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di Resist Enza sabato 10 ottobre 2009 - 2 commenti oknotizie
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Premio Nobel a Obama, gli insulti del Giornale

“Ah, signor Paolo! Come sta la madre di suo fratello?”

“Alla redazione, nessuno sapeva che l’editore era Paolo Berlusconi e nessuno si è mai reso conto della sua presenza!” cosi Indro Montanelli raccontava de Il Giornale dopo che, con l’entrata in vigore della legge Mammì nel 1990, Silvio Berlusconi già editore di tre canali televisivi nazionali, cedette il controllo della società editrice - Società europea di edizioni - a suo fratello Paolo Berlusconi, ma conservandone una quota di minoranza.

“Sono io che mi ritiro [...]. Di questo editore [Silvio Berlusconi, ndr], ne ho conosciuti due. Uno è stato l’amico che mi venne incontro nel momento in cui tutti mi voltavano le spalle: che non si è mai avvalso di questo titolo di credito per limitare la mia indipendenza, [...]. Eppoi ne ho conosciuto un altro: quello che, trasformatosi in capo-partito, ha cercato di ridurre il Giornale ad organo di questo partito suggerendogli non soltanto le posizioni da prendere - e sulle quali non c’erano in fondo grosse divergenze - ma perfino il linguaggio da usare, e che, a lasciarlo fare, avrebbe finito per impormi anche la "divisa" del suo partito, [...]”. (Indro Montanelli, ultimo articolo su Il Giornale, 12 Gennaio 1994)

Sulla poltrona di direttore lasciata da Montanelli venne a sedersi Vittorio Feltri e con lui arrivò anche Maurizio Belpietro come vicedirettore. Erano pronti a indossare la ’divisa’ del ’capo-partito’ e "ridurre il Giornale ad organo di questo partito" con "il linguaggio da usare" suggerito dal capo-partito-editore.

Arriviamo a ieri, 9 ottobre 2009. Come un fulmine a ciel sereno, ieri mattina il presidente della commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland, annuncia la scelta di Barack Obama per il Premio Nobel per la Pace. Stesso ieri nell’edizione de Il Giornale con l’inchiostro della penna di Paolo Granzotto titolava "Cina e diritti umani? Obama fa il gigione, era meglio W. Bush", nell’articolo si legge: ”[...]un tipino furbo a affabulatore qual è il presidente degli Stati Uniti? Che a parte la pigmentazione cutanea sempre più va assomigliando a quel fenomeno di Jimmy Carter: un simpatico giuggiolone che non sapendo mai che pesci prendere le sbagliava tutte. Il fatto è che pur ammettendo, senza se e senza ma, che è very very cool, che si muove come e meglio di George Clooney nei panni di Danny Ocean, che ha una parlantina che lèvati e che insieme a Michelle fanno una figurona, al dunque sembra sempre che a Obama gli manchino. Quei cosi là. [...]”

In serata alle 19:30 (sic) sul sito de Il Giornale viene pubblicato dalla redazione un articolo molto piu asciutto “A Barack Obama il Nobel per la Pace E lui: "Non sono sicuro di meritarlo"” ma i commentatori non ci stanno. “Io lo avrei dato ad Ahmadinejad: è merito suo se Obama se la fa sotto e cerca in tutti i modi di convincerlo che è tanto bello volersi bene e stare "vicini , vicini"....” (17:38) “Quelli del Nobel strampalano.” (17:57) “Incredibile, ma dopo quello per la letteratura a Dario Fò c’è da aspettarsi di tutto.” (18:41) “toh una altra buffonata.... Nobel della pace all’ salvatore del mondo....” (19:04) “Che cavolo c’entra Obama con il Nobel della pace.” (19:33) “Il Nobel l’hanno assegnato, a tutti a cani e porci. [...] l’ha ricevuto persino Dario Fò. Probabilmente ha fatto più Berlusconi per meritare il premio” (19:40) “Da non credere. Questo è un voto politico come lo è stato il voto della Corte Costituzionale.” (22:02)

Qui una domanda. Il Giornale, come riferiva Indro Montanelli, dalla discesa in campo politico di Silvio Berlusconi ha avuto un unico editore: lui. Nelle cancellerie del mondo intero non leggono Il Giornale del presidente del Consiglio italiano? Che per tutte le diplomazie è la sua biglietto da visita. Oppure il mondo termina al recinto del suo giardino?


“Quanto a Berlusconi, nessun rancore ci farà velo. Gli abbiamo detto - e confermiamo - che il suo massiccio e rumoroso intervento nell’arena elettorale non gioverà, secondo noi, nè alla causa per la quale egli pensa di battersi, e di cui temiamo che frazionerà ancora di più le forze, nè per i suoi propri interessi. I fatti diranno se avevamo ragione o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se avevamo ragione o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se avevamo ragione, fingeremo di essercene dimenticati. A presto dunque, cari lettori”. (Indro Montanelli, ultimo articolo su Il Giornale, 12 Gennaio 1994)



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