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 Home page > Attualità > Società > Quando i clandestini eravamo noi

Quando i clandestini eravamo noi

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».

In quegli anni – ieri rispetto alla Storia - in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.

In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.

Non sono aneddoti. E’ storia, tratta dalla Mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo” (Parma, 15 aprile 2009).

Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.

Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori.

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I commenti più votati

Commenti all'articolo

  • Di Nico (---.---.---.169) 2 luglio 2009 19:54

    Ottimo articolo, veramente.

  • Di Le ronde faranno il loro lavoro (---.---.---.247) 2 luglio 2009 20:17

    Clandestino è chi arriva ILLEGALMENTE(come succede da noi).
    Noi eravamo IMMIGRATI cioè lo Stato in cui arrivavamo era A CONOSCENZA del nostro arrivo.

    Diciamocele queste cose...l’informazione deve essere al 100%.

    VIVA SILVIO E LE RONDE

    • Di (---.---.---.227) 2 luglio 2009 20:58

      ma l’hai letto l’articolo prima di commentare? :|

    • Di Claudio (---.---.---.97) 5 luglio 2009 10:16

      Come al solito volete sempre mescolare le carte e nascondere le verità, nascondere l’evidenza.
      Che in America la Mafia l’abbiano portata gli Italiani Emigranti o gli Italiani clandestini importa forse a qualcuno?

      <<Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.>>

    • Di (---.---.---.209) 5 luglio 2009 21:46

      Leggendo l’articolo si evince che sicuramente tu sei veneto o lombardo che, come sosteneva l’ufficio immigrazione USA, sono noti per essere tardi, ignoranti e perciò amano silvio

    • Di (---.---.---.32) 29 agosto 2009 23:18

      Credo che tu non capisca l’italiano o forse non capisci ciò che leggi?
      Ciò che manca sono i giusti criteri nel consentire l’immigrazione e i veneti non sono migliori degli altri!!

  • Di claudio (---.---.---.1) 3 luglio 2009 09:48

    Io sono veneto, dalle mie parti molte persone sono emigrate (e continuano ad emigrare, per diverse ragioni): 4 milioni di persone da quando siamo stati annessi all’Italia. Già nel 1868, appena due anni dopo l’annessione, iniziò il flusso verso l’America del sud (dove oggi un intero stato del Brasile è popolato da Veneti e Lombardi ...i Lombardo-Veneti dell’epoca) ed il Canada. Di Veneti e Lombardi in USA ne sono andati abbastanza pochi, a New York approdavano soprattutto i Siculi e i Campani (ciò spiega la descrizione del rapporto presentato al Congresso nel 1912 "Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.").
    in seguito mi è noto che molti sono andati in Germania, e soprattutto Australia.
    Ma in Svizzera, proprio pochissimi. Delle famiglie che conosco, non c’è nessuna che non abbia avuto un parente che sia emigrato, di queste nessuna che conosco in Svizzera.
    Salvo gli emigrati nel sud del Brasile (che essendo terra senza popolazione acquisì le caratteristiche degli immigrati), in tutti gli altri luoghi erano i nostri emigranti ad adeguarsi, e ad integrarsi per quanto possibile.
    Non il contrario.

    Gian Antonio Stella quando parla degli immigrati "italiani" in USA, dicendo che il 70% di quelli arrestati per omicidio era "italiano", non so se lo dicesse nel suo libro, ma faceva riferimento alla "mano nera" ovvero l’antesignana della mafia.
    Quando parliamo di emigrati "italiani" allora, parliamo in realtà di popoli diversi: quelli di pelle chiara e quelli di pelle scura. Quelli dediti all’accattonaggio e quelli dediti al lavoro (lo dice il rapporto USA del 1912).
    Oggi come allora il mondo è popolato da soggetti immersi in una cultura che può essere più orientata a certi comportamenti piuttosto che altri.
    Se allora come oggi non è giusto fare di ogni erba un fascio, allora come oggi è però giusto distinguere tra chi ha comportamento rispettoso della cultura locale e si comporta bene, e chi invece questo rispetto non ce l’ha e si comporta in modo criminale.
    Non c’è serenità se non c’è giustizia, non c’è giustizia se non si mantiene una posizione ferma e si dà un buon esempio.

    Taglieggiare gli immigrati con 200 euro per un permesso di soggiorno, quando poi vengono lo stesso tassati con il lavoro (tassazione, per inciso, che è a livelli da rapina), non mi sembra un buon esempio. Che dire poi di quelli che si sono sposati con uno/a straniero/a e questo/a si vede costretto, per vivere con chi è innamorato e vuole condividere la sua vita, a pagare la tangente di stato di 200 euro all’anno?
    Ben diverso invece è l’acquisizione della cittadinanza, che può essere vista come l’acquisto di una quota sociale, ma allora la nostra quota sociale "vale" solo 200 euro?!
    Fare leggi che tollerano affollamenti negli appartamenti se si è immigrati, ma non se sei cittadino italiano, mi sembra un cattivo esempio ugualmente. Per non parlare del trattamento che i carabinieri fanno agli immigrati nei centri di accoglienza.

    Insomma, saltare da un buonismo insulso ed autolesionista ad una sorta di militarizzazione della società civile con norme pseudodraconiane e penalizzanti dimostra solo cattivo esempio e soprattutto popolismo da bar.

