
La sua tesi, per farla breve…
…poggiava su un assunto meramente statistico: dal momento che sulle 13 amministrazioni che andranno al voto ben 11 di queste sono attualmente governate dal centrosinistra, e dal momento che, secondo tutti gli istituti demoscopici, il centrodestra si appresta a vincere in almeno 3 o 4 di queste regioni, allora è praticamente impossibile che il centrosinistra avanzi rispetto alle scorse regionali, mentre è un dato quasi certo che il centrodestra compirà dei passi avanti. Ragionamento impeccabile, dal punto di vista meramente statistico, appunto. E infatti non è un mistero per nessuno che, rispetto all’incredibile risultato delle regionali 2005 (12 a 2 per il centrosinistra), vi sarà un riequilibrio nei rapporti di forza tra i due schieramenti.
Naturalmente questo è solo uno dei possibili punti di vista con cui sarà possibile interpretare i risultati delle prossime Regionali. Il paragone con la precedente tornata elettorale dello stesso tipo consente di fare il confronto più immediato, e di stabilire fin da subito chi ha guadagnato e chi ha perso. Ma le varie tipologie di elezioni (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) non si susseguono fra loro in modo indipendente l’una dall’altra; ciascuna tornata va infatti inserita nell’ambito del contesto politico in cui viene a cadere; il trend elettorale si misura infatti dalla serie storica delle varie tornate elettorali che si succedono con cadenza quasi annuale, e il punto di riferimento più immediato in questo senso è l’elezione immediatamente precedente.
Anche sotto questo aspetto, le regionali del 2005 confermano la loro particolarità di “caporetto” del centrodestra: è vero infatti che il centrosinistra conquistò molte regioni precedentemente amministrate dal centrodestra (in tutta Italia: a Nord, Piemonte e Liguria; al Centro, Lazio e Abruzzo; al Sud, Puglia e Calabria); ma è vero altresì che solo dieci mesi prima, nel giugno del 2004, si era votato per le elezioni europee, che avevano visto i due schieramenti conseguire un risultato praticamente paritario: 45% sia per le liste che facevano riferimento alla Casa delle Libertà (in quel momento al governo) sia per le liste dell’Ulivo e dei suoi alleati, compresa Rifondazione comunista. Per le regionali del 2005, il centrosinistra propose candidati unitari in tutte le regioni, formando larghe alleanze dall’Udeur di Mastella ai comunisti di Rifondazione e Pdci (il prototipo di quella che sarà l’Unione alle Politiche dell’anno successivo): le stesse sigle che alle Europee avevano totalizzato poco più del 45% in tutta Italia, nel 2005 conseguirono oltre il 50% dei consensi – per l’esattezza il 52 – nelle 14 regioni al voto, mentre la Cdl rimaneva inchiodata al 44,8%. Naturalmente l’effetto più evidente della vittoria del centrosinistra fu il numero di regioni “vinte”, appunto 12 contro 2: ma questo effetto era figlio di una percentuale complessiva di oltre 7 punti maggiore rispetto a quella degli avversari, tanto più se si considera il pareggio conseguito solo un anno prima alle Europee.
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