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di Annalisa Melandri (sito) venerdì 18 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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Martin Almada: “Il Condor vola ancora, è un Condor globalizzato”

Martin Almada: “Il Condor vola ancora, è un Condor globalizzato”

Jean Ziegler nella prefazione del libro “Paraguay il carcere dimenticato” scritto da Martin Almada, definisce l’avvocato e difensore dei diritti umani paraguaiano come un “profeta e testimone” e parla della sua vita come di “esempio di non assoggettamento alla dittatura”.
 
Martin Almada, quest’uomo piccolo e minuto, stupisce per la grande forza e serenità che riesce ad trasmettere. Difficile capire dove trovi entrambe, conoscendo la sequenza di eventi terribili e dolorosi che ha affrontato nel corso della sua vita proprio per non essersi mai piegato alla dittatura. Quella del generale Alfredo Stroessner, una delle più violente e sanguinarie dell’America latina. Anche una delle più lunghe, durata 35 anni, dal 1954 al 1989, che è costata a Martin Almada tre anni di carcere, dal 1974 al 1977, durante i quali ha subito terribili torture , che lo ha costretto all’esilio e che gli ha portato via sua moglie, Celestina Pérez, morta di infarto dopo aver ricevuto una telefonata in cui i carcerieri di suo marito gli avevano fatto ascoltare le sue grida durante le torture.
 
Almada è stato recentemente in Italia invitato dall’ONG Terre Madri e ha tenuto una conferenza presso l’Università Roma Tre con la partecipazione della Prof.ssa Maria Rosaria Stabili e di María Stella Cáceres, giornalista argentina.
 
Martin Almada è stato lo scopritore, nel 1992, dell’archivio della polizia segreta, meglio conosciuto come “archivio del terrore”, considerato di fondamentale importanza in quanto unica testimonianza delle violazioni dei diritti umani avvenute in Paraguay durante gli anni della dittatura (1954-1989). Questo archivio è la prova “regina” delle relazioni internazionali tra regimi militari che stavano alla base del Plan Condor ma anche e soprattutto è la prova del coinvolgimento diretto della CIA e di Henry Kissinger, ex- segretario di Stato statunitense, la “cabeza (testa) del Condor, anche lui premio Nobel per la Pace, come Obama”, dice Almada.
 
Il Plan Condor fu un patto criminale tra le dittature militari negli anni ’70 in America latina, stipulato proprio in Paraguay tra il novembre e il dicembre del 1975, che fu creato, come disse il dittatore cileno Pinochet “per salvare la civiltà occidentale e cristiana dalle grinfie del comunismo”. Costò all’America latina più di centomila morti tra il 1975 e il 1985 tra dirigenti sindacali, studenti, giornalisti, religiosi, artisti, politici.
 
“La memoria è uno spazio di lotta politica” spiega Martin Almada ai giovani universitari presenti a Roma Tre. Partire dalla conoscenza del passato anche per prevenire orrori futuri perché, come Almada è solito ripetere nel corso delle sue interviste e conferenze, “il Condor vola ancora”. Un Plan Condor 2 “globalizzato” è stato ripristinato infatti già a partire dal 1997. Allora, un colonnello paraguaiano di nome Francisco Ramón Ledesma scrisse a un suo pari ecuadoregno comunicandogli una lista di nomi di “sovversivi” del suo paese, da aggiungere alla lista completa dei sovversivi latinoamericani. Il colonnello Ledesma chiamato a rendere dichiarazioni di fronte a un giudice, ha ammesso che a capo di tali operazioni ci sono ancora una volta gli Stati Uniti e che le operazioni sono dirette dalla Conferenza degli Eserciti Americani (CEA) che si riunisce ogni due anni e che controlla “la sovversione” nella regione.

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di Annalisa Melandri (sito) venerdì 18 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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