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Ma cos’è questa crisi?

Premesso che la chiamata al governo del prof. Mario Monti è stata la mossa giusta per porre fine al feroce scontro tra l‘opposizione e l’esecutivo, e che tutto sommato, la sua compagine, perlomeno all’inizio, ha riscosso il favore di quasi tutti gli schieramenti con l’eccezione della Lega, sinora i provvedimenti si sono limitati ad un inasprimento delle imposte e ad una serie di tagli ai servizi sociali.

A questo punto verrebbe spontaneo osservare che per fare tagli, anziché fare ricorso ad un insieme di illustri esperti in economia, sarebbe stato più semplice ed economico, avvalersi di una serie di barbieri.

L’accostamento non vuole essere irriverente né per i professori, né per i barbieri. Siamo diventati un paese di consumatori, non più di produttori. Così non va bene, perché per consumare bisogna pagare e per pagare occorrono denari e i denari bisogna guadagnarli e per guadagnarli bisogna lavorare, quindi produrre.

Per produrre qualsiasi bene è indispensabile la disponibilità di una serie di situazioni infrastrutturali e istituzionali: in primis un apparato giudiziario che vigili sull’osservanza delle leggi. Questa istituzione è fondamentale e quando non funziona a dovere il paese non attrae investimenti, ma anzi induce gli imprenditori nazionali ad investire all’estero.

La sua inefficienza è causa di una lunga serie di problematiche che sono il più serio ostacolo per il funzionamento di ogni attività economica. Altri requisiti necessari sono le infrastrutture: stradali, informatiche, porti, aeroporti, ferrovie e infine la scuola.

La scuola, è l’istituzione che forma i cittadini, e conferisce loro le capacità professionali che sono il motore dell’economia. Purtroppo l’Italia è carente su tutti questi requisiti a causa di uno scontro politico le cui origini risalgono al dopo guerra, scontro che a partire dal fatidico ’68 con il corollario del terrorismo, del fenomeno delle Brigate Rosse, ha avuto il culmine negli “anni di piombo” per poi giungere fino ai giorni nostri in una sorta di guerra civile ancora non completamente sopita.

Faccio osservare che il giuslavorista Pietro Ichino è attualmente costretto a vivere in regime di protezione perché seriamente minacciato di morte. Coloro che ora minacciano il professore Ichino, in passato, hanno assassinato D’Antona e Marco Biagi entrambi giuslavoristi come Ichino, a dimostrazione che il fenomeno non si può certo sottovalutare come alcuni pretendono.

Come si esce da questa situazione che ha condotto il Paese all’attuale declino, che prescinde ma si somma ad una crisi finanziaria di portata europea e mondiale? Apportando con urgenza le riforme indispensabili per dare efficienza alle istituzioni, e ponendo mano all’adeguamento delle infrastrutture.

E’ indispensabile promuovere sviluppo, crescita, mettere in moto un apparato produttivo al limite della catalessi, creare posti di lavoro, lavoro per tutti, giovani, adulti, anziani, uomini, donne. Per ottenere tutto ciò, è indispensabile impedire il sabotaggio sistematico e ideologico da parte dei signori del ”no”: no al nucleare, no alla TAV, no ai termovalorizzatori, no alle strade, no ai porti e via discorrendo.

In prima linea tra i signori del “no” troviamo gli integralisti dell’ambiente, sobillati da istituzioni sedicenti ambientaliste, che in realtà non difendono l’ambiente, ma lo strumentalizzano per costruirsi ambite carriere politiche.

(Cesare Zaccaria)

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