosessuali e il promuovere la diffusione di uno stile di vita omosessuale”. Stile di vita omosessuale?

Riporto pure le parole dell’On. Stracquadanio, sempre dalla stessa trascrizione: “Provo soltanto a leggere quello che scrisse sempre Pietro Ostellino in un articolo del 19 gennaio 2011, quando nel pieno della polemica sulle private frequentazioni del Presidente del Consiglio, ebbe il coraggio di dire che una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia, per dir così, partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per godere di un’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Aver trasformato in prostitute delle ragazze che frequentavano casa Berlusconi, dopo aver intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni, non è stata soltanto un’operazione giudiziaria bensì anche una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto eventualmente uso del proprio corpo.” Quindi perché il mondo ne è pieno allora quel comportamento è uno stile di vita?


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di Emanuele Arzà (sito) martedì 9 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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