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 Home page > Tribuna Libera > Pippo Fava, la memoria vive | Catania, 5 gennaio

Pippo Fava, la memoria vive | Catania, 5 gennaio

Vive forte, ancora, la memoria del 5 gennaio, anniversario dell’uccisione di Giuseppe Fava (1984): giornalista, scrittore, regista. 

Un siciliano impastato nel ferro, impegnato in prima fila, nella denunzia del malaffare, del connubio mafia-potere (affaristico-politico) che da lungo tempo ha spolpato le risorse materiali ed umane dell’isola. Un'alleanza frenetica ed ingorda famelicamente stretta i tra i poteri che in stretta alleanza gestiscono l’uso delle pallottole e l’utilizzo delle risorse del territorio e delle pubbliche casse.

In un gelido pomeriggio, alle 15.30, in circa duecento si sono dati appuntamento in piazza Roma per lo svolgimento di un corteo silenzioso che si è dipanato per circa mille metri, arrivando poi nel luogo del delitto (ex via della Stadio, oggi via Fava), sotto la lapide che ricorda, sempre, e ai tutti catanesi e siciliani (…e agli italiani in genere) di buona volontà civile e democratica, l’impegno anti mafioso. L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di associazioni cittadine, con in testa i “Siciliani giovani”, eredi della storico periodico “I Siciliani”, con direttore Giuseppe Fava.

Non ci sono “infiltrati” e trasformisti, di ieri e di oggi. Come al solito preferiscono il caldo profuso dal chiuso delle loro case o nelle stanze traffichine del multiforme potere.

Tra i tanti, consumatosi nelle mille battaglie dell’impegno civile, e molti giovani (buon segnale), c’è Vincenzo Agostino – il lungo barbone caratterizza il suo lungo e afflitto viso - padre dell’agente ucciso 27 anni addietro, venuto appositamente da Palermo. C’è Riccardo Orioles, direttore responsabile de “I Siciliani giovani”, che proprio in questi giorni è all’attenzione di una petizione nazionale promossa dal giornalista catanese Luca Salici per il riconoscimento dei benefici della “Legge Bacchelli”. C’è anche Giovanni, impegnato da sempre sul fronte civile e anti mafioso, venuto da Palermo. In prima fila c’è Giovanni Caruso, ex fotografo dei “Siciliani” e organizzatore della continuità del giornale, che per sventura della vita ha perso la visione diretta del contesto quotidiano.

Nel “muto” silenzio emerge il “patto di fratellanza” che grida la memoria di Giuseppe Fava e la rinnovata energia di battaglia contro il potere affaristico-politico-mafioso dell’oggi.

Infine, il corteo silente sosta sotto la lapide. Il silenzio è rotto dal suono degli strumenti di una banda musicale giovanile, costituito da ragazzini provenienti da due importanti quartieri periferici ed abbandonati della città – Librino e Civita -.

La giornata è proseguita con due importanti iniziative: al Teatro Verga (nella stessa strada) – quel 5 gennaio di trentatré anni Giuseppe Fava aspettava (…in attesa della morte) la nipotina di cinque anni che svolgeva una parte di recitazione in una rappresentazione teatrale - per il premio giornalistico Giuseppe Fava consegnato a Giovanni Tizian giornalista calabrese nel corso di un dibattito che ha visto la partecipazione di Claudio Fava (figlio di Giuseppe), Attilio Bolzoni , Miki Gambino, Adriana Laudani.

Poi, al GAPA, l’associazione ubicata nel quartiere di San Cristoforo che ospita la redazione de “ I Siciliani giovani”. In memoria del giornalista ucciso s’ è svolta la riunione annuale dei collaboratori del giornale e delle associazioni solidali.

 

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