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Mobilità sostenibile e riduzione inquinamento | Arriva l’era di cicli e condivisioni

Nelle città di domani ci saranno meno vetture e più spazio per biciclette e pedoni, ma anche per i veicoli in condivisione. L’obiettivo è ridurre traffico, inquinamento ed emissioni di gas serra e aumentare la visibilità.

La mobilità fa bene. È salutare per l’economia con gli “affari” ad aumentare con il passaggio di una ciclabile, una ferrovia o una strada. E benefica per la mente con il viaggiare on the road ad accrescere la nostra cultura e conoscenza. Per contro, come altra attività umana, lo spostarsi ha effetti collaterali, in genere con ripercussioni riversate sulla comunità: impiego di risorse e di energia per creare le infrastrutture e i veicoli, consumo del suolo, congestione, inquinamento acustico, emissioni di gas serra e di sostanze nocive per la salute. Esternalità che, secondo la Commissione europea, costano circa 250 miliardi di euro all’anno in termini di traffico, spesa sanitarie e incidenti, ma soprattutto, provocano il decesso prematuro per “smog” di oltre 500.000 persone, 80.000 delle quali in Italia come stimato dall’Agenzia europea dell’ambiente.

Le soluzioni per ridurre l’impatto dei trasporti sono molte. Le più radicali prevedono l’eliminazione delle auto o la loro conversione verso tecnologie più pulite, come quella elettrica. In realtà, i risultati più efficaci si hanno intervenendo su più fronti con la finalità comune di migliorare la qualità ambientale dei veicoli e di ridurre i mezzi circolanti. Provvedimenti che potrebbero contribuire a raggiungere il traguardo dell’Unione europea di tagliare del 35,3% le emissioni di anidride carbonica dei trasporti e di riportare la concentrazione di inquinanti di molti capoluoghi entro le soglie ritenute salubri dall’Organizzazione mondiale della sanità mettendo fine alla cosiddetta emergenza smog che si ripresenta puntuale nei periodi freddi.

Mutare le città

La priorità delle politiche di mobilità sostenibile dovrebbe essere data alla soluzioni per diminuire i veicoli circolanti (oltre 1,2 miliardi nel mondo), a cominciare da quelle strutturali come ridisegnare le città secondo il modello del nuovo urbanesimo. Nel dopoguerra la pianificazione prevedeva distinte aree omogenee (residenziale, industriale e commerciale), nonché l’edificazione di zone periferiche limitrofe alla città dove vivere nel verde. Un’impostazione che, di fatto, incentiva l’uso dell’auto, anche a fronte di collegamenti pubblici scadenti. L’idea è creare una città compatta, ossia poco estesa e con densità di residenza tale da consentire la realizzazione di un servizio di trasporto pubblico efficiente. La teoria prevede l’edificazione di quartieri che integrino abitazioni, esercizi commerciali e uffici per favorire gli spostamenti a piedi e in bici e l’abolizione dei poli attrattivi di traffico, come centri uffici o centri commerciali. I quartieri “indipendenti” devono includere zone a traffico limitato, piste ciclabili, isole pedonali e parchi con gli alberi ad assorbire anidride carbonica e inquinanti, nonché nascere intorno alle stazioni di ferrovia, metropolitana e tram ed essere collegati con le altre zone con una ramificata rete di trasporto pubblico. Che deve essere comodo e rapido grazie a corsie preferenziali e altre soluzioni per dare la priorità a bus e tram.

 

