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Golpe in Paraguay: aggiornamenti, analisi e comunicati

Già nel 2009 a pochi mesi dal colpo di Stato in Honduras, scrivevo proprio questo articolo, dal titolo inequivocabile: “Paraguay, segnali di golpe?”. Si rumoreggiava allora infatti, che il governo di Lugo non avrebbe concluso l’anno. Già in quell’occasione a dirigere il tentativo di golpe istituzionale c’era Federico Franco, il vicepresidente, che in varie occasioni aveva accusato Lugo di essere un traditore e di “essere pronto ad assumere la presidenza del paese” nel caso il presidente fosse stato sottoposto a impeachment.

Ha dovuto attendere tre anni e alla fine ce l’ha fatta. In soli tre giorni Federico Franco è diventato presidente del paese, un “golpe de estado express”, come lo hanno definito. Lui non se ne cura e sta cercando di convincere il mondo che si è trattato di qualcosa di assolutamente costituzionale, avvenuto nel rispetto della legge. Tecnicamente lo è, infatti lo hanno definito anche “colpo di stato parlamentare”, ma non basta questo a conferirgli legittimità.

Purtroppo, probabilmente, di quanto sta accadendo in queste ore nel piccolo paese latinoamericano, tra alcuni mesi non ne parlerà, più nessuno, almeno nella parte di mondo “che conta”. Nel nord del mondo, poche persone veramente saprebbero localizzare il Paraguay in una cartina geografica. Federico Franco sarà per tutti il nuovo presidente, almeno fino al mese di agosto del 2013 quando forse ci saranno nuove elezioni. Per il momento ha già ricevuto la ‘benedizione” dei vertici ecclesiastici in Paraguay ai quali l’ex vescovo Lugo non era mai piaciuto molto e di paesi come Spagna e Germania.

Tra i primi a fargli visita, oltre al nunzio apostolico Eliseo Ariotti, ovviamente l’ambasciatore statunitense James. H. Tessin e quello tedesco Claude Robert Ellner accompagnato dal ministro della Cooperazione Economica e dello Sviluppo Dirk Niebel che si trovava nel paese nel corso di una vista precedentemente organizzata ma che e’ stato ricevuto da Federico Franco e che ha rilasciato la seguente dichiarazione “io non sono un esperto costituzionalista di questo paese ma come politico so che che il risultato dei voti nella Camera dei Deputati rappresenta un messaggio politico chiaro”. Avrebbe fatto meglio a tacere perché la sua dichiarazione avventata ha scatenato il putiferio nel suo paese. Tuttavia, nella ribelle America latina, in molti ci stanno.

I governi di Argentina, Ecuador, Brasile e Venezuela sono quelli che al momento hanno alzato maggiormente la voce contro il golpe costituzionalista o parlamentare che dir si voglia, in Paraguay.

Cristina Fernández de Kirchner ha confermato che “l’Argentina non accetterà il colpo di Stato in Paraguay” .

Dilma Rousseff presidente del Brasile, ha invece suggerito l’espulsione del Paraguay dal Mercosur e dall’Unasur .

Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, afferma che il suo paese “non riconoscerà altro presidente in Paraguay che non sia Fernando Lugo” indipendentemente dalla decisione che prenda l’Unasur.

Hugo Chavez, presidente del Venezuela, “in nome del popolo e dello Stato venezuelano, non riconosce questo nuovo governo arrogante, illegale e illegittimo che si e’ insediato ad Asunción tramite un processo che non e’ un processo”. Ha affermato inoltre che la sentenza era già scritta e che come e’ avvenuto in Honduras si e’ cercato di colpire l’Alba, così in Paraguay si e’ voluto colpire l’Unasur (il Paraguay aveva la presidenza pro tempore dell’organismo, che gli è stata prontamente ritirata e concessa per il momento al Perù).

Il Governo cubano in un comunicato emesso dal Ministero delle Relazioni con l’Estero ha condannato “energicamente” il golpe contro il presidente costituzionale Lugo, denunciando che si tratta dell’ennesimo attentato “contro l’autodeterminazione dei popoli latinoamericani sempre realizzato dalle oligarchie con la complicità, l’appoggio o la tolleranza del Governo degli Stati Uniti”. Conferma inoltre che non riconoscerà nessuna autorità che non sia emanata da legittime elezioni o dalla volontà del popolo e che manterrà soltanto attive le opere umanitarie nel paese come il Centro Oftalmologico Maria Ausiliatrice che ha aiutato fino ad oggi circa 18 mila paraguaiani a migliorare la vista o a recuperarla.

L’Unasur si riunirà quanto prima, probabilmente mercoledì prossimo per prendere una decisione comune su quanto accaduto in Paraguay. Intanto ad Asunción i suoi ministri degli esteri insieme al segretario generale Alí Rodriguez Araque si sono riuniti con Fernando Lugo ma anche con il vicepresidente ed attuale presidente Franco senza tuttavia ricevere nessuna risposta positiva da quest’ultimo.

Le misure che l’Unasur, ma anche il Mercosur e la Celac (il nuovo organismo regionale sorto in contrapposizione all’Organizzazione degli Stati Americani e quindi senza la presenza di Stati Uniti e Canada) potrebbe prendere in questi casi sono diverse e vanno dalla rottura delle relazioni diplomatiche alla sospensione di servizi e forniture sia di petrolio che di altri beni.

