Il ragionamento da fare è semplice: se Lusi ha potuto sottrarre al partito di cui era tesoriere l’invidiabile cifra di 13mln di euro, a quanto ammonta il saldo in cassa di ogni partito politico?
La vera notizia è questa, a mio parere. Oggi, alla luce dei fatti di cronaca che vedono coinvolto Lusi, ex tesoriere della Margherita, per essersi indebitamente appropriato di 13mln di euro, il sipario deve aprirsi sulle “rendite” più o meno legali dei vari partiti politici italiani. Come sia possibile sottrarre una cifra così considerevole senza - sembra - che nessuno se ne accorga? Quanti milioni e milioni di euro erano quindi depositati nelle casse del partito?
Perché, se proprio vogliamo parlare di notizia, appunto, bisogna scandagliare sul come si sia reso possibile tutto questo. 13 mln di euro. Mica bruscolini. Mica qualche pezzo da cento sottratto ogni tanto, per farsi la paghetta extra.
Preferirei persino pensare che tutti ne erano a conoscenza di queste sottrazioni, altrimenti c’è davvero di che farsi venire la pelle d’oca, visto che il denaro tirato su nelle varie legislature dai partiti è tutto denaro pubblico. Cioè, nostro.
Sappiamo che nell’ultimo ventennio, sui finanziamenti ai partiti poi strategicamente fatti divenire “rimborsi elettorali” si è detto e si continua a dire di tutto.
Il famoso “rimborso” ha già in sé una sorta di connotazione di voto di scambio. In pratica, gli elettori e contribuenti, pagano ai vari partiti una sorta di costo del singolo voto. Ed i prezzi non sono certamente da saldi di fine stagione, visto che la cifra pro voto dell’ultima tornata elettorale relativa al 2008, è di ben 10 euro.
Ma qual è la normativa che regola i rimborsi elettorali? Bisogna tornare indietro nel tempo, alla metà degli anni ’90. All’epoca, ci si scandalizzò alquanto per i famosi finanziamenti ai partiti che fecero di Bettino Craxi il vessillo della mala politica dell’epoca. Ed erano i tempi di tangentopoli: non si poteva lasciar tutto com’era.
Troppo scandaloso in una Italia che ancora tentava di passar per onesta. Persino in ambito politico. Bei tempi.
Così, con un referendum abrogativo proposto dai Radicali, nell’aprile 1993 viene abrogata la Legge sui finanziamenti ai partiti. Abrogazione che aprì le porte alla nuova Legge sui finanziamenti ai partiti che da quel momento divennero “contributi per le spese elettorali. La Legge è la n. 515 del 10 dicembre 1993.
Si va avanti così per una legislazione, per arrivare al 1997 con la Legge N° 2 gennaio 1997 dal titolo: "Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici" che non fa che tornare indietro rispetto all’abrogazione effettuata grazie al referendum popolare di cui sopra: in pratica, un nulla di fatto che restituì ai partiti la stessa normativa in tema di finanziamenti.