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Rai: No agli approfondimenti politici

Chissà che un giorno si possa davvero parlare di politica, in Italia

Mi viene in mente una frase che Marco Travaglio ha detto durante il “Festival del giornalismo d’inchiesta”. Ha descritto con molta acutezza lo stato del giornalismo italiano. Ha messo in evidenza che si tratta di un mondo che si sta erodendo sotto le onde della politica, che contratta su qualche euro di più o di meno sulle multe, che lascia che la propria libertà venga comprata poco a poco. Esistono in effetti più modi per ridurre al silenzio l’informazione, per addormentare le coscienze, e quello in atto nel nostro paese è il più astuto, e per questo il più pericoloso. Un metodo che ha qualche vaga (ed inquietante) affinità con quello mafioso. Fatto di leggi, decreti, riunioni, senza clamore, efficace ed inesorabile per via della continuità della sua azione.

Non è davvero difficile, infatti, comprendere chi voglia colpire l’ennesimo frammento della situazione politica attuale, che come una granata, sembra sempre in procinto di scoppiarci in mano. L’ultimo frammento di questo puzzle inquietante è la decisione della Rai, nella persona di Mauro Masi, di non concedere spazi di approfondimento politico, se non alle testate giornalistiche. Tenuto conto delle recenti intercettazioni che hanno provato l’enorme influenza del premier sull’Agcom (il garante delle comunicazioni) e vista la pressocché totale adesione del Tg1 alla linea governativa, pare chiaro il motivo di tale decisione, ossia la chiusura dell’unico programma che garantisca ancora una visione del mondo lontana dal quella del PDL, “Annozero”.

Qualcuno naturalmente obietterà descrivendo questo come un programma “schierato”. Ma se anche considerassimo “Annozero” come il programma più schierato del globo, potremmo sempre proporre un’inchiesta su chi sia schierato nel giornalismo italiano. Sono certo che, se fatto in modo serio (ne dubito), molte persone tremerebbero.

Se un giornalismo con Michele Santoro, magari schierato, può essere considerato pericoloso, un giornalismo senza Santoro, credo sia molto, molto più pericoloso: rimarremmo, infatti, privati dell’unico programma che non si sia genuflesso di fronte all’uomo (e specifico, uomo, identico ad ogni altro italiano) i cui insegnamenti in futuro - non me ne stupirei affatto - forse saranno testimoniati ad un profeta in terra (magari Emilio Fede) per essere diffuse ad una folla osannante.

Non serve nutrire particolari simpatie verso Santoro (io stesso non ne nutro) per sentire propria questa che è una vera e propria lotta per la civiltà, per quella poca dignità rimasta al giornalismo italiano. Lotta che, in virtù del nostro essere un paese semi-libero, al 73° posto nella libertà di stampa, è passata quasi nel silenzio...

Ma, naturalmente, esistono notizie più importanti da comunicare alla popolazione. E riguardo a questo, quasi dimenticavo: temperature elevate, pericolo specialmente per gli anziani e per i bambini, bere molto e non uscire nelle ore più calde. Chissà che ora qualche disgraziato insurrezionalista non scriva un articolo su qualche notizia vera, ora che ho messo all’erta la nazione dal terribile pericolo che li minaccia, l’afa! Non che i telegiornali abbiano sottovalutato questo terribile nemico assetato di sangue, anzi! Compare in televisione più spesso di Fabrizio Corona, dev’essere davvero un grave problema.

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