Una vicenda drammatica, un fatto che non si vorrebbe credere vero ma che è successo.
Come anche è successo che una quantità sconvolgente di persone abbia inneggiato e continui ad inneggiare alla pena di morte per l'assassino, dimenticando che l'Italia è il paese che ha voluto la moratoria universale per la sua abolizione e che in questi giorni lotta per evitare la lapidazione e la pena di morte per Sakineh. Persone che si giustificano dicendo che la vorrebbero solo per i "crimini più odiosi" senza rendersi conto che non vuol dire niente, che la pena di morte o la vuoi o non la vuoi, non esistono "casi in cui" e, se anche esistessero, nessun uomo avrebbe il diritto di ordinarli in un'arbitraria scala di giudizio. Persone che urlano e strepitano senza fermarsi un attimo a pensare, a sopire l'istinto che in loro grida vendetta, vendetta per qualcuno che non conoscevano e di cui presto si dimenticheranno, ma liberano con impeto senza eguali la loro rabbia repressa, qualsiasi ne sia l'origine, sentendosi i difensori del giusto, coloro che soffrono perché sono belle persone mentre il mondo è pieno di mostri.
E allora descrivo l'accaduto con le parole loro e dei media, che descrivono il mondo e lo filtrano solo in base al loro essere per definizione i giusti e buoni, e poi lo descrivo come lo potrebbe descrivere il mostro, inframezzando parti della sua vera deposizione (in corsivo) con pensieri che potrebbe aver pensato, a formare una delle infinite possibili realtà che potrebbe aver vissuto nella sua mente in quei momenti.
Solo per dire che anche l'inimmaginabile si può immaginare, che si può riflettere anche su argomenti riguardo i quali non si è abituati o sembra scandaloso pensare, che facendo ciò non si manca di rispetto alle vittime e non si giustificano i carnefici, solo si cerca di non essere guidati dall'istinto e dall'isteria collettiva e ci si abitua a coltivare la capacità di mettersi e mettere in discussione: grazie alla quale, fra l'altro, si giunge necessariamente a ritenere inammissibile ogni decisione radicale come la pena di morte.
"Ecco allora cosa è successo in quella tragica, maledetta giornata.
Era una splendida giornata di sole, Sarah era d'accordo con la cugina Sabrina per andare insieme al mare, dovevano trovarsi con l'amica Mariangela che sarebbe passata in auto a prenderle. Sarah esce di casa, indosso i pantaloni corti, la maglietta e il costume, con sé lo zainetto e l’asciugamano. E' una ragazza semplice e pulita, è felice come ogni ragazza della sua età che sta per andare al mare con le amiche, non conosce ancora il destino tragico che l'attende. La strada che separa la sua casa da quella della cugina è breve e Sarah la percorre a piedi, il cielo le parla di sole, mare e lunghe chiacchierate con le amiche.
E' arrivata, come d'abitudine fa uno squillo alla cugina per avvertirla della sua presenza, solo uno squillo perché come tutte le ragazzine della sua età non ha mai credito sul cellulare, e appena ne ha lo usa per condividere ogni suo pensiero, esperienza od emozione con le amiche del cuore. Sabrina sta per scendere e Sarah si affaccia nel garage, per salutare lo zio, sempre intento ad aggiustare il suo trattore nella semioscurità di quel fondo che le ragazzine del paese soprannominavano "la casa dei fantasmi".
C’é una violenza in corso in una famiglia italiana..., quella della giustizia..., e... nessuno (...)
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