Il caso letterario di Renato Basile appare alquanto complesso. Lo scenario editoriale col quale conviviamo ci ha purtroppo abituato ad autori dal talento incerto. Questi esistono e prolificano, spesso, solo grazie a strategie di marketing. Nulla di nuovo, se non che questa premessa ci aiuterà a comprendere ancori più il valore letterario di Basile. Basile, scrittore lo è stato nei fatti. Diciamo lo è stato perché è morto 23 anni fa a 59 anni lasciandoci in eredità cinque racconti raccolti in tre volumi, di cui due pubblicati postumi. Abbiamo detto scrittore nei fatti perché Basile non viveva dei frutti della sua scrittura. Condizione che spesso condanna l’autore a facilità di giudizio, se non scarsa considerazione, da parte degli addetti ai lavori.
La sua carriera di funzionario di banca ha attraversato anni e vicende di una Napoli che chi scrive ha personalmente condiviso. In vita Basile riuscì a pubblicare, nel 1984, Epilogo movimentato scritto tra il 1977 ed il 1978, con una breve ma significativa prefazione di Ermanno Rea. Partner è apparso nel 1989 ma risulta frutto di un lavoro eseguito tra l’81 e l’82, mentre Puntate impossibili è stato pubblicato nel 1992. In quest’ultimo libro, che gode di una prefazione di Michele Prisco, sono pubblicati i tre racconti Il Raggiro ( scritto tra il ’79 e l’80), Testimone a discarico (1985) e La puntata impossibile (redatto tra l’86 e l’87 e concluso poco prima della morte).
In questi scritti, Basile non mette mai mano al consumato e patetico arsenale della napoletanità. Quello che a lui interessa, evidentemente, non è la facile commerciabilità delle sue opere, ma il profondo e quotidiano lavoro dell’autore. La Napoli di Basile non è quella dei luoghi comuni facilmente rappresentabili, cioè di tutto quello che normalmente si vuol sentir dire, e far dire, di questa città. Non gioca, fortunatamente, con la parodia, se ne tiene lontano. Basile intreccia le sue storie in una città normale, nel senso che evita, al tempo stesso, esasperazioni e normalizzazioni. Lo sfondo ai suoi racconti è quella Napoli quotidiana con i suoi abitanti, fatta di eventi, sentimenti, umori. Certo, la città esiste e si sente, ma è in sottofondo, traspare nel linguaggio e nelle scrittura, raramente nella forma, spesso nel clima, sempre nei rumori e nei silenzi del traffico.
Le sue storie sono piccoli drammi famigliari e professionali. Il protagonista é sempre apparentemente è un uomo, dico apparentemente perché le vere protagoniste sono le donne, meglio le amanti. Si tratta di amori sfuggenti, temporaneamente corrisposti e spesso incompresi, che però segnano una svolta irreversibile per chi li ha vissuti. Il contesto è una Napoli che ruota intorno al commercio, fatta spesso di inconsistenti intrighi legati a cambiali, a banche, a creditori. I personaggi non sono eroi, è gente ordinaria, vicini di casa, maschere più che individui.