  • Di (---.---.---.94) 3 luglio 2009 13:18

    L’ articolo rende bene l’ idea di quanto gli italiani abbiano la memoria corta. E’ forse passato molto tempo da quando anche noi eravamo il terzo mondo ? La questione non riguarda direttamente la " razza " ma la povertà , l’ ignoranza e quindi la criminalità. Non vedo in che modo arrestare i clandestini , multarli, possa bloccare le attività dei trafficanti di schiavi. Che senso ha prenderli una volta giunti in Italia. Non sarebbe meglio invece combattere realmente chi li fa arrivare? Questo pacchetto sicurezza ha tutta l’ aria di essere un contentino , un raggiro come si è soliti fare con i bambini che ricevono una gioco nuovo per dimenticare di avere la febbre. A questo punto mi chiedo quale sia l’ ignoranza da combattere se quella dei clandestini o quella degli Italiani.

  • Di Evelina Santangelo (---.---.---.230) 3 luglio 2009 16:51

    Questo è un esempio davvero straordinario di come la memoria possa essere «eversiva» in tempi come questi di smemoratezza selettiva.
    Se recuperassimo anche solo la memoria della storia recente del nostro paese (anche semplicemente dagli anni Sessanta in poi), la memoria degli intrecci tra politica, impreditoria e mafia (ahimè, non solo in Sicilia), la memoria degli intrecci tra eversione e strategia della tensione... forse capiremmo qualcosa in più di questo nostro paese, di cui troppo spesso siamo stati espropriati per interessi che nulla avevano a che fare con quella cosa che in democrazia si chiama: «il bene comune».

  • Di Anna Montella (---.---.---.205) 3 luglio 2009 19:01

    Articolo molto interessante e di grande impatto emotivo. Mi sono permessa di riportarne uno stralcio su ns blog con reindirizzamento a questo sito.
    http://sopralapancalacapracanta.blogspot.com/2009/07/quando-i-clandestini-eravamo-noi.html

  • Di (---.---.---.4) 3 luglio 2009 19:02

    io dico che è solo una questione di spazio e possibilità:
    abbiamo spazio per queste persone? abbiamo le possibilità? cioè le possiamo mantenere? oppure abbiamo lavoro per tutti loro? ed in alternativa chi pagherà il costo dei servizi come scuole sanità? ecc....e che cosa diciamo ai NOSTRI disoccupati????ci parlate voi???? lo trovate voi il posto? li ospitate? avete / abbiamo lo spazio, i posti? a voi l’ardua sentenza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Di Xorxi (---.---.---.131) 3 luglio 2009 20:47

    Sono Veneto e Stella è un Veneto-asiaghese traditore del suo popolo perché per i soldi, la carriera e la fama tace le discriminazioni subite dai Veneti in 200 anni di storia dall’occupazione Napoleonica e demistifica paragonando vigliaccamente veneti con italiani.
    Il bisnonno di mia moglie e suo fratello sono emigrati in america a fine 1800 e li rimasero a costruire la ferrovia che attraversa gli stati uniti nelle condizioni più disparate e disperate, in mezzo a foreste sterminate, nel gelo durissimo dell’inverno e nelle torride estati. Non sono stati nelle baracche di periferia delle cittadine americane. Dopo 10 anni di vita durissima sono tornati a casa con un gruzzoletto, hanno acquistato un mulino e si sono fatti una famiglia ed una vita più che dignitosa.
    E come loro migliaia sono i Veneti emigrati nelle lande più disgraziate della terra a portarvi la civiltà: dalle malsane paludi pontine, maremmane e sarde ai deserti di Libia e Etiopia, dalle foreste selvagge del Sud Brasile alle distese messicane: dovunque i Veneti hanno dominato la natura selvaggia, e vi hanno portato la vita, la prosperità la ricchezza e la civiltà.

    Ma di questo il traditore Stella vigliaccamente non parla, tace e paragona i Veneti agli altri italiani per poter vendere i suoi libri e presentarli nelle TV.
    Vergogna STELLA!!!

    Giorgio

    • Di danilovich (---.---.---.205) 3 luglio 2009 23:58

      e no non ci siamo.... non dobbiamo generalizzare,,,, i veneti son veneti e non itajani... quanti veneti sono stati emigranti? chi non ha uno o due parenti all’estero? mio bisnonno era emigrante, mio nonno , mio padre e mia madre,,, i miei fratelli… mio figlio....ma dove siamo stati abbiamo avuto prima di tutto rispettato e poi ci siamo fatti rispettare.... ricordo ancora in svizzera, che vollero sapere la provenienza prima di affittare la camera con uso di cucina.... solo quando hanno saputo che eravamo veneti ci hanno affittato la stanza.... e ancora oggi esser veneto è una garanzia… per che ti da lavoro e per chi lavora…

    • Di Francesco (---.---.---.184) 10 luglio 2009 13:00

      Innanzitutto si scrive italiani, quando parli nella lingua di questo paese parli correttamente oppure parli in dialetto.
      In secondo luogo i veneti sono italiani come lo sono i napoletani. Anche perché quando negli anni ’70 (studia la storia, lo so che può sembrare inutile perché non serve a fare i soldi, ma fidati) vi servivano i fondi e i sussidi della DC ve li siete presi eccome, quindi non raccontiamo cazzate.
      Poi sì, in Veneto si lavora, ma anche in Romagna, però i romagnoli non si vantano come voialtri, chissà perché...
      Volete rifare la Serenissima? Ma magari, così non ci tocca più di sentire che i salvatori della patria siete voi...

