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 Home page > Attualità > Cultura > Qu’est-ce qu’on a fait de la grenouille?

Qu’est-ce qu’on a fait de la grenouille?

Ma i racconti finiscono? Finiscono le storie? Esiste un punto in cui la trama è completa ? Il punto a partire dal quale non è più possibile procedere oltre nella narrazione perché, quanto si doveva compiere, si è compiuto ed il lettore giace soddisfatto.

E la nostra storia, quella che ci raccontiamo e sentiamo raccontare dagli altri, ha un termine? E forse la somma di singole storie ed avvenimenti? Ovvero si tratta di una sorta di unica grande epopea che attraversa tutta la nostra esistenza anagrafica? E poi, questa storia o somma di episodi, combacia e termina con quest’ultima?

Betty, la donna protagonista dell’omonimo romanzo di Georges Simenon, ricorda, in un momento di lucidità, il gioco che amava fare con suo padre. Da bambina, ogni volta che leggeva su di un libro illustrato la storia che narrava di una rana e di altri animali, la sua piccola voce si levava per chiedere:

Qu’est-ce qu’on a fait de la grenouille?

Da allora suo padre, ogni volta che lei cercava di chiedere qualcosa, la interrompeva facendole il verso e ponendole la stessa identica domanda sulle sorti delle rana in questione.

Cosa è accaduto alla piccola Betty? si chiede la protagonista dopo qualche pagina. Cosa è divenuta ora? E cosa sarà in futuro? La storia della ranocchia sembra non avere termine. La domanda, che il padre di Betty considerava fuori luogo a libro chiuso, diventa invece essenziale per la Betty adulta.

Come se il desiderio che ci tiene legati all’esistenza fosse proprio quello di vedere come vanno a finire le storie alle quali siamo interessati, un desiderio che ci spinge avanti nel testo, come dice Brooks, e ci fa procedere, senza dovercene chiedere sempre il senso, nella quotidianità.

Per il sociologo Paolo Jedlowski:

“È quel desiderio di sapere ‘come andrà a finire’ che, non soddisfatto, fa si che il sultano delle Mille e una notte rimandi ogni volta l’esecuzione di Shahrazàd; quello che certe notti ci tiene svegli per vedere come andrà a finire il romanzo che stiamo leggendo; quello che al cinema o a teatro o davanti a un amico che ci racconta qualcosa – se è capace di farlo – mantiene vigile la nostra attenzione fino a che la storia non sarà finita.”

Alle Mille e una notte fa riferimento anche Italo Calvino, del quale recentemente sono trascorsi venticinque anni dalla morte, in Se una notte d’inverno un viaggiatore. In verità l’episodio del Califfo Harùn ar-Rashìd, che fa parte del capitolo undicesimo del libro, non è ben chiaro se appartenga o meno alle Mille e una notte. Calvino fa dire da uno dei lettori che quella del Califfo dovrebbe essere un racconto delle Mille e una notte:

“Sto confrontando le varie edizioni, le traduzioni in tutte le lingue. le storie simili sono molte e con molte varianti, ma nessuna è quella.”

 La vicenda di Harùn ar-Rashìd è quella del suo incontro con una donna misteriosa che gli annuncia di essere stato condannato a morte. Il Califfo chiede alla donna il motivo della condanna e dell'odio nei suoi confronti. La storia s’interrompe in quel punto. Come s’interrompono tutte le storie anche quelle che apparentemente sembrano già finite. In questo caso, come appare, Calvino introduce elementi di nonsense tipici delle letteratura inglese vittoriana, peraltro largamente utilizzati da autori come Lewis Carroll.

“Lei crede che ogni storia debba avere un inizio ed una fine?”, in ultimo, Calvino fa dire al settimo lettore. E noi aggiungeremo: esiste un inizio ed una fine delle storie? Oppure queste non sembrano piuttosto essere come quelle storielle circolari che fanno molto innervosire i bambini perchè finiscono nello stesso modo in cui sono iniziate?

Un mio conoscente da più di trent’anni continua a narrare e a scrivere sempre la stessa vicenda. Si tratta di un’avventura galante interrotta per l’improvvisa partenza di lei. Per lui (non sappiamo per lei) quella storia non è mai finita. Continua a raccontarla e dopo tanti anni vi aggiunge sempre nuovi particolari. La rilegge e la rielabora man mano che la sua stessa esistenza fornisce nuovo senso e nuovo significato a quell’episodio in sé poco significativo. Forse per lui la vicenda di quell’avventura non terminerà mai, perché si rinnoverà sempre nella sua narrazione. Questo almeno fino a quando il mio conoscente si porrà la domanda:

Qu’est-ce qu’on a fait de la grenouille?

 

Bibliografia minima

Georges Simenon, Betty, ed Le livre de poche, 2008

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Mondadori 1994

Paolo Jedlowski, Storie Comuni, Bruno Mondadori, 2000

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