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Processo Eternit: condannati i manager

Giustizia è fatta. Il tribunale di Torino ha giudicato colpevoli di disastro colposo e omissione di cautele il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier alla fine del processo Eternit. Entrambi sono stati condannati a 16 anni di carcere. Il capo d'accusa conteneva un elenco di 2.191 morti e 665 malati di patologie causate dall'amianto. 

Il tribunale ha ritenuto i due imputati colpevoli di disastro colposo per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), mentre per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) per i giudici non è stato possibile procedere perché il reato è caduto in prescrizione. 

Capitolo risarcimenti: per le centinaia di familiari delle vittime la corte ha stabilito un risarcimento di 30mila euro per ogni congiunto. Per alcuni malati ci saranno 35mila euro di risarcimento. 100 mila euro, invece, per ogni sigla sindacale, 4 milioni per il comune di Cavagnolo, e una provvisonale di 15 mln per l'Inail. Al Comune di Casale Monferrato andranno 25 milioni di euro.

 

 

Il ministro della salute Renato Balduzzi ha così commentato: "E' una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici", mentre il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere ha colto anche gli aspetti politici della sentenza:

"Un processo storico e una sentenza esemplare, che dà giustizia alle migliaia di morti per amianto. L'auspicio è che questa stessa sentenza funga da monito a quanti continuano a ritenere che il nostro Paese può essere competitivo senza garantire la sicurezza ai lavoratori e ai cittadini. La sicurezza non può essere più considerata un costo per le imprese ma uno degli elementi fondamentali per renderle avanzate e competitive, altrimenti il rischio per l'Italia è che possa rappresentare l'area europea del lavoro a basso costo e a massimo rischio". 


Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.179) 15 febbraio 2012 20:02

    La legge ha con la sentenza di Casale Monferrato ha stabilito la colpevolezza dell’ Eternit ovvero dei vertici di tali stabilimenti in Italia nei quali  l’amianto ha ucciso moltissimi lavoratori in quasi 40 anni di attivita’ lavorativa,essa rappresenta una condanna esemplare per il piu’ grande processo ambientale mai intentato in Europa.Tale condanna pero’ si contrappone a quell’ amarezza per quell’ intervenuta prescrizione nello stabilimento di bagnoli nella nostra citta’ per gli stessi fatti .
    La giustizia deve obbligatoriamente restituire sempre quella speranza a quella sete di verita’ di chi resta,verita’ come fulcro principale di motivazione di quelle cause intentate per tali fatti.La prescrizione intervenuta come da sentenza per tali fatti nella nostra citta’ si contrappone a quella condanna in un altra citta’ d’italia,tale stato di cose rende oltre che imbarazzo alle leggi dello Stato,ma aggiunge anche dolore al dolore gia’ esistente per quegli operai morti nell’intento delle loro mansioni per il contatto con quel minerale killer.
    Quei familiari di quegli operai che hanno trovato la morte per assolvere quei compiti ovvero quel lavoro a contatto con quel minerale che dal 1992 e’ stato dichiarato fuorilegge ma gia da molti anni prima era considerato cancerogeno non hanno avuto con tale sentenza di prescrizione per lo stabilimento di bagnoli quella condizione d equita’ di giustizia con quegli altri familiari di Casale Monferrato  per un diritto alla salute gravemente violato a scapito della vita. Tale sentenza di intervenuta prescrizione per gli stesi fatti li dove vi e’ stata una condanna rende paradossale anche quella forma di verita’ che non e’ stata riconosciuta ma dai nostri codici o dalle interpretazioni di essi ?
    Quel diritto alle condizioni di vivibilita’ lavorative violato e’ stato accertato, non e’ stato rispettato visto che si conoscevano quelle situazioni altamente pericolose con quel contatto respirando quel minerale killer ovvero l’amianto esso e’ stato riconosciuto in quel di casale Monferrato li dove il tempo non ha cancellato quella pena prevista.
    Quelle piccolissiime particelle di polvere che si insinuavano nei polmoni sono state quelle condizioni per quelle morti che si dovevano necessariamente evitare ,condizioni che quantomeno anche se non c’era quella certezza venuta dalla messa al bando negli anni 90 di tale minerale-amianto si ipotizzavano e si conoscevano di altissima pericolosita’ da molti anni prima .

     A fronte di cio’ le sentenze che non potranno restituire alla vita dei familiari quelle persone che non ci sono piu’ diventano quel mezzo per annullare almeno in parte quelle umiliazioni e quella disperazione di chi e’ rimasto ovvero dei familiari, delle mogli,dei figil,dei parenti di quei lavoratori morti per quel lavoro.Esse nell’ attuale diventano l’unico mezzo per attuire quel dolore che mai potra’ avere fine ma solo sollievo,dolore che non ha avuto quel conforto dalla giustizia nella nostra citta’ di Napoli.
     
      Tale condanna per omissione dolosa dell’ Eternit rappresenta che chi sapeva ha taciuto,che chi poteva immaginar non ha preso quelle dovute precauzioni ha taciuto unicamente per quel profitto aziendale che e’ stato messo in primis come fonte esclusiva di interesse a scapito delle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro.Quel profitto aziendale ha scavalcato in questo caso quelle vite umane che non ci sono piu’.
    Restiamo con quell’ amarezza per l’intervenuta prescrizione di tali fatti nello stabilimento della nostra citta’ di Napoli per quelle vite umane che non ci sono piu,’ quei familiari non hanno trovato quella che non sarebbe stata una soddisfazione ma un giusto riconoscimento. 
    Vogliamo sperare auspicandone la certezza che quelle verita’ sommerse dal tempo che la legge non ha riconosciuto vengano riconosciute in qualunque modo,tale e’ doveroso per uno Stato di diritto e per una legge che sia uguale per tutti.
                                                                Antonello Laiso

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