    • Di Gjergj Lamçe (---.---.---.10) 20 luglio 2009 10:28

      Mi dispiace contradirti,ma qui noto troppo la differenza, Veneti e Italiani, cosa vuole dire, l’Italia si è unita o no? e anche se i veneti emigrarono prima dell’800 prima che iniziassero le guerre per l’indipendenza c’erano i movimenti per l’unificazione dell’Italia. Qui la questione poi, se vogliamo dirla bene è, la disorganizzazione dello Stato Italiano, che non ha una direzione per gli stessi cittadini Italiani, e non la vuole dare ai suoi cittadini, questo cosa causa? Che se il cittadino nativo o non che sta in Italia da anni e ha anche la cittadinanza quand vede che un rumeno o un albanese ha un posto di lavoro elui no, alimenta un odio creato dall’invidia ecc, ma ricordatevii una cosa, siamo un epoca di crisi e il problema di quest’Italia a parer mio sono semplicemente due punti: 1. Paura del nuovo, è uno stato che si è creata quella membrana e da li nonne vuole uscireinfluenzando anche nuove generazioni. 2. Nessuno vuole fare i lavori umili e queti lavori vengono lasciati agli stranieri, che ovviamente fanno anche per pochi soldi, quindi, dico ai grandi quelli che non hanno 21 anni come me ma hanno famiglie e educano i figli.

      Con questo chiudo qui se qualcuno ha da ribadire, può farlo.

      Gjergj Lamçe.

    • Di Marcondirondello (---.---.---.4) 30 agosto 2009 22:49

      Ma siete solo quattro volgari contadinotti arricchiti che ora fanno i saccenti nella loro totale ignoranza ma col loro SUV si fanno valere...civiltà’????Gentilini è civiltà???Tanto per fare un esempio...

  • Di Romy (---.---.---.128) 4 luglio 2009 07:58

    Il titolo dovrebbe essere quando gli "Immigrati eravamo noi", perchè non eravamo certo clandestini. Si arrivava tutti ad Ellis Island in attesa della buona sorte. E tantissimi non riuscivano ad andare oltre quell’isolotto ... e come si vede dal post, non venivamo certo trattati coi guanti!

  • Di Roberto Amori (---.---.---.78) 4 luglio 2009 10:05

    Proprio così...  Sul sito ellisisland.org ho rintracciato il viaggio che due fratelli di mio nonno fecero nel 1922 verso gli Stati Uniti. Arrivarono dalle Marche per imbarcarsi a Genova verso New York. Nei documenti sul sito c’è tutto: nome della nave, giorno di arrivo, quarantena nell’isola di Ellis, nominativo della persona che li attendeva e garantiva per loro presso le autorità, prima destinazione, lavoro assegnato ecc. Fecero, in particolare all’inizio, una vita durissima zuppa di sacrifici ma evitarono tutto il Fascismo e la Guerra, quando tornarono in Italia per la prima volta, negli anni ’50 sempre in nave, la mamma non c’era più... Trascorsero oltre metà della loro vita negli States e quasi scordarono la lingua madre parlando un buffo linguaggio che io stesso in America ho scoperto chiamarsi " Italiese " Ebbero mogli americane e figli che non parlavano la lingua dei padri. Uno è morto a Detroit, l’altro volle rientrare a casa per morire a Fano alla fine degli anni ’70...

  • Di Alberto (---.---.---.214) 4 luglio 2009 15:54

    Qualcuno dei commentatori non ha capito (o ha volutamente travisato) lo spirito dell’articolo. Non è mai piacevole quando ci vengono ricordate le nostre magagne, soprattutto quando siamo impegnati a evidenziarne di uguali, attribuite ad altri. In sostanza, il punto non è se sia corretto parlare di "clandestini", ma quanto i comportamenti dei nostri connazionali di un tempo, a volte neanche troppo lontano, dal punto di vista dei paesi di destinazione fossero simili a quelli che oggi attribuiamo ai nostri immigrati. Non ci fa piacere? Ovvio e giusto. Ma neanche ai nordafricani, albanesi, rumeni o sudamericani che sono oggi con noi fa piacere essere accomunati tutti nello stesso stereotipo: gli immigrati non sono tutti uguali, come non lo erano i nostri connazionali. Ma ci sono altri elementi da considerare: l’ignoranza, la povertà e la solitudine. L’ignoranza, che impediva di procurarsi lavori più dignitosi, rendeva i nostri emigranti più deboli e più a rischio di "devianza" e li costringeva a una povertà che accettavano perché era simile a quella che già pativano a casa, ma che agli occhi di popoli più benestanti era qualcosa di repellente. La solitudine portava alla necessità di "fare branco" fra connazionali che si capivano, ma anche alla ricerca di compagnia femminile: di solito, ad emigrare erano giovani maschi, con le normali esigenze della loro età, spesso fraintese o gestite male da loro. Capire queste cose ci serve a capire un po’ meglio gli stranieri che oggi sono qui da noi, e che non sono dei mostri più di quanto non lo fossero i nostri nonni.

