Nubifragio: con la Liguria in ginocchio si pensava al silenzio assenso
Il 25 ottobre 2011, un violento nubifragio mette in ginocchio la provincia di La Spezia, in Liguria. Il 4 novembre 2011, un violento nubifragio mette in ginocchio Genova. Non si tratta, però, di soli danni materiali, che possono sempre essere rimediati. Si sono persi bambini, donne, uomini: esseri umani! Nelle Cinque Terre, 12 morti. A Genova, 6 morti. Altri morti e altri danni si contano su e giù per la penisola.
Un nubifragio è una violenta e abbondante precipitazione a carattere temporalesco con vento impetuoso, un evento improvviso che inonda e devasta. Si tratterebbe di un normale fenomeno atmosferico, se non si abbattesse su un territorio fortemente antropizzato, malamente cementificato e dove brilla l'assenza di manutenzione.
Gli eventi atmosferici hanno una responsabilità solo indiretta, per le vittime che tutti piangiamo.
La responsabilità dei morti è, sia chiaro in modo definitivo, di chi ha canalizzato i letti di fiumi e torrenti, ha edificato a pochi metri dai corsi d'acqua e anche dentro. I piloni che sorreggono la facoltà universitaria di Farmacia di Genova, per esempio, si trovano nel bel mezzo dell’alveo del torrente Sturla. I corsi d'acqua "tombati", cioè coperti, nascosti, "impazziscono" e mietono vittime. La responsabilità, però, è sempre di chi realizza questi discutibili interventi sui fiumi.
Un esempio per tutti. Il letto del torrente Vara, a Genova, anche questo "impazzito", nella metà dell'ottocento era largo 820 metri. Nella metà del novecento la sua larghezza era di circa 400 metri e oggi, di soli 140 metri a causa del consumo di territorio operato nel corso degli anni da uomini sconsiderati. Quale folle amministratore ha autorizzato l'edificazione dentro il letto di un fiume?
Le dinamiche fluviali, nei fiumi, creano due letti: quello di magra e quello di piena. L’uomo ha canalizzato i letti di magra, alzando gli argini. Ritenendo, scioccamente, di aver ingannato il fiume, ha occupato i letti di piena. Il fiume, però, si riprende i propri spazi ed anche molto velocemente. Nel letto di magra irreggimentato, si concentra la piena di un fiume privato di casse di espansione, di quei luoghi naturali, cioè, predisposti per accogliere parte delle acque di piena, rendendo più lenta la discesa a valle delle stesse. Le acque, oggi, invece, scorrono veloci dentro stretti canali, trasformando i fiumi in pericolosi bolidi. Quando un fiume esonda, è liberata, all'improvviso, l’energia che la natura riusciva ad ammortizzare scaricando le acque in quelle casse di espansione costituite dal letto di piena.
In uno dei quartieri di Genova sono caduti 500 millimetri di pioggia. Certo, millimetri. Pensiamo, però, a un quadrato di soli 100 metri di lato: conterrebbe 10 milioni di litri di acqua! Fanno paura, a leggerli così. Non avrebbero fatto danni o mietuto vittime, però, se avessero avuto lo spazio naturale su cui disperdersi.