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Pernigotti: chiude la storica fabbrica di cioccolatini di Novi Ligure

La storica fabbrica di cioccolatini PERNIGOTTI, nata a Novi Ligure nel lontano anno 1860, fabbrica che tra l'altro aveva incorporato un'altra fabbrica di dolciumi anch'essa ben nota, la Sperlari, chiude e licenzia 50 operai e 50 impiegati amministrativi.

Prima di Pernigotti hanno lasciato il nostro Paese l'ALCOA fabbrica di alluminio, poi la Barilla che ancora è leader in Italia ma in mani straniere, poi la Lamborghini, casa automobilistica famosa per la sportivissima e bellissima MIURA, ora incorporata nel gruppo Volkswagen, poi tutti i gloriosi marchi dell'automobile: Maserati, Alfa Romeo, Lancia, De Tomaso, Autobianchi, Alfasud, Abarth, raggruppati nominalmente sotto il nome FCA, Fiat Chrysler Automobiles, rinvigorita momentaneamente grazie al genio imprenditoriale di Sergio Marchionne, recentemente e prematuramente scomparso, ma comunque non più italiana, ha lasciato il nostro Paese anche la Magneti Marelli. Questi nomi a noi familiari e particolarmente prestigiosi, sono solamente la punta di un grosso iceberg. Volendo elencarli tutti dovremmo riempire molte e molte pagine.

L'abbandono di Pernigotti dispiace ma non dovrebbe sorprendere, anzi, sorprende che abbia resistito così a lungo.

Ciò che sorprende e scandalizza è l'insipienza di politici, economisti, grandi firme dei mezzi di informazione, ma anche della popolazione che non si rende conto della situazione, siamo i detentori di tutti i peggiori record dell'intera UE, Unione Europea: un debito pubblico pauroso, crescita zero, record di disoccupati, record di indigenti, record di fuga dal paese di aziende, quelle che ancora resistono, fuga di lavoratori, di pensionati, di capitali. Ci rimangono solo le PMI, piccole e medie imprese, e i politici ne fanno un vanto. C'è poco da vantarsi, le PMI non hanno i mezzi, i capitali per fare ricerca, quindi i loro prodotti di basso valore aggiunto devono scontrarsi con concorrenti di infima qualità e bassissimo prezzo.

Le cause di questo disastro? Sono sotto gli occhi di tutti: la prima è una pressione fiscale da rapina, che da decenni uccide il lavoro, una pressione fiscale che preleva dagli imprenditori molto di più dell'utile di esercizio, li costringe al suicidio, al fallimento, alla evasione fiscale quando può, alla delocalizzazione.

Alla pressione fiscale si aggiunge una burocrazia costosa, farraginosa, lenta e poi, il maggior costo rispetto ai concorrenti, dell'energia elettrica, conseguente al micidiale referendum che ci fece chiudere le centrali nucleari, unico paese in Europa dove le centrali nucleari sono ben 196 e 15 in costruzione.

Anche l'inefficienza della macchina giudiziaria che ci vale procedure di infrazione dalla UE, danneggia l'economia, chi rischia capitali in un paese in cui per rientrare da un credito bisogna attendere decenni? E poi i servizi, pessimi e costosi molto più che altrove, le infrastrutture, stradali informatiche.

Insomma stare in questo paese è sgradevole e costoso, infatti non siamo un paese di immigrazione, come tanti credono, siamo un paese di emigranti, tutti fuggono.

I nostri ineffabili politici e i mezzi di informazione compiacenti, attribuiscono le colpe del nostro disastro alla UE, capro espiatorio dato in pasto ad una popolazione di semianalfabeti facili ad abboccare.

 

 

 

 

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