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"Cosa vuoi fare da grande?" Questa insostenibile leggerezza dell’essere (VIDEO)

Sin da piccolo ho questa insaziabile fame di sapere e di apprendere qualunque cosa mi capiti a tiro: divoro libri su ogni argomento, enciclopedie, dizionari, frequento corsi online, senza però seguire un filo logico o coltivare una particolare vocazione per costruirci qualcosa. Il risultato di questo apprendimento disorganizzato e pasticcione sembra essere solo un accumulo di informazioni, cognizioni, nozioni ed immagini nel mio cervello, all’occorrenza utili ma non mi aiuta ad avere idee chiare su “cosa voglia fare da grande”. Tutt’ora, pur avendo 40 anni suonati, non ho ancora definito con chiarezza e convinzione un progetto di vita preciso. Questo fa sì che tutto quello che ho ottenuto non mi dia piena soddisfazione e non mi senta felice, appagato e realizzato. Da dove viene questo senso di malessere?

Non so fino a che punto abbia influito la mia condizione di sordo: sicuramente tutti i miei tentativi per non farla pesare agli altri e per mostrare, anche grazie allo stimolo dei miei genitori, che pur essendo “diversamente abile” non ero per questo inferiore a nessuno, hanno dato i loro frutti. Tuttavia, crescendo, mi sono trovato a fare i conti con un sistema di valori che in un modo o nell’altro tendeva a soffocare la mia fame di conoscenza: sia nel mondo della scuola sia in quello del lavoro questa mia “formazione confusionaria” non veniva né riconosciuta né incoraggiata. Spesso, quando frequentavo un corso che mi stimolava oppure mi trovavo a leggere un libro su un nuovo argomento mai esplorato, avevo l’impressione di perdere tempo.

Al giorno d’oggi il “Sistema” inculca sin da piccoli un obiettivo di vita: un qualunque lavoro che porti un reddito fisso a casa, una famiglia con figli ed hobby che vanno per la maggiore. Non importa se poi quel lavoro che hai ottenuto non è adatto alle tue potenzialità: l’importante è che porti a casa la sicurezza economica. Questa diventa il metro di giudizio del proprio successo nella vita: non importa se poi si sacrifica il tempo alla famiglia, agli hobby, alle passioni. Non importa se il tempo passato al lavoro sembra vuoto e inutile. Dal momento che quello è il solo obiettivo che conta, capita di buttarsi a capofitto alla ricerca di lavori “sicuri”, del tanto agognato posto fisso, senza preoccuparsi di vedere se sia proprio quello che volevamo fare da grandi.

Nonostante questo, questa “formazione confusionaria” mi ha formato per quello che sono ora: ho la consapevolezza di avere acquisito nel tempo una capacità di connessione e di adattamento alla realtà circostante, una visione di insieme più ampia ed una coscienza critica che mi porta ad ascoltare con empatia. Sono tutte abilità che agevolano nella ricerca delle soluzioni quotidiane, andandole a pescare tra quelle che mi permettono di agire in prospettiva nell’interesse di tutti. Inoltre ho questa voglia di imparare cose nuove e di creare connessioni con quello che già conoscevo per il piacere di costruire qualcosa di positivo. Mica una cosa da poco….

Fino ad oggi, tutto questo aveva assunto una connotazione negativa che mi ha portato molto spesso ad avere momenti di ansia alternati a momenti di euforia ma anche a momenti di depressione soprattutto quando mi trovavo in confusione, sballottato tra idee su come mettere a frutto le mie competenze, sminuite puntualmente dal “Sistema” che mi attira nella tranquilla ma opaca monotonia quotidiana.

Dico fino ad oggi perché casualmente mi sono imbattuto su TED in un video di Emilie Wapnick, una combinazione di artista, imprenditrice, musicista e blogger del sito Puttylike.com. In questo illuminante e divertente video, Emilie parla dei multipotenziali. Al termine della sua relazione, in soli dodici minuti mi ci sono ritrovato interamente. Per conciso non amo le etichette ma questa è stata in grado di definirmi e di darmi risposte ai mille perché che mi sono portato dietro in tutti questi anni.

Ora so di possedere una ricchezza particolare: posso considerarmi “diversamente potenziale”. Con questa visione chiara del sé sono ancora più convinto che il 2016 sarà un grande anno. Godetevi il video e fatemi sapere se per caso anche voi vi siete riscoperti “multipotenziali”. Almeno so di essere in buona compagnia.

Multipotenziali di tutto il mondo, unitevi!

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Dario (---.---.---.103) 17 febbraio 2016 12:49

    Ciao Emanuele (posso darti del tu?), abbiamo dei punti in comune e qualcuno no.

    Come te mi sono scoperto multipotenziale( o multipotenzialista) dopo una vita di divagazioni incredibili su mille interessi, credo di aver fatto di tutto.
    I miei amici mi chiamano il tuttologo senza accezioni negative, perchè so parlare di tutto con tutti. Fino a qualche anno fa in cui sono entrato in crisi perchè mi sentivo diverso, ed ho iniziato una carriera lavorativa richiesta dal mercato che mi ha portato ad oggi ad avere il cosiddetto "posto fisso", che per chi è come noi è rassegnarsi all’oblio mentale... fino a qualche giorno fa quando accidentalmente sono venuto a contatto con quel famigerato video e come te e come chissà quanti altri ho scoperto che anche io ho diritto di esistere in quanto diverso dagli altri.

    Anche io ho un altra diversità, ho un deficit del gh, che comporta una bassa statura(molto bassa), ma lì è stato più facile capire che non potevo permettermi o permettere a nessuno di trattarmi diversamente. 

    quindi paradossalmente soffro di più per non aver avuto un percorso lineare piuttosto che altro...ma a quanto pare non sono, non siamo soli. Siamo multipotenziali. 

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