Ci vuole tanta forza per lasciare a mezzanotte e un minuto la propria terra, la propria casa, gli affetti e gli amici di una vita, e sfuggire ad una morte certa.
Giuseppe Masciari, Pino per tutti, ha dimostrato di averli. E di essere davvero un tipo tosto. Nella sua mente fluiscono senza sosta i ricordi delle minacce, dell’isolamento, della paura, accompagnati da sensi di colpa nei confronti della sua famiglia e di sua madre, che non ha mai smesso di dirgli quanto è fiera di lui. Lacrime, tante lacrime. Ma da sempre la convinzione di aver fatto la scelta giusta. Mantenendo intatte la dignità, l’onestà, la trasparenza, “valori che – tiene a sottolineare – mi sono stati trasmessi da mio padre e che non avrei potuto mai sacrificare”.
Masciari, è un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, che è stato sottoposto ad un programma speciale di protezione con sua moglie Marisa (odontoiatra) e i loro due bambini. Era considerato ad “alto rischio di morte”. Perché? Ha avuto il coraggio di rompere il silenzio e denunciare i suoi estorsori.
Dopo tanti sforzi e tentativi di ribellione, nel 1994, Masciari incontra finalmente qualcuno disposto a raccogliere le sue denunce: la ‘ndrangheta lo accerchia, lo vessa, gli impedisce di lavorare. Ma non c’è solo la malavita a creargli problemi. Se la criminalità organizzata pretende il tre per cento sugli appalti, la politica vuole il sei. Masciari, da cittadino e imprenditore, denuncia, fa nomi e cognomi, porta testimonianze precise, arriva al cuore del sistema. Per questo deve andarsene dalla Calabria ed entrare nel Programma di Protezione speciale.
Nella notte del 17 ottobre del ’97 lascia la sua casa e la sua terra, per sempre. Comincia una storia di isolamento ed esilio. Paradossalmente la sua figura di testimone di giustizia dovrebbe prevedere sicurezza, ma le tutele non ci sono. Per questo l’imprenditore, sua moglie, grande alleata e i bambini vivono in una sorta di limbo: non hanno un nome di copertura, non possono rientrare a casa, vengono spostati in località sempre diverse, sono senza scorta. Nonostante questo, Masciari continua ad avere fiducia nello Stato, a testimoniare e a raccontare quello che ha subito. Sarà la società civile ad accorgersi di lui e a salvarlo con una fittissima rete di amicizia. Dopo la sua storia, per le persone che denunciano, le cose in Italia sono cambiate. Masciari con le sue testimonianze ha contribuito a mandare in carcere una cinquantina di esponenti della ‘ndrangheta, di tutti i livelli, appartenenti alle famiglie più pericolose della Calabria, a cominciare dagli Arena di Isola Capo Rizzuto e anche rappresentanti delle istituzioni come magistrati. Se nelle parole di Pino ci fosse stata appena l’ombra di qualche inesattezza, l’avrebbero fatto a pezzi. Non è mai successo. Nessuno ha mai potuto contestare le sue parole, pesanti come pietre, perché erano la verità. Ma come si è detto, il prezzo della verità è stato altissimo. E la memoria di alcuni tristi episodi, raccolti in un libro, scritto con Marisa, “Organizzare il coraggio – la nostra vita contro la ‘ndrangheta”(Add editore), è ancora lucida.


























