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Renzi-Salvini | Duello agostano tra i due Mattei: chi avrà la meglio?

L’ex premier Renzi sbarra la strada al ministro dell’Interno Salvini modellando una nuova maggioranza parlamentare. Il Capitano si trova in un guado: da un lato tornare all’opposizione lasciando spazio ad un “governo istituzionale” giallo-rosso, dall’altro rientrare nei ranghi resuscitando la compagine di governo giallo-verde.

La proposta di “governo istituzionale” presentata da Matteo Renzi ad inizio settimana si è rivelata profondamente astuta, e ha rimesso in gioco quella che sembrava essere l’implacabile linea di sfondamento del segretario della Lega Matteo Salvini. Questi, dopo aver ufficializzato l’apertura della crisi di governo, ha dato l’impressione di essere naturalmente proiettato verso la guida di Palazzo Chigi a presiedere una maggioranza di centrodestra. La mossa dell’ex premier ha lasciato tutti di stucco, a partire dal suo stesso partito e dal segretario Nicola Zingaretti, che, all’oscuro di quanto aleggiasse nella testa di Renzi, era da giorni in diretto contatto con il ministro dell’Interno Salvini, condividendo con quest’ultimo il sentiero che potesse portare al più presto il paese a nuove elezioni. Entrambi apparivano impazienti di rinnovare i gruppi parlamentari, Salvini per battere cassa a livello nazionale, dopo averlo fatto in Europa, e Zingaretti per “derenzizzare” una buona volta la truppa del PD in Parlamento, sostituendola, almeno parzialmente, con persone a lui vicine.

Eppure qualcosa è andato storto, una voce è tornata a farsi sentire e a profilare nuovi scenari che fino alla scorsa settimana restavano relegati al mondo della fantapolitica. La voce è stata per l’appunto quella di Matteo Renzi, che ha spiazzato tutte le parti politiche in campo, scombussolando i nuovi equilibri che si erano creati e aleggiando il pericolo del tanto vituperato “ribaltone” ai danni della Lega. La nuova maggioranza di governo registrata dal tabellone del Senato durante la seduta straordinaria di martedì 13 agosto -che comprende PD, M5S, LEU, Più Europa, Gruppo Misto e Autonomie- ha fatto intendere chiaramente a Salvini che la via delle “elezioni subito” si fa sempre meno scontata. Peraltro va ricordato che il presidente Mattarella -unico detentore del potere di scioglimento delle camere e di chiamata alle urne- non ha mai fatto mistero del fatto che eventuali elezioni anticipate saranno convocate allorchè il Parlamento non sia in grado di mettere su nuove maggioranze, pertanto si riserva di prendere ancora del tempo prima di muovere le sue pedine dal Colle. Di fronte al pericolo di nuovi assetti strategici che possano mettere in ombra la Lega, Matteo Salvini ha ben pensato di non ritirare la propria delegazione di ministri dal governo, rilanciando in aula sulla proposta del M5S riguardo il taglio dei 360 parlamentari.

La mossa di Renzi di palesare nuove e plausibili maggioranze parlamentari e di governo ha colto il segretario della Lega in contropiede, costringendolo a ridefinire la linea da seguire nei prossimi giorni. Salvini al momento si trova nel guado disegnato da Renzi, per attraversare il quale è costretto a percorrere una delle seguenti strade. La prima prevede di ripudiare i Cinque Stelle al governo, rischiando tuttavia che la neonata maggioranza parlamentare apparsa nel tabellone di Palazzo Madama possa passare dalla forma meramente virtuale ad una vera e propria maggioranza di governo giallo-rosso, guidata da un esponente del PD, o comunque a questo molto vicino. L’altra strada resta invece quella di tornare sommessamente a bussare alle porte di quel “movimento del no” –come Salvini continua a definirlo- per ritrovare l’intimità smarrita con il suo omologo vice-premier Luigi Di Maio e resuscitare, seppur a malincuore, la compagine di governo giallo-verde. Questa seconda ipotesi costringerebbe leghisti e grillini ad assumersi le proprie responsabilità, intestandosi quella che si prospetta essere una Legge di Bilancio piuttosto impopolare, vista la necessità di trovare i 23 miliardi previsti per scongiurare l’aumento dell’IVA. Il dado è tratto, le tifoserie possono dunque prendere posto sulle rispettive tribune per assistere al match agostano che vede da una parte il fu rottamatore democratico Matteo Renzi, dall’altra il capitano leghista Matteo Salvini. Il primo set va senza dubbio al primo competitor. Chissà se il capitano riuscirà a mantenere la carica di cui si è autofregiato, o se di qui a breve lo vedremo degradato.

Foto: Francesco Pierantoni/Flickr

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