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 Home page > Tribuna Libera > Madia: il pancione del Ministro e il bieco maschilista

Madia: il pancione del Ministro e il bieco maschilista

Il nuovo ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha giurato, nelle mani del Presidente della Repubblica, mostrando un bel pancione di signora arrivata all’ottavo mese di gravidanza.

Immediato, in chi abbia visto le sue foto e segua le cose spagnole, è stato il ricordo di Carme Chacòn, scelta, quando era nelle stesse identiche condizioni, per fare il ministro delle Difesa nel governo dell’appena rieletto Zapatero. Pensai allora che il buon Zapatero, così attento alla propria immagine (e a pochissimo altro) avesse puntato al colpo ad effetto, per conquistare qualche facile consenso in più. Penso esattamente la stessa cosa di Matteo Renzi.

Trovo inoltre che la sua decisione sia addirittura insultante per le altre italiane; tutte quelle per cui sono troppo pochi (e lo sono davvero, specie in assenza di una rete familiare di supporto) i soli cinque mesi di congedo di maternità pagato previsto dalle nostre leggi. Non solo; penso che si così si leda il diritto di quel bimbo che ancora deve nascere d’avere accanto la propria mamma, e proprio nei primi mesi quando lei è, o dovrebbe essere, tutto il suo mondo. Inoltre, credo che ad essere presi in giro siano tutti i cittadini della Repubblica; si nomina un ministro sapendo già che, nonostante tutti gli aiuti che potrà avere, e che la maggioranza delle altre italiane potrà solo sognare, per qualche settimana non sarà oggettivamente in condizioni di svolgere al meglio i propri compiti. Qualcosa che considerando come l’Onorevole Madia abbia, al più, delle competenze generiche (no, nessuna intenzione di entrare nella polemica sulle sue capacità; semplicemente non è un’insostituibile super-specialista), non capisco come sia giustificabile.

Leggere le ragioni di chi applaude alla decisione di Renzi, mi conferma solo in queste opinioni. “È ora si smettere di considerare la maternità come una peste”, scrivono. Io, da povero maschio, penso invece sia addirittura un miracolo; qualcosa che invidio alle donne (forse scolpisco proprio per quello; ma le mie creature restano di legno ...) e certo la cosa più importante che possa fare un individuo della nostra specie; sicuramente più importante che prendere il posto di Calderoli. “Sarebbe ora che i luoghi della politica, gli uomini della politica finalmente si organizzassero per far posto anche ai ritmi, tempi, modi di una donna in gravidanza o con un neonato al seguito”, ho letto ancora. Bellissimo ragionamento.

Immagino che le grandi aziende, una volta organizzati degli efficienti asili nido, dovrebbero poter smettere di pagare i congedi di maternità; l’operaia scodella il figlio, si ferma un paio di giorni per riprendere le forze e poi… via di nuovo alla catena di montaggio. Meraviglioso. E dei diritti del neonato, volgiamo parlarne? No. Giusto; non scherziamo. I poppanti non votano e, perlomeno direttamente, non comprano. Buoni per la pubblicità, quello sì, magari a partire da quando sono nel pancione di mamma, ma non sono elettori e neppure target; gli riconosciamo il diritto biologico alla vita, e assolutamente nient’altro. Sono dei quasi perfetti “Homo sacer”.

Dopo aver risposto alle accuse di mancato femminismo, che inevitabilmente mi saranno piovute addosso, ribadendo che in una democrazia basterebbe d’avanzo che ad essere femministe fossero le donne (e se lo ricordassero quando votano) , mentre continuo a ritenere che pochi atteggiamenti siano più buonisti e paternalisti di quello dei maschi che si proclamano femministi, lasciatemi sognare.

Sognare che i paesi di cui sono cittadino e in cui vivo, Italia e Spagna, anziché continuare sulla strada dell’emancipazione femminile segnata dalle ministre col pancione, seguissero quella tracciata da società arretrate e maschiliste come quelle scandinave. Paesi ove regnano le tenebre e si ritiene che i mesi di congedo di maternità-paternità debbano essere addirittura 18, usufruibili da entrambi i genitori. Paesi arcaici, in cui anche il neo-padre, ben difficilmente potrebbe fare il ministro, dovendo per legge restarsene a casa propria almeno quattro settimane, oddio oddio, a fare il papà.

Che orrore. Che barbarie.

Foto: Frank de Kleine/Flick

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