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Massacro in Colombia. Messico e Bolivia in marcia

In questi ultimi giorni venti di guerra e ribellione soffiano sul continente latinoamericano. Popoli in marcia per la propria dignità e per cancellare una volta per tutte la dominazione e l’umiliazione che da generazioni s’infrange su di loro. Stati oppressori come cani da guardia reagiscono latrando e mordendo per contenere l’onda di rivolta che avanza a testa alta dalle campagne, dalle città, dalle millenarie culture delle popolazioni indigene.

Ieri 15 ottobre in Colombia il governo paramilitare di Alvaro Uribe ha scagliato l’esercito contro gli indigeni che bloccavano la strada Panamericana. Già poche ore dopo gli scontri, i fatti delineavano l’entità dell’accaduto: un massacro. Polizia ed esercito hanno aggredito violentemente le gente in strada lasciando tre morti, tra cui un bambino, e decine di feriti. Dopo, lo stesso Uribe ha fatto ricadere le responsabilità sui manifestanti che si sarebbero “uccisi da soli” per colpa della loro inadeguatezza nel maneggiare gli esplosivi. Dalla loro gli indigeni promettono di mantenere i blocchi stradali fino a che lo stesso presidente non andrà a dialogare direttamente con loro. Per questo traduciamo e diffondiamo il comunicato del Consejo Regional Indígena del Cauca.

Nel frattempo continuano le mobilitazioni nel Morelos, stato messicano che vide la nascita del generale Emiliano Zapata. Dopo i violenti scontri di pochi giorni fa, nonostante la repressione del governo, in 40mila hanno marciato nella città di Cuernavaca in difesa del dirittto all’istruzione.

Come nella nostra piccola e agitata Italia anche là i maestri scendono in strada contro le privatizzazioni delle scuole e la precarizzazione dei posti di lavoro. Si trovano però davanti un forza di repressione spropositata che con elicotteri, autoblindo e soldati cerca di ristabilire la volontà dello Stato messicano, sempre più deligittimato e obbligato a ricorrere alla violenza più brutale. Diffondiamo per questo un video sui tragici giorni del Morelos.

La cittadina di Xoxocotla, comunità nahuatl con cui Yaku sta iniziando a collaborare con progetti di comunicazione e di resistenza, è occupata da lunedi dalle forze dell’esercito. “Hanno utilizzato tutta la forza dello Stato per difendere l’alleanza di Gordillo (governatore del Morelos), adesso abbiamo chiaro che vogliono imporre la ACE (Alleanza per la Qualità dell’Educazione) con la violenza” ha dichiarato Saúl Roque Morales, dirigente di Xoxocotla e dei 13 pueblos che da anni combattono contro le speculazioni edilizie che stanno mettendo a rischio la loro acqua e il loro ecosistema. Intanto anche nello stato di Guerrero i maetri bloccano il Congresso e l’accesso al Palazzo Legislativo.

In Bolivia il vicepresidente Alvaro Gracia Linera ha chiamato per oggi il Congresso con l’obiettivo di definire il prossimo referendum per l’approvazione della Nuova Costituzione dello Stato. Le migliaia di persone che da giorni stavano marciando per chiedere la convocazione del referendum costituzionale sono arrivate ieri nella cittadina di Patacamaya, vicino La Paz. La lunga marcia ha dato una risposta pacifica al difficilissimo periodo che sta vivendo il paese dopo il massacro di El Porvenir e il tentato colpo di stato tentato poche settimane fa dalle oligarchie dell’Oriente.

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