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di حكيم النور (sito) martedì 18 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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Quante cose gli "indignados" non sanno sulla crisi

Nel giorno di sabato 15 ottobre centinaia di migliaia di persone in più di ottanta Paesi del mondo sono scese in piazza per protestare contro le risposte della politica alla crisi, ritenute inefficaci e a sfavore dei giovani, e contro il sistema finanziario, ritenuto il principale responsabile dell'attuale situazione. Tornando indietro con la memoria, è forse dal 1848, in concomitanza con le agitazioni politiche della Prima Internazionale, che le proteste non si collegavano tra loro in una vasta catena globale di rivolta. Gli eventi in corso in ciascuno dei Paesi coinvolti esprime bisogni e desideri comuni a tutti gli altri: prospettive, rappresentanza, equità e partecipazione. E in tanti gridano che questo è solo l'inizio.

Ma gli indignados, laureati o meno che siano, dimostrano quanto sia profondo il deficit culturale in materia di economia in questo e in altri Paesi. Le nuove tecnologie e social network hanno svolto un ruolo determinante nel coinvolgimento di un così imponente numero di persone, ma hanno anche contribuito a diffondere ignoranza e luoghi comuni. Il risultato è tanto entusiasmo e poche proposte, per lo più improponibili. Basta leggere alcuni loro cartelli per rendersene conto: contro la Banca d'Italia, contro il signoraggio, contro non meglio identificati poteri forti.

Punto per punto, diamo un'occhiata ai principali falsi miti propagandati.

Noi il debito non lo paghiamo
La soluzione proposta al crescente problema dei debiti sovrani è semplice: non pagarlo. Poiché il debito non è stato contratto dai giovani, questi ultimi rifiutano di farsene carico. Ripudiare il debito permetterebbe ai governi di liberare risorse da impiegare in politiche sociali e sviluppo.
Qui nasce un problema. Per un debitore che rifiuta di pagare, c'è sempre un creditore che ne soffre. E se il debito è iperbolico come il nostro (1.900 miliardi di euro) i creditori sono tanti e ben assortiti, a cominciare proprio dai piccoli risparmiatori, ossia genitori, zii, nonni, etc. degli stessi indignados, per proseguire con le banche, sia pur responsabili del disastro finanziario in corso. Insolvenza fa rima con miseria, non con liberazione.

Inoltre, nel contesto di una moneta unica il default dell'Italia è il peggiore degli scenari ipotizzabili. Perché se cade l'Italia cade l'euro, evento che alcuni saluterebbero come una liberazione ma che in realtà si tradurrebbe in un suicidio economico. L'inflazione conseguente eroderebbe ulteriormente il potere d'acquisto delle famiglie, portando alla fame anche quelle che hanno ancora la fortuna di arrivare alla fine del mese. E non saremmo gli unici a soffrirne: la Grecia (che riprenderebbe le redini della propria politica economica) forse no, ma Portogallo, Spagna ed Est Europa sì. Anche negli Stati Uniti l'economia, già provata dalla crisi, subirebbe un colpo durissimo. In pratica, caduti noi, cade tutto il sistema. Con risvolti potenzialmente incalcolabili.
Ma questo gli indignati non lo sanno.

Salviamo la gente, non le banche
I governi devono aiutare le persone, non salvare le banche che questa crisi l'hanno provocata. Da un punto di vita etico sarebbe anche giusto; in concreto questa soluzione tralascia di considerare alcuni assunti.

Nell'economia moderna, l'esercizio del credito e l'intermediazione finanziaria sono due strumenti necessari e indefettibili, piaccia oppure no.

Il ciclo economico, che parte dal sostenimento dei costi per concludersi col conseguimento dei ricavi, senza il credito bancario non potrebbe neppure iniziare. Anche i semplici negozi chiuderebbero. Non sarebbero solo le imprese (grandi e piccole) a soffrirne: quante persone potrebbero comprare una casa senza un mutuo? 
Per gli indignados, il fallimento delle banche è uguale a niente più speculazione e superbonus per i top manager. Gli altri effetti collaterali (niente soldi al bancomat, niente mutui per la casa, niente spesa al supermercato) non vengono neppure considerati. 
Il settore bancario ha molte colpe da espiare, ma l'ordalia proposta finirebbe per ripercuotersi in capo a tutti noi, non soltanto alle banche. E' legittimo chiedere maggiori politiche sociali, ma non va dimenticato che i governi sono intervenuti anche in questa direzione attraverso le misure di sostegno del reddito (si veda la cassa integrazione).
Ma questo gli indignati non lo sanno 


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