  • Di claudio (---.---.---.1) 4 luglio 2009 16:50

    @Alberto. Caro Alberto, non so chi abbia travisato l’articolo, ma per quanto mi riguarda ho solo ritenuto opportuno fare le dovute precisazioni, poiché, appunto, non si può mai fare di ogni erba un fascio, nemmeno tra i popoli.
    Io noto che spesso c’è chi parla degli immigrati come se stesse guardando un vecchio album di foto di famiglia, ignorando con colpevole negligenza la realtà dell’immigrazione. Chi scrive un articolo sull’immigrazione dovrebbe prima di tutto provare ad avere a che fare con gli immigrati, possibilmente di diverse etnie e diverse nazionalità (e quando parlo di nazionalità non intendo riferirmi agli "stati", ovviamente).
    Bisognerebbe averci a che fare sia assumendoli, sia come compagni di lavoro, sia avendoli come inquilini o vicini di casa, sia intervistandoli.
    Le differenze con i flussi migratori che nei primi del 1800 segnarono non solo le nazioni che furono annesse all’Italia, ma anche di quelle europee, sono profonde rispetto ai flussi di oggi.
    Ho scoperto che Danilovich aveva parenti emigrati in Svizzera, beh, io ho tempo fa scoperto che gli stessi Svizzeri (in particolare in alcuni cantoni poveri) emigrarono a loro volta, spesso in USA. Così l’estate scorsa scoprii che la famiglia tedesca che mi ospitava aveva avuto un nonno emigrato in America per fuggire dalla povertà di quel Lander oggi tra i più ricchi del mondo.
    Fu l’Europa il primo luogo da cui partivano i flussi migratori dell’epoca, non certo altri luoghi dove il problema nemmeno si poneva, tanta era l’ignoranza di quei popoli.
    Le differenze, seppure esistenti, erano smussate da alcuni aspetti che accomunavano le diverse sponde dell’Oceano, poiché anche i fondatori di quegli stati, dopotutto, erano a loro volta venuti dall’Europa.

    Oggi abbiamo una situazione completamente diversa. Le barriere invisibili che separano i popoli sono la religione, e certi radicamenti culturali. Il Veneto (parlo del Veneto perché è li che vivo e quindi conosco bene la situazione) ha una popolazione immigrata pari a circa il 6% della popolazione autoctona, ma in certe aree metropolitane, per esempio il Vicentino o il Trevigiano, si raggiungono punte del 20%. Quando hai situazioni di questo tipo è inevitabile che si vengano a creare delle tensioni. Soprattutto quando alcuni di questi popoli (non è bene fare di ogni erba un fascio, ma è pur sempre utile fare aggregati per scopo meramente statistico) non VOGLIONO integrarsi, e non VOGLIONO nemmeno "contaminarsi" !! Sapete che ci sono donne segregate dalle famiglie? Sapete nulla della rete di danaro circolante per finanziare non precisati aiuti? Sapete nulla dei "subprime" veneti? (dico veneti perché non so quanto sia diffuso il fenomeno in altre nazioni italiane).
    Sapete nulla della generica affinità che possono avere i Ghanesi, rispetto alla generica intolleranza di alcune etnie/nazionalità Indiane? Sapete nulla del sistema Cinese?

    Allora, se l’articolo voleva essere polemico con alcune misure poco umane e molto populiste delle recenti leggi approvate, well, si può discuterne; ma se si vuol fare un parallelo tra gli emigrati europei e quelli che oggi invece assaltano i confini europei, allora è bene rimettere a posto la prospettiva.

  • Di Non bisognia mai scoedare da dove veniamo chi siamo stati! (---.---.---.207) 5 luglio 2009 15:38

     Di alle ronde di fare un giro a Buenos Aires e riportare in Italia i 6 milioni di Italiani che sono anchora li e non tornerano mai in Italia, e poi di andare in Igilterra e liberare i posti di lavoro che i immigrati Italiani hanno preso ai operai inglesi...! Viva Silvio e i ignioranti che lo votano...!

  • Di Janluka (---.---.---.225) 6 luglio 2009 00:09

    Quanta strumentalizzazione .
    Dal 1866 al 1870 emigrarono 2.500.000 Veneti dalla loro terra al Brasile.
    Poiche’ il Veneto fu annesso all’Italia nel 1866 e prima di quella data questo flusso emigratorio era assai modesto possiamo dire senza ombra di dubbio che furono cacciati di casa dalla miseria portata dagli italiani e che quindi la colpa di questa emigrazione e’ dell’Italia, dei Savoia dei loro amici .

    Oggi questa responsabilita’ permane e si puo’ dividere equamente tra i due schieramenti politici di centro destra e centro sinistra, entrambi a tutt’oggi anti autodeterminazione dei veneti.

    I Veneti non andarono in Brasile da clandestini ma da immigrati regolari.
    I nomi dei migranti sono tutti registrati all’anagrafe locale e disponibili in un archivio pubblico consultabile via internet dello stato di Santa Catarina e di Rio Grande du Sol.
    Quanto raccontato nell’articolo e’ quindi un falso storico o una situazione limitata ad una realta’ particolaristica successivamente generalizzata con scopo strumentale.

    Presto questa Yugo Italia crollera’ e finalmente ricostituiremo un nostro stato libero.
    Libero da Berlusconi, da Franceschini da Di Pietro da Fini da Casini da Galan da Zaia.
    Così finiremo finalmente di leggere queste stupide invenzioni.





