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Per una "SIAE" mondiale. Una proposta per conciliare rete e cultura

Pagando poco tutti, potremmo tutti avere accesso a tutto.

La rete rappresenta un cambio di paradigma, nel modo di circolazione delle idee, probabilmente ancor più radicale di quanto lo fu l’introduzione della stampa; come e più di questa, potrebbe dare origine ad una vera e propria rivoluzione del pensiero globale: ad un nuovo Rinascimento di cui ora si vedono solo, tenui, le prime luci.

E’ anche vero, però, che proprio perché ha reso così facile la distribuzione dei prodotti dell’ingegno, la rete minaccia di distruggere la tradizionale industria della cultura e di togliere così a tanti artisti la possibilità di vivere del proprio lavoro.

Un risultato che dovrebbe spaventare chi maggiormente tiene alla libertà di pensiero; se può essere discutibile un’arte in parte governata dalle regole dell’economia, basta un momento di riflessione, magari ricordando l’esempio fornito dalla Cina classica, dove era riservata a funzionari imperiali con del tempo libero a disposizione, per cogliere i limiti di un arte dove non vi sia denaro, riservata a giovani sognatori e a maturi dilettanti.

Trovare il modo di remunerare il lavoro intellettuale distribuito grazie alla rete è dunque fondamentale. L’unico modo di garantire la continuità della nostra tradizione culturale e, nel contempo, la libertà d’essere artista a chiunque, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, ne abbia la voglia ed il talento.

Credo che l’unica soluzione tecnicamente fattibile, allo stato attuale, consista nel cambiare la natura dei contratti che i provider stipulano con i proprio clienti; nel far sì che, ovviamente con un aumento dei canoni, questi garantiscano oltre alla connessione, l’accesso a tutti i contenuti della rete, con la possibilità di scaricarli sul proprio computer, di riversarli su altri supporti e di farne, insomma, qualunque uso si voglia, salvo per finalità commerciali.

Le risorse raccolte grazie questo sovrapprezzo, applicato ai canoni di connessione, dovrebbero poi essere distribuite, in base al numero dei loro fruitori, ai titolari dei diritti d’autore delle opere presenti in rete; un compito non diverso da quello tradizionalmente svolto dalla SIAE, e da altre strutture simili presenti in altri paesi, di cui dovrebbe essere incaricato un ente sopranazionale costituito a questo scopo.

Per avere un idea di quanto si renda necessaria una simile soluzione e dell’ammontare, a mio avviso sorprendentemente modesto, dell’aumento che dovrebbe essere applicato ai canoni, è opportuno considerare alcuni dati che fotografano la situazione esistente.

La musica è, già ora, quasi tutta distribuita attraverso la rete. Si stima che, mentre il mercato dei CD si sta estinguendo, 120 miliardi di canzoni siano scaricate da internet ogni anno, ad un prezzo medio di 0,99 Euro a canzone nei paesi sviluppati e di 0,20 Euro in quelli emergenti. Solo il 15% di questi downloading, avviene però in modo legale, e questa è la radice del problema.

Il cinema è nella stessa situazione: anche i film, ormai, sono quasi tutti scaricati dalla rete, al ritmo di 14 miliardi l’anno. Il loro prezzo medio è di 14 Euro nei paesi sviluppati e di 2,50 Euro in quelli emergenti, ma, anche in questo caso, l’85% dei downloading avviene illegalmente.

Diversa è, al momento, la situazione del mercato librario: solo una modesta percentuale dei 20 miliardi abbondanti di libri venduti mondialmente ogni anno (6-10 miliardi nei paesi sviluppati, ad un prezzo medio di circa 15 Euro; 6 in Cina e altrettanti negli altri paesi emergenti ad un prezzo di 3 Euro) è distribuita attraverso la rete. Un dato destinato a mutare rapidamente, però, mentre i dispostivi di lettura diventano sempre più diffusi ed economici, tanto che c’è da pensare che, nel giro di un decennio, il libro tradizionale si farà tanto raro quanto ora il disco di vinile; una prodotto di nicchia, destinato ad un pubblico di amatori e collezionisti.

