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Monti "non garantisce" in Kuwait; da mezza Italia partono le critiche

Era facilissimo prevedere che Mario Monti avrebbe ricavato solo dispiaceri dalla carica di presidente del Consiglio. Non fosse riuscito a tenere a galla il paese, si fossero realizzati gli scenari catastrofici che anche i suoi attuali critici davano per quasi certi (basti pensare al buon Vendola di cui leggerete più sotto), sarebbe diventato il capro espiatorio della nostra impresentabile classe politica; il colpevole unico di un disastro costruito in tre decenni dalla miopia dei governi e dei loro elettori. Avesse avuto successo, fosse riuscito ad offrire un’estrema possibilità all’Italia, viceversa, i sacrifici che avrebbe dovuto chiedere agli italiani sarebbero stati tali da rendere facilissimo il gioco di chi avesse voluto renderlo impopolare.

È esattamente quel che sta accadendo ora, quando i politicanti, ed i loro lacchè specialisti nella disinformazione (Signore, presentami un giornalista italiano che cerchi solo di fare il proprio mestiere e ricongiungimi alla buonanima, dice la vedova scaltra), si sono fatti convinti che il pericolo sia passato e, salvo qualche minimo ritocco estetico, si possa tornare al solito andazzo.

La dimostrazione più lampante di tutto sta nella vigilanza talebana che i nostri chihuahua della democrazia riservano ad ogni parola che esca dalla bocca del presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Dopo aver appena finito di tirare una nuova scarica di pietre addosso a Fornero, già lapidata per lacrima fuori ordinanza, a causa di quel suo improvvido aggettivo, adesso è contro Mario stesso medesimo che, per quel che ha detto, lanciano di tutto e di più dalle prime pagine dei giornali. Che ha fatto? Minacciato la secessione della Val Taleggio? Invitato gli italiani a non pagare le tasse? No, molto, ma molto peggio. In visita di Stato in Kuwait, a chi gli ha chiesto se poteva rassicurare gli investitori sull’Italia del dopo elezioni, ha osato rispondere: “Non posso garantire per il futuro”.

Oddio oddio che scandalo. Tonino Boccadirosa Di Pietro, famoso per il suo raffinato italiano e le sue dichiarazioni sempre così misurate, ha detto che quella frase costituisce “un ricatto bello è buono”; un modo scelto da Monti per dire “o rivado io al governo, o…”. Per Nichi Laconico Vendola, abilissimo amministratore, oltre che uomo di eleganza quasi formigoniana e, notoriamente, di pochissime parole, si sarebbe invece trattato di “una battuta di pessimo gusto”.

E, invece, ciccini, che diavolo avrebbe dovuto dire? “Garantisco che l’Italia…?”. Ma fateci il piacere: gli fosse uscito di bocca qualcosa del genere, sarebbe successo il finimondo. Avreste iniziato subito a sparare contro il “servo dei mercati” e la sua mancanza di rispetto per la volontà del popolo sovrano. Avreste parlato di democrazia sotto tutela e tromboneggiato di “pesanti ipoteche sul futuro”.

Fosse stato zitto o avesse improvvisato una perifrasi? Sarebbe cambiato poco; avreste chiosato sul suo sorriso, su un suo gesto o sull’alzarsi o abbassarsi di un suo sopracciglio.

La verità è che spaventa la popolarità personale di Monti, che sembra resistere a tutto. Non sono più neppure il 50% gli italiani che si fidano di lui? Verissimo, ma, nonostante mesi di attacchi sempre più furibondi nei suoi confronti, malgrado non abbia potuto fare altro che imporre sacrifici, è comunque ritenuto assai più affidabile di qualunque politicante. A molti continua a sembrare una persona per bene e che stia facendo del proprio meglio nell’interesse del paese; qualcosa che ben pochi, ormai anche tra i loro elettori, pensano dei vari capi e capetti dei nostri partiti.

La verità è che esiste un Italia di reazionari d’ogni colore, gli sfruttatori grandi e piccoli del nostro sistema, che ha il terrore di vedere Monti tornare a palazzo Chigi, magari accompagnato da una maggioranza politica tale da consentirgli di avviare qualche riforma. Un’Italia di rivoluzionari col sedile incollato alla poltrona, di imboscati ed evasori, quasi perfettamente sovrapponibile a quella che gioì per la caduta del primo governo guidato da Romano Prodi, l’altro “affamatore di pensionati” inviso a sinistra quanto a destra.

Un’Italia di indignati col pilota automatico, questa improvvisamente così attenta alle parole, dopo aver chiuso gli occhi davanti a decenni di malaffari, che merita solo un aggettivo: bigotta.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.141) 20 novembre 2012 19:53

    Toto-Premier >
    Italia, Spagna e Grecia sono accomunate da un persistente stato di crisi. Come Monti anche Rajoy e Samaras devono porre rimedio al dissesto di un quadro socio-economico non meno compromesso.

    Ecco un test di “credibilità”.
    Quale Premier, pur non eletto, ha potuto contare su una maggioranza pari ai 2/3 del Parlamento?
    Chi ha assunto l’incarico affermando che tutti i sacrifici già fatti erano stati “annullati” dalla mancanza di crescita?
    Quale dei 3 Premier ha dettato più manovre restrittive in nome del “rigore” senza mai pronunciare la parola “austerità”?
    A chi è stato già attribuito il titolo di “salvatore” della patria?

    Suggerimento. Il tempo non cancella le Voci dentro l’Eclissi di uomini esempio di coerenza, impegno …

  • Di Daniel di Schuler (---.---.---.151) 20 novembre 2012 21:21
    Daniel di Schuler

    Allora ...da dove cominciare? 


    1) La maggioranza eterogenea di cui "gode" Monti, è stata più che altro capace di ricattarlo ad ogni passo.

    2) Quei sacrifici, ovviamente destinati ad acuire la nostra crisi (lo capisce lei, lo capisco io e lo capisce Monti) erano assolutamente inevitabili. L’alternativa? Uscire dall’Euro e mettersi a stampare moneta. Uno scenario che solo dei mentecatti possono auspicare. L’argentina ebbe dei morti di fame; noi non saremmo così fortunati: contrariamente a quel paese dobbiamo importare tutto.

    3) Vivo in Spagna. In questo paese, tra le tante cose, quest’anno i dipendenti pubblici non riceveranno la tredicesima. Secondo me dovrebbe rivedere le sue fonti.

    4) Tanti,a cominciare da Vendola, davano inevitabile il nostro default, un anno fa. Al momento la Patria è salva (si fa per dire).

    5) Chiunque governerà l’Italia nei prossimi anni, in un modo o nell’altro, dovrà imporre a tanti dei suoi cittadini dei cambiamenti che non potranno essere indolori. Vedrà.

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