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di Pietro Orsatti (sito) mercoledì 25 agosto 2010 - 1 commento oknotizie
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Retroscena: le minacce alla Catturandi, quello che non è stato detto

Fa “afa” a Palermo, e non è colpa dell’estate. Il clima in Sicilia ogni giorno che passa si sta facendo sempre più pesante, soffocante, cupo. Troppe le ombre e gli interrogativi. Qualcuno si sta muovendo, tende una rete fatte di segnali piccoli e eclatanti. Ombre che sembravano ormai essere retaggio del passato diventano di nuovo concrete. Non solo la tensione continua dell’aspro scontro fra politica e magistratura provocato probabilmente dalla delicatissima fase delle indagini in corso sulle stragi del ‘92 e della trattativa fra mafia e pezzi dello Stato che tanti scenari e responsabilità collettive e personali potrebbero far emergere. Non solo i veleni inevitabili di di due processi “di peso” come quello a Marcello dell’Utri e al Generale dei Ros Mario Mori. Ora anche minacce e intimidazioni dirette. Minacce e intimidazioni prima ai pm che lavorano sulle inchieste più delicate su Cosa nostra come emerso a luglio scorso da un’informativa del ministero dell’Interno che, a quanto risulterebbe, si sarebbe basata su alcune intercettazioni telefoniche. La stessa informativa riportava che non solo i pm erano uno dei possibili obiettivo delle minacce ma anche le donne e gli uomini della Questura e in particolare della squadra Mobile.

E ora la minaccia, diretta, inequivocabile alla squadra Catturandi.

La notizia era già circolata qualche giorno fa, ma solo oggi è salita agli onori della cronaca.

Vediamo di che si tratta:

Quattro poliziotti della catturandi di Palermo sarebbe stati fotografati e spiati. La procura ha aperto un’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dal pm Francesca Mazzocco. Il primo episodio risale all’inizio di agosto – secondo quanto scrive Repubblica-Palermo – quando la moglie di un poliziotto è stata fermata per strada da tre uomini in auto, che con la scusa di chiederle un’informazione le hanno mostrato alcune foto che ritraevano il marito e altre persone, commentando le immagini con frasi del tipo: “Che bei mariti avete, che belle famiglie”.

L’ispettore e i suoi familiari sono stati già trasferiti. I quattro poliziotti della catturandi fanno tutti parte del gruppo che ha arrestato fior di boss e che ora è concentro sulla cattura del latitante Matteo Messina Denaro. L’inchiesta conta sulle immagini della telecamera di un negozio che ha ripreso l’auto con i tre uomini che hanno avvicinato la donna.

Santa pigrizia giornalistica detta la soluzione più semplice, quella più facile e rassicurante. La squadra è sulle tracce di Matteo Messina Denaro? Quindi è Messina Denaro ad aver inscenato questo teatrino. Repubblica on-line addirittura ci titola. Si, il mafiosazzo che minaccia lo sbirro, che altro può essere? Ma c’è sempre un però. Un dettaglio che non torna, uno scenario che suona strano, se non addirittura falso. Qualcuno pensa davvero oggi che Matteo Messina Denaro non sia consapevole che un’azione di questo tipo non riuscirebbe a creare alla Catturandi il pur minimo problema di tipo operativo? Chiariamo subito una cosa, questo teatrino delle minacce ai familiari di uno degli appartenenti alla squadra (e non si tratta solo di quello riportato dall’Ansa e fra poco spiegheremo perché) a quelli della Catturandi li ha fatti incazzare ancora di più, e, se fosse possibile, li sta spingendo ad aumentare la determinazione a portare avanti presto e bene il proprio lavoro. Di Matteo Messina Denaro si può dire un po’ di tutto, che sia un narcisista anche un po’ megalomane, che sia feroce e crudele, che sia abilissimo a gestire la propria latitanza e i propri affari. Ma che sia un fesso no.


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di Pietro Orsatti (sito) mercoledì 25 agosto 2010 - 1 commento oknotizie
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