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di Paolo Borrello (sito) mercoledì 6 aprile 2011 - 1 commento oknotizie
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Meno deficit ma nessuna politica per la ripresa

Lo Stato ha chiuso il 2010 con un deficit pari al 4,5% del prodotto interno lordo, in miglioramento rispetto al valore record (5,3%) registratosi nel 2009. Lo ha comunicato l’Istat.

Il miglioramento ottenuto nel 2010 è comunque anche più netto di quanto inizialmente previsto dal governo, che nella decisione di finanza pubblica parlava di un deficit al 5%. In particolare, nel 2010 le entrate sono cresciute dello 0,9%, con una crescita delle imposte dirette, quelle su redditi e patrimoni, (+1,2%) e sopratutto delle indirette (+5,1%). Un aumento quest'ultimo su cui hanno influito le norme per il contrasto dei crediti Iva inesistenti utilizzati in compensazione. Più attenuato, è risultato, invece, l'incremento della voce relativa ai contributi sociali (+0,5%).

L’incremento delle entrate è stato, però, frenato dal forte ribasso delle imposte in conto capitale (-72,3%). Quanto alla spesa, nel 2010 si è ridotta dello 0,7%, un calo dovuto soprattutto alle flessioni (-16,2%) degli investimenti fissi lordi e delle altre uscite in conto capitale (-21,6). Invece, sono continuate ad accrescersi, anche se con un ritmo più lento, le prestazioni sociali in denaro, tra cui le pensioni, in rialzo del 2,3%. Quindi il rapporto deficit/Pil è diminuito in misura significativa e, di nuovo, ha assunto un valore inferiore rispetto ai valori assunti dallo stesso indicatore in diversi paesi europei. Sarebbe stato, pertanto, possibile adottare una politica economica espansiva, che favorisse la ripresa, diversamente da quanto avvenuto. E’ vero che in Italia è necessario contenere il più possibile il rapporto tra deficit pubblico e Pil perché il valore che assume il rapporto debito pubblico e Pil è particolarmente elevato. Ma occorre considerate che il rapporto tra debito pubblico e Pil è appunto un rapporto, con un numeratore e un denominatore. E la riduzione del rapporto in questione può ottenersi non solo diminuendo il numeratore ma anche accrescendo il denominatore, cioè il Pil. E una crescita sostenuta del Pil, per verificarsi in tempi brevi, non può prescindere da un aumento significativo dei consumi delle famiglie che poteva essere raggiunto tramite interventi di politica economica espansivi, tendenti ad esempio a ridurre l’imposizione fiscale a carico dei lavoratori dipendenti. Ciò avrebbe determinato un certo aumento del deficit, ma i dati forniti dall’Istat per quanto riguarda la situazione dei conti pubblici nel 2010 dimostrano che tale aumento sarebbe stato possibile e le sue conseguenze positive avrebbero superato quelle negative.

Per conseguire una crescita sostenuta del Pil sarebbe stato possibile realizzare interventi di politica economica volti a favorire altre componenti della domanda, come quella per investimenti, oppure interventi tendenti ad incidere sull’offerta, quindi sulle infrastrutture, sulla formazione, sulla produttività del lavoro, sulla burocrazia a danno delle imprese. Ma sia i primi che i secondi, seppur necessari, non avrebbero determinato una crescita del Pil in tempi brevi, cosa che sarebbe potuta avvenire solo con una politica fiscale volta ad accrescere i consumi delle famiglie.

di Paolo Borrello (sito) mercoledì 6 aprile 2011 - 1 commento oknotizie
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Pil Deficit pubblico Ripresa

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