  • Di (---.---.---.166) 6 luglio 2009 12:38

     Quando emigravamo , lombardi(come me), veneti o meridionali, siamo stati trattati come forza lavoro a basso costo, discriminati, emarginati.
    Durante tutta la fase di immigrazione negli USA agli immigrati regolari italiani fu NEGATA la possibilità di mandare i figli nelle scuole, finchè un italiano non riuscì ad aprire una piccola scuola per gli immigrati e ad ottenerne i riconoscimenti. Solo dopo la seconda generazione di nati negli Usa(quasi anni 50) fu possibile per gli immigrati di origine italiana accedere al servizio scolastico pubblico, nelle classi "ghetto": la classe portoricana, la classe italiana, la classe cubana...etc
    Questa è storia. 
    Ma è la storia di ogni paese che abbia avuto il fenomeno dell’immigrazione e dell’emigrazione. Non solo del nostro...
    Il mio trisavolo si stabilì in Italia, cittadino prussiano dell’ impero che all’epoca ci dominava. Era un lanzichenecco?, un nobile? Una persona qualunque? Un contadino?Non lo so. Nessuno lo sa. Per tutti era "lo straniero", che puzzava e che era un poco di buono, che aveva rubato la donna(?) a un possibile italiano, che forse e magari avrebbe potuto sposarla, non si sa chi, non si sa quando.(e questa è cronaca familiare)
    Ho girato in Europa(Francia, Inghilterra, Austria,paesi UE!), per motivi di lavoro e studio, sono ancora e sono sempre "l’italiana " bassa, cicciottella, pasta , mandolino e mafia...come se non vedessero gli occhi verdi e i capelli rossi e che adoro il risotto.
    Ho amici olandesi e tedeschi, bollati in Italia come tutti drogati ed ubriaconi...e non lo sono! 
    Cosa ne deduco?
    Il nuovo spaventa, ciò che non conosciamo ci fa divenire diffidenti e sospettosi, come la goccia che sale nel racconto di Buzzati.
    Ma l’unico modo per superare la paura che ci fa chiudere, sarebbe quello di conoscere e di capire.Di aprire quella porta e seguire la goccia che sale, per scoprire che, magari, vuol solo prendere una boccata d’aria in una calda giornata estiva.
    Non dico di dare tutto senza sforzi, ma un’opportunità non si può negare a nessuno.
    Guardiamo gli errori già commessi, valutiamo e cerchiamo strade migliori, che esistono, poichè tutto è perfettibile.

  • Di Erik (---.---.---.169) 6 luglio 2009 18:18

     caro Janluka è proprio quello che facciamo noi italiani con gli immigranti di ora... generalizzare.
    L’articolo vuole denunciare proprio questa cosa (fra le altre) quando eravamo noi a spostarci non era sbagliato e come qualcuno ce lo ricorda ci infastidiamo e rispondiamo come certi commenti stupidi che ho letto qui.

    Da fastidio che dicano che gli zingari eravamo noi... già... perchè ora facciamo i fighetti e ci schifa questa gente che l’unica colpa che ha è essere nata in un paese povero. 

    Dato che dai la colpa all’italia per la disgrazia dei veneti ti consiglio di andare a vedere perchè africa e derivati stanno come stanno... c’è sempre lo zampino europeo, ma qualcuno negherà anche questo segno di una profonda e squallida voglia di far finta di niente... le colpe sono sempre degli altri... mai nostre.

  • Di (---.---.---.19) 7 luglio 2009 21:32

    Io credo che il punto non sia, se eravamo proprio così o meno, ma su quanto sia facile generalizzare e infangare una etnia intera basandosi su pochi fatti o su semplici credenze, senza andare tanto in là con gli anni, basta ricordare il trattamento e la pessima fama che avevano i meridionali fino a qualche tempo fa, prima che "finalmen te" tutti potessero sfogarsi sul nemico comune, gli immigrati, il problema, oggi come ieri, resta il fatto che la maggior parte della gente, prende per buono tutto quello che dicono in tv, fa di tutta l’ erba un fascio e non gli interessa nemmeno conoscere altre culture, e valutare con la propria testa, e qui nascono gli sterotipi, i luoghi comuni, e tutte quei preconcetti che, secondo me, impoveriscono l’uomo, perchè lo privano della conoscenza dell’altro, chi vive così, è un poveretto, che conoscerà solo le sue 4 mura, e crederà a tutto quello che gli viene detto....

  • Di (---.---.---.254) 8 luglio 2009 17:15

    Ho letto l’articolo ad alta voce a un paio di persone.. prima che si arrivasse a parlare di lombardi e veneti, tutti hanno pensato che fosse uno scritto dei giorni nostri, ovviamente vergato da italiani!