Piccole soluzioni efficaci

Se ridisegnare le città richiede tempo, per l’immediato ci sono “piccole” soluzioni per diminuire il tasso di motorizzazione e, quindi, ridurre il traffico ed emissioni. La più nota è la condivisione dei veicoli (bike, scooter e car sharing), valida alternativa al mezzo privato per chi si sposta poco e comoda per ridurre i costi della mobilità e le fastidiosa gestione dell’auto. Utili per ridurre i veicoli in strada sono pure il car pooling (il classico “passaggio” in auto, oggi reso più facile dalle app), il taxi collettivo o le diverse forme per portare i bimbi a lezione: scuolabus, pedibus e ciclobus. Ciclo che dovrebbe essere al centro delle politiche di mobilità urbana in quanto è il mezzo più ecologico ed efficiente per muoversi in città. Ha emissioni zero, è essente da problemi di parcheggio e consente tempi di spostamento spesso più contenuti dell’auto grazie alla possibilità di “saltare” le code e di “disegnare” itinerari più brevi tagliando per parchi o ZTL. Inoltre la bici, soprattutto se pieghevole, può essere usata in combinazione con mezzi pubblici e auto e permette anche percorsi lunghi, merito dei modelli a pedalata assistita. A togliere altri veicoli dalle strade possono contribuire pure l’e-Government (svolgere online le pratiche burocratiche di lavoro e private), il mobility manager (ottimizza gli spostamenti casa-lavoro) e il telelavoro, oggi più noto nella sua forma di “lavoro agile”. Una misura che leva le auto nelle ore di punta e ha come effetti positivi l’incremento della produttività e la riduzione di costi aziendali e stress del personale.

 

Dalla parte dei pendolari
La vera svolta per la mobilità sarebbe potenziare i collegamenti tra hinterland e città. La maggior parte del traffico, infatti, è costituito dai veicoli dei pendolari che, secondo il Censis, sono circa 10 degli oltre 13 milioni di italiani che vanno in centro per lavoro. Qui la soluzione sarebbe soddisfare le richieste del 69% degli automobilisti desiderosi di abbandonare la vettura se ci fosse un servizio pubblico adeguato. Si tratterebbe, quindi, di cambiare le politiche perseguite finora: dirottare le risorse economiche utilizzate per costruire nuove strade per potenziare le linee ferroviarie suburbane e le metropolitane “esterne”. Essenziale è pure la realizzazione di parcheggi di interscambio periferici per consentire di arrivare alle fermate del trasporto pubblico in bici o in auto per raggiungere il centro con il mezzo pubblico.

 

Il futuro è elettrico

Un ultimo settore di intervento per la mobilità sostenibile è il rinnovo dell’attuale parco circolante con veicoli a minore impatto ambientale. La tendenza è orientarsi verso il modelli elettrici in grado, secondo uno studio di RSE (Ricerca sul sistema energetico), di abbattere di oltre il 50% le emissioni di CO2 nel ciclo WTW (well to whell, dal pozzo alla ruota, cioè inclusivo della CO2 rilasciata durante l’intero ciclo produttivo del carburante, dall’estrazione, alla trasformazione e al trasporto) rispetto ai veicoli tradizionali e con un potenziale di riduzione superiore al 90% se l’energia per la ricarica provenisse al 100% da fonti rinnovabili. Inoltre, le zero emissioni allo scarico evitano il rilascio di polveri sottili, ossidi di azoto e altri inquinanti in città contribuendo a una minore concentrazione di elementi nocivi che, secondo il Rapporto Mal’Aria 2018 di Legambiente, rendono fuori legge 39 capoluoghi di provincia italiani.

Per contro le elettriche sono ancora poche, costano molto e hanno problemi di ricarica per via della scarsa rete di colonnine e dei tempi di “rifornimento” lunghi. Da risolvere è pure l’alto impatto ambientale e sociale per la produzione di batterie a causa delle materie prime impiegate e dello sfruttamento dei lavoratori attivo nelle miniere dal quale sono estratte. Limiti a parte, è la soluzione al momento migliore che dovrebbe essere favorita dall’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili (oltre 100 miliardi di euro in Europa, più di 500 miliardi nel mondo, cinque volte tanto di quanto necessario per la lotta ai cambiamenti climatici) e fornendo agevolazioni come riduzione di Iva all’acquisto o l’esenzione di bollo e sosta.

