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Oxfam, ennesimo scandalo nelle Ong

di Salvatore Palidda

Come si ricorda anche in un recente articolo, gli scandali legati a casi di abusi sessuali commessi da Caschi Blu o da funzionari Onu costellano la storia recente. Lo stesso vale per tanti funzionari di Ong sparsi nel mondo e anche per tanti operatori sociali, religiosi, educatori di bambini e adolescenti usi a pratiche di pedofilia.

Non stupisce quindi che anche Oxfam sia affetta da questa «classica malattia» mentre qualcuno “cade dal pero” parlando di «fallimento morale incomprensibile». Certo sconcerta sapere che i fondi di questa e di altre Ong – destinati agli aiuti a popolazioni fra le più straziate del mondo (si pensi agli haitiani) – siano usati per procacciare prostitute e prostituti anche minorenni per funzionari calati dai Paesi dominanti o che lavorano per questi.

Notiamo che questo ultimo scandalo riguarda solo Ong inglesi perché evidentemente qualche buon giornalista si è impegnato mentre resta ignoto quanto riguarda altre Ong e loro sezioni nazionali.

Ma se questo orrendo fenomeno si riproduce da sempre perché nessuno è riuscito a mettere a punto un solido ed efficace sistema di prevenzione? Attenzione lo stesso si può dire per quanto riguarda la corruzione, gli abusi e i crimini nei ranghi di qualsiasi pubblica amministrazione.

Ovviamente prevenzione non vuol dire mettere un controllore addosso a ogni operatore di Ong o a ogni funzionario e impiegato della pubblica amministrazione (vedi in particolare polizie, militari, magistratura, ecc.). Per la prevenzione occorre innanzitutto capire che tale fenomeno si produce e si riproduce attraverso le cerchie di riconoscimento morale e sociale che sono tipiche fra colleghi in ogni sorta di professione. E’ dentro queste cerchie che si legittimano idee e comportamenti che per i suoi componenti sono ineccepibili o comunque normali pur essendo palesemente dei crimini. Anche i mafiosi hanno ovviamente le loro cerchie del genere, così come esistono all’opposto cerchie fondate sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli esseri umani.

Allora, com’è possibile che una Ong o un’istituzione pubblica permetta la formazione di cerchie di persone che hanno idee e comportamenti criminali? Chi ha reclutato queste persone? Che trasparenza c’è nell’operato dei singoli e tanto più di settori di un’istituzione in missioni particolarmente difficili? Che possibilità sono offerte all’“utenza” di valutare tale operato? Se c’è un codice deontologico di ogni istituzione, come se ne verifica il rispetto rigoroso? Quale protezione viene assicurata a chi eventualmente denuncia comportamenti sospetti? (evitando anche i soliti rischi di false accuse). Cosa si fa quando si scoprono comportamenti illeciti?

Ripetiamo, se il fenomeno si riproduce sempre è perché non si è mai fatto nulla di efficace per contrastarlo o addirittura s’è preferito “salvare il buon nome della casa” e garantire persino l’impunità. Non è vero che non c’è che da rassegnarsi alla riproduzione della corruzione, degli abusi e della criminalità nei ranghi delle istituzioni. E’ una questione di volontà politica e di mobilitazione collettiva delle persone corrette insieme alle vittime.

E’ allora necessaria la massima protezione delle vittime dando loto anche la possibilità di riscatto effettivo (ma questo anche i giuristi come il dottor Cantone sembrano avere difficoltà a capirlo). Ricordiamolo, gli «illegalismi tollerati» praticati da una parte della popolazione sono sempre una concessione dei dominanti per legittimare i loro crimini ben più gravi.

Gli scandali delle Ong degli ultimi trent’anni sembrano anche l’effetto di una contaminazione pervasiva della diffusione di atti di corruzione, abusi, violenze e crimini contro l’umanità praticati da una parte dei militari e poliziotti e in generale dei dominanti un po’ dapperttutto nel mondo. E’ una delle conseguenze del neoliberismo globalizzato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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