  • Di Lello (---.---.---.19) 9 luglio 2009 19:07

    Complimenti Aldo: sei stato molto abile a stimolare il dibattito (che comunque sta procedendo bene)  proponendo un collage di eventi storici che tocca le coscienze che, però, si raccorda con una tua sintesi estremamente stringata.
    Se avessi espresso più ampiamente ed approfonditamente il tuo punto di vista, forse ne avrebbe guadagnato la qualità del dibattito, poichè ciò avrebbe orientato gli interventi sull’oggi, cioè sul fenomeno che tutti stiamo vivendo ormai da lustri sulla ns pelle, che sembra essere il Grande Assente del dibattito.
    Sarebbe molto bello, oltreché utile, se, partendo proprio dal tuo "collage", si intervenisse proponendo il proprio più intimo convincimento sull’odierno fenomeno, in modo che ciascuno possa confrontarlo col proprio esprimendone le valutazioni.
    Ciò disegnerebbe un genuino scenario sul grado di maturazione degli italiani nei confronti dell’immigrazione.
    Sarà raccolto il mio guanto di "sfida" ??? Staremo a vedere ... 

  • Di (---.---.---.180) 17 luglio 2009 22:01

    italia agli italiani zecche di merda non capite un cazzo!

  • Di politicamentescorretto (---.---.---.200) 21 luglio 2009 20:40

    io vorrei sapere solo quanti fantomatici padani o non, vanno in chiesa la domenica,e se hanno mai letto il vangelo,io non vado in chiesa e non mi interessa,ma il vangelo l’ho letto,credo che sia l’unica cosa che approvo della vostra religione.
    Allora io domando a voi: se voi vi trovavate nelle stesse condizioni di miseria di guerre di fame di carestie ecc..che si trova una madre o un padre che deve combattere per mettere in salvo i propri figli,come vi comportavate?
    ma io non voglio confondere l’accoglienza la solidarietà con chi delinque,ma ne faccio due casi separati.
    quante badanti lavorano in nero nelle famiglie leghiste?
    quanti lavoratori in nero raccolgono pomodori dalle mie parti?
    e se questa manodopera non ci fosse,voi eravate disposti a sostituirli?
    quante domande?
    datevi una risposta!
    la mia risposta è :io per salvare la mia famiglia i miei figli,ti giuro che sarei disposto ad ucciderti!

    Le radici che hai

    Vengo dalla terra dove c’è sempre il sole,
    dove la gente cerca l’ombra per potersi raffrescare.
    Stà scritto sulle pietre quello che devo capire,
    sono parole antiche che l’uomo non può cambiare!
    Memoria è cultura e questo che ci vuole:
    ricordare quello che è successo così puoi capire,
    il boia diventa vittima pure dopo mezz’ora,
    ma la vittima diventa boia se non ha cultura!
    su queste radici noi stiamo ben radicati
    ci fanno amare popoli mai conosciuti,
    noi non ci muoviamo
    davanti a chi medita l’odio e la guerra perché di questi criminali la mia mente non dimentica.

    sud sound system

  • Di ortika49 (---.---.---.249) 28 agosto 2009 21:34

    Di veneti che vanno in chiesa ce n’è tanti, di veneti che applicano il vengelo pochi! E’ una regione benestante, girano molti schei e l’hobby preferito è lo shopping! C’è la cultura dell’apparenza ben radicata accompagnata da una visione della vita gretta ed egoista.! Non se ne rendono conto perchè, ad esempio nella ricca Treviso, la scolarizzazione è bassa in quanto preferiscono lavorare, magari nell’aziendina familiare, per fare schei, SCHEI, SEMPRE SCHEI al più presto possibile! Gli immigrati sono USATI quando servono e trattati, quando gli va bene, con sufficienza! Però i veneti sono bravi cristiani...vanno in chiesa e una sera alla settimana in qualche associazione a fare volontariato forse a quelli stessi emigranti ai quali, poco prima o poco dopo, fuori dalle mura dell’associazione hanno dichiarato il loro disprezzo. Puntualizzo: sono veneta, vivo in un’altra regione ma in veneto ci vado e mi ci fermo spesso e conosco bene il tessuto sociale. Non voglio generalizzare, ci sono anche i veneti diversi ma in genere l’aria che si respira è questa con qualche variante da città a città! Solo quando sono andata via dal veneto mi sono resa conto di questo.

  • Di (---.---.---.225) 4 settembre 2009 19:34

    Gli stranieri servono per fare i lavori che gli italiani non vogliono fare più, come accudire gli anziani e fare le pulizie. Questo è un dato di fatto. Ed è anche un dato di fatto che chi maggiormente attira gli stranieri sono chi gli da lavoro, e chi gli da lavoro è chi se lo può permettere. In una nazione segnata da un particolarismo spaventoso, chi se lo può permettere ha nel 90% dei casi una mentalità conservatrice.
    La destra sbraita per fermare l’immigrazione ma difatto non fa nulla: è mano d’opera che serve e loro lo sanno... secondo voi chi va in padania a raccogliere le pannocchie? I nipoti di Bossi??? Mi immagino questi ragazzini presuntuosi

  • Di (---.---.---.225) 4 settembre 2009 21:35

    avevo scritto tante altre cose, ma non so perché non me le ha caricate.... ripeto solo la parte CLOU: il problema è che sanno di avere dei privilegi non meritati, e hanno paura di perderli.

  • Di (---.---.---.132) 9 gennaio 2010 11:59

    Sarebbe bene conoscere l’altro prima di emettere giudizi. Quelli che chiamiamo clandestini, extracomunitari, stranieri, vo cumprà o terroni; riflettiamo: siamo sicuri d’essere migliori di loro? La convivenza tra culture diverse richiede uno sforzo culturale al quale non siamo abituati. Ancor più quando ci sono problematiche economiche e sociali. Dovrebbe soccorrerci lo spirito della non violenza, per chi lo possiede. Certamente non lo possiede il mafioso.