Una considerazione da cui consegue che sarà proprio questo settore, già nel medio periodo, quello che soffrirà maggiormente a causa del downloading illegale.

Le case di produzione di cinematografiche e, con qualche difficoltà in più, le editrici musicali, infatti, possono sperare di sopravvivere, nonostante i danni loro arrecati dalla pirateria, perché, possono sempre contare sugli introiti dei concerti e degli spettacoli nelle sale, oltre che sui diritti ricavati dal passaggio radiofonico e televisivo di film e canzoni.

Sono opzioni che però l’editoria libraria, legata alla vendita di un prodotto destinato al consumo individuale, non ha: se nessuno paga i libri, semplicemente, muore.

Un evento che avrebbe conseguenze gravissime tanto per gli autori, che si verrebbero a trovare “persi nella rete”, privi di ogni appoggio pubblicitario o d’altro tipo, e con poche o nessuna possibilità di ricavare di che vivere dal proprio lavoro, quanto per la qualità delle loro opere; produrre un buon libro senza il lavoro di un editor professionista è infatti difficile o impossibile quanto ottenere una registrazione musicale di buona qualità nello scantinato di casa.

Premesso tutto questo possiamo fare quattro conti.

Considerando che nei paesi sviluppati vi sono 800 milioni di collegamenti internet, e che ogni anno vi si scaricano 60 miliardi di canzoni, 7 miliardi di film e che, verosimilmente, si arriverà a scaricarvi 10 miliardi di libri, basterebbe aumentare le tariffe di connessione di Americani, Europei, Giapponesi e Coreani di 10 Euro mensili per compensare con 0,50 Euro a canzone gli autori dei pezzi musicali, con 7 Euro per film le case cinematografiche e con 2 Euro a libro gli scrittori.

E’ la metà dei prezzi oggi praticati, per quanto riguarda film e canzoni, ma è pure il triplo di quanto, scontato l’effetto della pirateria, incassino dalla rete musicisti e case cinematografiche.

Per valutare il ricavato dalla distribuzione in rete dei libri, a quelle condizioni, bisogna considerare che già oggi gli autori non ricevono che tra il 10 ed il 15% del prezzo di copertina, quindi tra 1,5 e 2,25 Euro a copia e che gli editori devono affrontare oggi delle spese di stampa e di diffusione fisica del prodotto che scompariranno.

Applicando le stesse considerazioni ai paesi emergenti, tenendo conto dei prezzi inferiori a cui sono venduti su quei mercati i prodotti intellettuali e del minor costo delle connessioni, risulta che basterebbero 1,50 o 2 Euro al mese per consentire a chi vive lì la piena fruizione di tutti i contenuti della rete.

Non ho considerato, in questa analisi approssimativa, i prodotti televisivi che pure circolano in rete, dai telefilm alle dirette sportive, ma, considerato che la maggior parte dei film è solo affittata (a un prezzo medio di 4 euro) e non acquistata, i 7 Euro che ho previsto siano assegnati per ogni loro downloading sono una cifra davvero esagerata; da lì, con un calcolo più puntuale, si dovrebbero poter ricavare le risorse per compensare anche le emittenti televisive.

Più in generale, le cifre fornite non debbono considerarsi altro che indicative; servono semplicemente a dimostrare quanto la cosa sia fattibile e ad un costo decisamente contenuto.

Dimostrano come, usando solo una frazione delle risorse che dedichiamo tradizionalmente a libri, film e canzoni, potremmo garantire ai nostri figli la possibilità di fare ancora i cantanti, i registi o gli scrittori e di vivere del proprio lavoro.

Soprattutto indicano come, pagando poco tutti, potremmo tutti avere accesso a tutto

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