Giunge proprio a chiusura di questa nota, la notizia che oggi, 24 giugno, il Mercosur ha deciso la sospensione immediata del Paraguay dall’organismo e la condanna della rottura dell’ordine democratico nel paese. In una dichiarazione congiunta, sottoscritta da Argentina, Brasile, Uruguay, Bolivia, Cile, Colombia e Perù, il Paraguay non è stato ammesso alla partecipazione della prossima riunione del Consiglio del Mercato Comune e al vertice dei presidenti del Mercosur che si terrà a Mendoza nei prossimi giorni. La dichiarazione mette in rilievo che “la piena vigenza delle istituzioni democratiche è condizione essenziale per lo sviluppo del processo di integrazione” . Ogni altra misura accessoria sarà adottata nei prossimi giorni.

A livello individuale alcuni stati hanno preso già delle decisioni: Brasile, Uruguay e Argentina per esempio hanno già provveduto a richiamare i propri ambasciatori.

Numerose le dichiarazioni in solidarietà a Fernando Lugo, ormai ex presidente, da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani, partiti politici e reti di movimenti sociali di tutta l’America latina, ma anche d’Europa, mentre manifestazioni presso le ambasciate del Paraguay si sono organizzate in varie città, come a Buenos Aires, Caracas ma anche a Bruxelles.

La Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità in un duro comunicato di condanna afferma che “cinicamente e protetti dal controllo totale del potere legislativo, 122 persone hanno deciso a nome di tutto il popolo del Paraguay. Azione che tra l’altro veniva preparandosi fin dal 2009 in perfetto accordo con l’ambasciata degli Stati Uniti in Paraguay, come hanno rivelato a suo tempo i file dati a conoscere da WikiLeaks nei quali era evidente la partecipazione del vicepresidente Federico Franco”.

Tuttavia la storia sembra già essere stata scritta. Al di là delle varie reazioni dei governi progressisti di sinistra o di centro sinistra della regione, non si vede come potrebbe risolversi una situazione del genere se non con un sollevamento popolare che di fatto non c’è stato e non ci sarà. Se e’ vero che Lugo contava durante il suo governo soltanto con l’ appoggio di alcuni settori dei movimenti sociali e popolari, il suo governo non ha brillato certo per progressismo o per riforme strutturali che gli possano aver garantito un sostegno incondizionato e forte della popolazione. Timido è stato il governo nei confronti del potere che alla fine l’ha defenestrato e timida la reazione popolare in sua difesa.

D’altra parte Lugo stesso ha accettato quanto accaduto in un discorso tutto sommato dai toni pacati e sommessi appena poche ore dopo la decisione del Senato: “come sempre ho agito nel rispetto della legge, anche se questa è stata piegata dal vento come un ramo sottile, mi sottopongo alla decisione del Congresso e sono disposto a rispondere sempre delle mie azioni come ex presidente nazionale”.

Questa mattina a sorpresa si è recato nei pressi della TV pubblica dove si era riunita una folla di sostenitori e dove ha rilasciato una breve conferenza stampa dova ha per l’appunto confermato che non vede come “sia possibile che il Congresso ritorni sui suoi passi”. Ha comunque dato la sua disposizione a partecipare a iniziative volte a ristabilire l’ordine istituzionale nel paese, anche se non crede che questo possa avvenire a breve termine.

Insomma, la “ricetta Honduras” sembra funzionare anche in questo caso, un colpo di stato costituzionale con la possibilità per l’ex presidente di riorganizzarsi politicamente a medio e lungo termine. Come avvenne in Honduras con la formazione del Frente Nacional de Resistencia Popular, adesso braccio politico del nuovo Partito Libre, la cui candidata alle prossime elezioni è e proprio Xiomara Castro, moglie di Manuel Zelaya (ricordiamo che Manuel Zelaya fu destituito da un colpo di stato simile a quello avvenuto in Paraguay nel giugno del 2009) adesso in Paraguay si sta annunciando la costituzione del Frente Nacional por la Defensa de la Democracia che non riconosce il nuovo governo e che si configura come nuovo soggetto politico nel quale stanno confluendo varie realtà associative del paese.

Intanto, mentre Lugo si riorganizza e con lui le forze sociali che lo appoggiano, il grande capitale, le agroindustrie, i latifondisti e le multinazionali straniere hanno tutto il tempo per riposizionarsi politicamente, anche a livello internazionale, in una posizione privilegiata.

Nel caso dell’Honduras la condanna da parte degli organismi regionali quali Alba e Unasur fu timida e ininfluente, il golpe allora si “istituzionalizzò” e a Manuel Zelaya e ai suoi sostenitori non resta adesso che ritentare per la via elettorale il prossimo anno. Oggi le posizioni di condanna al golpe in Paraguay sembrano essere più forti e decise grazie anche alla Celac (creata nel 2010) e a un panorama geopolitico leggermente diverso, più integrato e che cammina su posizioni abbastanza convergenti. In tre anni i vari governi dell’America latina e centrale hanno lavorato molto sul tema dell’integrazione. Sembra di essere giunti al banco di prova, ma basterà questa nuova consapevolezza e una condanna decisa a risolvere casi di questo tipo?

Quello che sta pagando Fernando Lugo adesso non e’ forse il prezzo per aver cercato di cambiare la realtà di un paese non avendo la forza politica sufficiente? Quello di Lugo era infatti un potere politico fragile e frammentato, immaturo e con poca forza di coesione sociale. Questo probabilmente è stato il suo errore, quello di non essere stato determinante per un cambiamento radicale. La sua forza, conquistata forse proprio grazie a quanto sta avvenendo in queste ore, poter diventare il motore, speriamo, di una profonda presa di coscienza del popolo paraguaiano e di una rivoluzione culturale prima di tutto, che coinvolga ampi settori della società.

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