  • Di (---.---.---.33) 9 gennaio 2010 22:19

    Per aggiunger altra verità condivido alcuni pezzi di un libro
     - Tra il 1945 e il 1960 “il cammino della speranza” passava per le Alpi -

    L’immagine è drammatica, come la didascalia che l’accompagna: mostra una donna che, “sorpresa dalla tempesta di neve vide il suo bambino spirarle tra le braccia, proseguì per qualche tratto e infine cadde esausta con l’altro figlio: i tre corpi furono trovati due giorni dopo”. Più di una volta la tragica fine degli emigranti clandestini italiani alla ricerca di lavoro e fortuna oltralpe finì sulle pagine de “La Domenica del Corriere”. Del resto i quotidiani quasi ogni giorno erano costretti a dar conto, con toni più o meno allarmistici, di episodi analoghi, tanto difficile era tenere una contabilità dei caduti. 

    Sugli attraversamenti si avevano solo indicazioni di massima e comunque inquietanti. In Val d’Isère, ad esempio, per raggiungere Bourg-Saint-Maurice, nel settembre 1946 arrivavano in media 300 clandestini al giorno, toccando addirittura le 526 unità in un’occasione. In Val di Susa il comune di Giaglione dovette chiedere aiuto alla prefettura di Torino non avendo più risorse per seppellire quanti morivano nel disperato tentativo di valicare le Alpi. Nel 1948 il “Bollettino quindicinale dell’emigrazione” scriveva che quotidianamente in quel luogo passavano illegalmente in Francia “molto più di cento emigranti” e “due o tre al mese, almeno”, secondo un rapporto di un agente del Servizio di informazioni militare, non ce la facevano.
    Allora come oggi non mancavano persone senza scrupoli che lucravano sulle disgrazie altrui. Il sindaco di Bardonecchia, Mauro Amprimo, sentì il dovere di far affiggere un manifesto nel quale si rivolgeva alle guide alpine. “Anche se compiono azione contraria alla legge – vi si leggeva – sappiano almeno compierla obbedendo a una legge del cuore, discernendo e accompagnando, cioè, soltanto quegli individui che appaiono loro chiaramente in condizioni fisiche tali da sopportare il disagio della traversata dei monti e scegliendo altresì condizioni di clima che non siano proibitive e non abbandonando i disgraziati emigranti a metà percorso”.
    Sessant’anni fa, dunque, i clandestini erano gli italiani, le Alpi il “mediterraneo” da attraversare verso l’agognata meta, alcune guide alpine gli scafisti dell’epoca. Ma in tempi in cui si parla non sempre con accenti benevoli degli immigrati e in particolare degli irregolari, in Italia – Paese dalla memoria corta e non sempre condivisa – sono in pochi ad avere coscienza di questo passato. E d’altra parte la pubblicistica ha sostanzialmente ignorato il fenomeno, interessandosi prevalentemente dell’immigrazione regolare, più facile da documentare e da seguire. Eppure, stando a quanto racconta Sandro Rinauro nel bel libro Il cammino della speranza (Torino, Einaudi, 2009, pagine 436, euro 35), dal quale sono tratte le notizie citate, il 50 per cento dei lavoratori italiani emigrati in Francia tra il 1945 e il 1960 era clandestino e il 90 per cento dei loro familiari li raggiunse altrettanto illegalmente.

  • Di (---.---.---.138) 10 gennaio 2010 00:58

    EMIGRAZIONE LUCCHESE NEL MONDO DI IERI ED IMMIGRAZIONE EXRACOMUNITARIA A LUCCA DI OGGI NON SONO LA STESSA COSA: LO DICE UN ANZIANO EMIGRATO LUCCHESE CHE VUOLE APRIRE UN DIBATTITO SUL TEMA.

     

    MASSIMO RAFFANTI

     

    Vuole fare conoscere il suo pensiero a tutti e sarebbe disposto a recarsi al più presto alla trasmissione televisiva del “Costanzo Show” per dire la sua sull’ attuale immigrazione extracomunitaria in Italia; da emigrato lucchese, diventa quasi furente, se qualcuno osa paragonargli il fenomeno, all’emigrazione di tanti suoi concittadini all’estero.

    Giovanni Lombardi, ottuagenario emigrato nel 1947 in Argentina e Sudafrica, rientrato a Lucca nel 1989, dopo una vita di sacrifici all’estero, va giù duro in proposito:

    “Affermare l’uguaglianza di queste due situazioni sociali è vergognoso; fino al mio rientro in Italia, sono stato socio della sezione sudafricana dei Lucchesi nel Mondo ed, essendo stato premiato nel 1988 dalla Camera di Commercio di Lucca, quale emigrante che ha onorato la sua città nel mondo, vorrei aprire un dibattito pubblico sul tema dell’immigrazione extracomunitaria odierna in Italia.

     Gli emigranti lucchesi hanno portato ovunque sudore, onestà e dignità e mai è accaduto che sia stata esportata così tanta criminalità quale quella extracomunitaria oggi in Italia: basta leggere le statistiche della popolazione carceraria.

    Impronte digitali? Ma certo-dice Lombardi-mentre esibisce il voluminoso carteggio necessario al suo espatrio; ricordo che già nel 1947, le autorità estere, mi richiesero foto ed impronte digitali sulla “Cedula di Identitad argentina” o sul “Registra-siesertifikaat” sudafricano.