Per la transizione verso il 100% elettrico sono considerati validi pure i veicoli ibridi plug-in, che possono percorrere circa 50 km a zero emissioni e ricaricarsi dalle colonnine elettriche, e a metano, ma solo se alimentante con il 100% con biometano di origine biologica, ossia ricavato da scarti agricoli, razione umida o reflui animali e fognari. Un’opzione, però, poco pratica in quanto in grado di alimentare soltanto un numero limitato di veicoli. Ancora tutto da sviluppare è il vettore dell’idrogeno che potrebbe assicurare emissioni zero nel ciclo WTW se prodotto tramite elettrolisi.

 

 

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Un’app per la mobilità

Tra le molte visioni future sulla mobilità la più affascinate è quella che richiede il solo possesso di un’app per smartphone tramite il quale prenotare il mezzo desiderato e pagare in base al tragitto percorso. Di fatto l’app consentirebbe di organizzare il viaggio inserendo partenza e destinazione e di prenotare tutti i mezzi necessari, come autobus, treno, nave o aereo, ma pure taxi e i veicoli in sharing, siano essi bici, scooter, auto o furgoni, rigorosamente elettrici. Il tutto con un esborso proporzionale alla lunghezza del tragitto e ai veicoli scelti.

 

 

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Copenaghen, la città delle bici

Nota come la città della bicicletta, Copenaghen è la prima capitale d’Europa con un parco circolante composta in prevalenza da cicli. Un primato ottenuto nel 2016 quando le bici hanno raggiunto quota 265.700 superando le 252.600 auto presenti sulle strade e invertendo una realtà nel 1970 che vedeva pedalare poco più di 100.000 abitanti contro gli oltre 350.000 che preferivano la vettura. Un sorpasso nato per le politiche lungimiranti adottate a partire dalle crisi petrolifere degli anni Settanta che hanno portato alla riduzione degli spazi per le auto e alla realizzazione di apposite infrastrutture per pedoni e ciclisti, compresi viadotti e superstrade extraurbane. L’esempio della capitale danese è stato seguito da molte altre città, alcune delle quali hanno estromesso le auto dalla città. Tra queste ricordiamo Lubiana in Slovenia e Pontevedra in Spagna, che nel 1999 ha avviato la “guerra” ai veicoli facendo diminuire il traffico del 90% (la circolazione è consentita solo su alcune arterie con velocità limitata a 30 km/h) e l’inquinamento del 65%.

 

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Ottimizzare il trasporto merci

In Europa i veicoli impiegati nel trasporto merci sono solo il 5% del parco circolante, ma rappresentano quasi il 30 delle emissioni di gas serra e uno dei principali generatori di traffico. Riuscire a ottimizzare il comparto, dunque, è una delle scelte più efficaci per ottenere gli obiettivi ambientali di mobilità sostenibile. In ambito urbano il sistema più apprezzato è l’uso delle cargo bike elettrice, veloci e pratiche per arrivare in centro senza ostacoli. Per colli più grandi l’orientamento è favorire l’adozione di furgoni elettrici lasciando l’accesso libero nelle ZTL ed esentadoli dal rispetto delle fasce orarie per la distribuzione urbana. Un progetto di successo attivato nel 2003 a Reggio Emilia è creare centri di logistica fuori dalla città e poi distribuire le merci in centro con mezzi a zero emissioni.

Per i trasporti a medio e lungo raggio l’indirizzo è trasferire le merci dalla “gomma” al “ferro”, ossia alle ferrovie, e al mare con il trasporto navale. Di rigore è potenziare la logistica e gli interporti anche con l’obiettivo di ridurre drasticamente i viaggi a vuoto dei camion. Altro contributo può arrivare dall’Information Technology System (ITS), tecnologie che secondo alcuni studi potrebbero contribuire alla riduzione fino al 40% delle code, del 25% dei tempi totali di viaggio, del 10% nei consumi di carburanti, del 22% nell’emissione di inquinanti.

 

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Emissioni di CO2 per tecnologie auto

Emissioni equivalenti di CO2 per ogni tecnologia calcolate in base al sistema WTW (well to whell, dal pozzo alla ruota), ossia comprensiva non solo delle emissioni di scarico, ma pure di quelle rilasciate durante l’intero ciclo produttivo del carburante, dall’estrazione, alla trasformazione e al trasporto.

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