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Roma, De Rossi e la mutazione che non ti aspetti

La Roma di Daniele De Rossi non si ferma più (anche il derby è stato portato diligentemente a casa), puntando decisamente verso la qualificazione alla prossima Champions League.

Il cambio della guardia fra Mourinho e l'attuale coach romano si è rivelato quanto mai opportuno, e dimostra una volta di più l'importanza del ruolo di “mister”.

La metamorfosi avuta dalla Roma in questi ultimi 2 mesi è stata qualcosa di inconsueto, con pochi riscontri nella recente storia del calcio italiano. La squadra capitolina, sotto la guida sapiente (?!) di J. Mourinho, era stata molto al di sotto delle sue possibilità. Dopo aver vissuto gran parte del campionato in bilico tra la mediocrità e la sufficienza stentata (se si eccettua qualche sporadico lampo, riconducibile a quei fuochi fatui che nel corso di un torneo interessano un po' tutte le compagini), nella parte conclusiva della gestione portoghese avvicinava addirittura la cadenza incerta e barcollante di un team votato alla retrocessione o quasi, screditando ogni previsione della vigilia. Ogni partita, anche quella sulla carta più abbordabile, assumeva le fattezze di un impegno impervio, dagli esiti spesso sfavorevoli. La squadra appariva confusa, smarrita, fiacca ed a tratti persino avvilita, quasi risucchiata da un vortice di negatività a cui nessuno sino a pochi mesi prima avrebbe dato il minimo credito. Pareva che da un giorno all'altro si dovesse dismettere la baracca delle illusioni, per prendere dimora chissà dove, magari esposti alle intemperie di un futuro incerto, approssimativo, tendente al nefasto. La tanto incensata impronta del tecnico lusitano sembrava essere stata cancellata da un novero di prestazioni che si discostavano parecchio dalle fiduciose aspettative che vi si riponevano, che così risultavano mal corrisposte. Ma la sensazione diffusa, quasi per ostinata riconoscenza ed incrollabile fede nei confronti dell'ex trainer dell'Inter, era che le cause di cotanta mutazione fossero da imputare esclusivamente ai giocatori, unici colpevoli della precaria situazione venutasi a creare. In tanti, infatti, si erano convinti che col “materiale” (scarso) a disposizione, non era legittimo attendersi qualcosa che andasse ben oltre la mediocrità. In sostanza il pensiero dominante scagionava Mourinho da ogni accusa e metteva impietosamente alla sbarra gli attori della verde arena, rei di essere qualitativamente inferiori alle attese. Così in tanti dopo il suo esonero si sono premurati di gridare all'ingiustizia, stracciandosi le vesti ed inneggiando al mister che neanche un paio d'anni or sono aveva avuto l'indiscutibile merito, dopo decenni di indigenza internazionale, di riportare i lupi sulla cuspide del continente, seppur sulla zona destinata alla bassa borghesia (ovviamente mi riferisco, metafore a parte, al trionfo in Conference Cup).

A sconfessare di netto la dottrina pro Mourinho ci ha pensato il nuovo arrivato D. De Rossi, neofita della panchina. Nel giro di poche settimane l'ex capitano della Magica ha demolito concetti e preconcetti, teorie, ideologie e credenze varie, dimostrando coi fatti l'esatto contrario di quanto si stava diffondendo fra l'opinione pubblica sportiva. Pur disponendo dell'identica materia prima avuta a disposizione dal suo predecessore, è riuscito contro ogni previsione a forgiare qualcosa d'inimmaginabile, attuando una trasformazione perentoria in grande stile. Il team timido e impacciato che si trascinava a fatica, sforzandosi non poco per eludere il baratro delle proprie potenzialità, è presto divenuto un pallido ricordo, cedendo spazio ad un'armata solida, compatta e volitiva, votata all'eccellenza. I giocatori hanno ritrovato rapidamente quella forza, quella tenuta e quella brillantezza che parevano essersi eclissate dietro una coltre di nuvole che non promettevano nulla di buono, e che anzi lasciavano presagire l'arrivo di temporali di forte intensità. Se con Mourinho la squadra giallorossa teneva un ritmo che per certi versi lambiva la zona salvezza, con il tecnico romano oggi sta mantenendo medie da Scudetto, traguardo incoerente con le premesse di un team costruito per inseguire ben altri obiettivi ma su cui da quelle parti avrebbero persino potuto puntare, se solo l'avvicendamento fra i due coach si fosse concretizzato qualche tempo prima.

La trasfigurazione compiuta da De Rossi è emblematica di quanto un allenatore possa incidere, nel bene o nel male, nel “bilancio” di una società. Per un piccolo miracolo sportivo destinato a rivalutare la figura, spesso contestata ingiustamente ed oltre i limiti, del trainer. Che a volte, è vero, somiglia ad un semplice accessorio di cui poter fare anche a meno, ma è altrettanto innegabile che in certi casi può essere in grado di far mutare risolutamente il corso degli eventi, veicolandolo ben oltre l'ovvietà. Vera o presunta.

 

 

Classifica Squadre

Inter 82 Milan 68 Juventus 62 Bologna 58 Roma 55

Atalanta 50 Napoli 48 Lazio 46

Torino 44 Fiorentina 43 Monza 42 Genoa 38

Cagliari 30 Lecce 29, Udinese, Empoli 28 Verona 27

Frosinone 26 Sassuolo 25 Salernitana 15

 

Classifica Marcatori

23 Lautaro Martinez (Inter)

15 Vlahovic (Juventus)

13 Giroud (Milan)

12 Dybala (Roma), D. Zapata (Torino), Gudmundsson (Genoa), Osimhen (Napoli)

11 Koopmeiners (Atalanta)

 

 

Alberto Sigona

9 aprile 2024 d. C

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