    Ogni italiano, per emigrare, necessitava quindi di un atto di chiamata lavorativa, ecco qui, legge: permesso di sbarco in Argentina n° 46235 del 15 ottobre 1947.

    A quali immigrati extracomunitari si richiede oggi ciò che è stato chiesto a noi, che pure avevamo fame? Ecco qui un certificato di “Buona Condotta” che semestralmente dovevo esibire nel paese ospitante, rispettando usi molto diversi dai nostri e rigando dritto per non pagare col carcere duro o l’espulsione.

    Questi documenti, datati 22 novembre 1947, dicono invece che “non sono persona dedita all’accattonaggio”, che ho il casellario penale pulito, che sono esente da qualsiasi malattia contagiosa e che ho una regolare posizione fiscale: adesso io chiedo: agli immigrati extracomunitari viene richiesto altrettanto nell’interesse della nostra Nazione? Ecco poi i certificati di vaccinazione che ho dovuto esibire all’estero: sa allora non avevamo certo i pranzi della Caritas, i contributi, i centri di accoglienza, le associazioni atte a ricercarci casa e lavoro per noi emigrati o gratuiti corsi di lingua. Capisce perché mi arrabbio?”

     

  • Di (---.---.---.80) 11 gennaio 2010 03:53
    • MASSIMO RAFFANTI Vuole fare conoscere il suo pensiero a tutti e sarebbe disposto a recarsi al più presto alla trasmissione televisiva del “Costanzo Show” per dire la sua sull’ attuale immigrazione extracomunitaria in Italia; da emigrato lucchese diventa quasi furente, se qualcuno osa paragonargli il fenomeno, all’emigrazione di tanti suoi concittadini all’estero.  Giovanni Lombardi, ottuagenario emigrato nel 1947 in Argentina e Sudafrica, rientrato a Lucca nel 1989, dopo una vita di sacrifici all’estero, va giù duro in proposito:  “Affermare l’uguaglianza di queste due situazioni sociali è vergognoso; fino al mio rientro in Italia, sono stato socio della sezione sudafricana dei Lucchesi nel Mondo ed, essendo stato premiato nel 1988 dalla Camera di Commercio di Lucca, quale emigrante che ha onorato la sua città nel mondo, vorrei aprire un dibattito pubblico sul tema dell’immigrazione extracomunitaria odierna in Italia Gli emigranti lucchesi hanno portato ovunque sudore, onestà e dignità e mai è accaduto che sia stata esportata così tanta criminalità quale quella extracomunitaria oggi in Italia: basta leggere le statistiche della popolazione carceraria Impronte digitali? Ma certo-dice Lombardi-mentre esibisce il voluminoso carteggio necessario al suo espatrio; ricordo che già nel 1947, le autorità estere, mi richiesero foto e impronte digitali sulla “Cedula di Identitad argentina” o sul “Registra-siesertifikaat” sudafricano Ogni italiano, per emigrare, necessitava quindi di un atto di chiamata lavorativa, ecco qui, legge: permesso di sbarco in Argentina n° 46235 del 15 ottobre 1947 A quali immigrati extracomunitari si richiede oggi ciò che è stato chiesto a noi,

      che pure avevamo fame Ecco qui un certificato di “Buona Condotta” che semestralmente dovevo esibire nel paese ospitante, rispettando usi molto diversi dai nostri e rigando dritto per non pagare col carcere duro o l’espulsione Questi documenti, datati 22 novembre 1947, dicono invece che “non sono persona dedita all’accattonaggio”, che ho il casellario penale pulito, che sono esente da qualsiasi malattia contagiosa e che ho una regolare posizione fiscale: adesso io chiedo: agli immigrati extracomunitari viene richiesto altrettanto nell’interesse della nostra Nazione? Ecco poi i certificati di vaccinazione che ho dovuto esibire all’estero: sa allora non avevamo certo i pranzi della Caritas, i contributi, i centri di accoglienza, le associazioni atte a ricercarci casa e lavoro per noi emigrati o gratuiti corsi di lingua. Capisce perché mi arrabbio

  • Di (---.---.---.165) 17 gennaio 2010 18:49

    molti italiani non sono contenti che l’ITALIA sia unita, c’e` chi parla di terroni chi di polentonichi di veneti, forse sarebbero piu` contenti sotto il dominio spagnolo,francese, austro ungherese, o del papa. un cordiale saluto damiano piemontese dagli USA

  • Di eleonora (---.---.---.89) 27 marzo 12:28

    Non c’è nessuna prova che questo documento sia vero.

    Sono state fatte ricerche, ed è venuto fuori che è un falso.
    SALUTI!
  • Di Aldo Maturo (---.---.---.21) 27 marzo 18:32

    Non so a quale documento si riferisce. Se è quello dell’Ispettorato all’Immigrazione, che ho riportato ad inizio articolo, che sia vero o no nulla cambia alla considerazione che noi italiani avevamo in America. Non sono opinioni. E’ storia. Se ha qualche minuto, dia uno sguardo a quest’altro mio articolo: http://aldomaturo.blogspot.it/2012/11/e-sognavano-la-merica.html

    Grazie comunque per l’attenzione. Aldo Maturo


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